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Elezioni provinciali, i mancati
voti aprono le ferite nel Pd

Se il Pd paga il prezzo dall’alleanza “anomala” con elementi di destra che non si riconoscono nei partiti, a cantare vittoria è l’Udc.

Il voto in Consiglio provinciale apre le ferite in casa Pd. L’esternazione su facebook di Michel Marchi, sindaco di Gerre e rappresentante dei piccoli Comuni in Anci, evidenzia la delusione di tanti amministratori del centrosinistra: “Quando si governa ai vari livelli con la destra il rischio è che, prima o poi, le persone non trovino più differenze tra i gruppi politici… e per la sua natura conservatrice la destra tende a prevalere trasferendo voti o facendo aumentare l’astensione della sinistra”, ha commentato ieri il primo cittadino, spesso disallineato alle scelte provinciali del partito. Il riferimento è all’accordo di due anni fa tra Pd ed elementi di centrodestra in disaccordo con Forza Italia per il sostegno al presidente Signoroni.

E’ vero che c’è stata la riconferma di Giovanni Gagliardi, ma all’interno del partito è forte la delusione per la mancata elezione di Diego Vairani, consigliere uscente e sindaco di Soresina, su cui era stata data l’indicazione di far convergere i voti, come pure per l’uscita di scena di Ernesto Barbaglio, sindaco di Pianengo. Entrano invece Silvia Genzini, già sindaco di Pieve San Giacomo, scalzata alle amministrative della scorsa primavera dal centrodestra; Jacopo Bassi, capogruppo a Crema; Fabrizio Vappina, consigliere comunale a Casalmaggiore e già candidato sindaco; e, a sorpresa, Ilaria Dioli, sindaco di Casaletto Vaprio.

Non solo sono mancati i voti dei piccoli comuni, di per sé poco influenti, ma è evidente che hanno pesato le assenze di quelli maggiori, Cremona in particolare, visto che il cremasco è rappresentato da due consiglieri su 5 del centrosinistra. Assenze che sono forse lo specchio di uno scollamento tra ente Provincia e amministrazioni comunali. Un solo esempio: in molti citano il ritardo con cui l’ente è arrivato alla stesura del Masterplan 3C, progetto che avrebbe dovuto partire nell’autunno del 2020 con la costituzione di un’associazione temporanea di scopo, ma che invece con estremo ritardo ha ricevuto il beneplacito dei partiti solo alla vigilia di queste elezioni. Oltre 20 sindaci la scorsa estate avevano lamentato l’assenza di condivisione sui contenuti del documento che dovrebbe rilanciare il territorio, sollecitato con forza dalle associazioni imprenditoriali.

Se il Pd paga il prezzo dall’alleanza “anomala” con elementi di destra che non si riconoscono nei partiti, a cantare vittoria è l’Udc. C’è soddisfazione da parte di Giuseppe Trespidi, segretario provinciale, che può vantare la conferma di Gianni Rossoni, il politico di più lungo corso tra quelli eletti.  “Tutti i partiti – afferma –  che culturalmente e valorialmente fanno riferimento al Centrodestra (UDC, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) volendo guardare alla luna e non al dito hanno finalmente deciso di fare una lista unica anche in previsione di appuntamenti ed obiettivi importanti sia di breve e sia di medio periodo con primo appuntamento, dopo le elezioni provinciali, quelle del Comune di Crema. Il Centro destra in Provincia ha eletto 6 consiglieri che rappresentano tutte le forze politiche. L’Udc ritiene che si debbano mettere in campo azioni atte a realizzare un cambio significativo di passo per far uscire il nostro territorio dall’isolamento in cui permane da troppo tempo. Ritengo che su alcune scelte strategiche tutti i Consiglieri eletti non debbano dividersi ma che le si condivida anche se qualcosa non va come vorremmo oppure non ci soddisfano completamente”.

Trespidi cita alcuni esempi concreti, quali la fattibilità del raddoppio della linea ferroviaria Mantova – Cremona – Codogno; il ripristino del servizio sulla linea ferroviaria Cremona Piacenza; la realizzazione dell’autostrada Cremona Mantova, il completamento della Paullese da Cremona a Milano e la realizzazione del Terzo Ponte sul Po.

Tra i due schieramenti, ago della bilancia, sta l’unico eletto della lista “Amministratori”, Matteo Gorlani, consigliere comunale di Ticengo: dovrà decidere di volta in volta se condividere gli assunti dell’area culturale di appartenenza, il centro destra, oppure aderire incondizionatamente alla linea presidenziale, espressione di quell’alleanza anomala Pd-ex FI  che nel 2019 ha candidato  Signoroni.

gb

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