Economia
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Latte, produzione italiana
in crescita fino al 2030

Un'indagine condotta da Ismea in collaborazione con l'Alleanza delle cooperative dedicata all'evoluzione del settore lattiero-caseario nei prossimi anni

La produzione italiana di latte continuerà a crescere fino al 2030. E’ il dato sintetico che emerge da una indagine condotta da Ismea in collaborazione con l’Alleanza delle cooperative relativamente all’evoluzione del comparto lattiero caseario nei prossimi anni nel nostro paese. L’indagine ha preso in esame l’evoluzione della produzione di latte a partire dall’annata lattiero casearia 2015-16 in cui è terminato il regime delle quote latte, con una proiezione fino al 2030, con lo scopo di fornire ad allevatori ed operatori del mercato una prospettiva economica entro la quale muoversi. Ad un’analisi più accurata e spacchettando il periodo considerato in tre segmenti (2015-2020; 2021 – 2025; e 2026-2030) intanto si nota che nel primo periodo quinquennale post quote latte la produzione è passata da 11,2 a 12,6 milioni di tonnellate, con un incremento del 13,4%, pari al + 2,3% annuo.

Su questa base consolidata, il secondo periodo preso in esame, fino al 2025, vede una produzione di latte dovrebbe ancora aumentare ad un tasso piuttosto elevato portandoci a raggiungere quasi l’autosufficienza: la stima arriva a coprire il 98% del fabbisogno interno. Infine, il terzo periodo quinquennale vedrebbe consolidarsi l’incremento produttivo, anche se in misura minore rispetto alla crescita dei volumi del periodo precedente.

Ora se queste sono le previsioni, deve essere fatta qualche considerazione a latere. La prima è che una variabile indipendente è costituita dall’andamento dei mercati internazionali, la cui volatilità si è di molto acuita negli ultimi anni. Quindi con la loro incidenza sulle quotazioni del prezzo del latte alla stalla. Tema particolarmente sentito in questo periodo di fine 2021 e inizio 2022; ad esempio se questa fase di alti costi alimentari ed energetici dovesse protrarsi a lungo e con la permanenza di un prezzo alla stalla sotto i 39-40 centesimi, le previsioni potrebbero essere smentite. Altra considerazione è la maggiore incertezza delle previsioni nel lungo periodo: ne consegue che per dare una maggiore credibilità al lavoro previsionale proposto sarebbe opportuno un suo aggiornamento continuo.

L’indagine Ismea ha anche indagato su come andrebbe a modificarsi il tessuto produttivo in base alle previsioni: la risposta, quasi ovvia, e che si continuerà ad assistere ad una concentrazione produttiva; sia per aree geografiche che per dimensioni aziendali.

La Pianura padana continuerà nel suo ruolo di territorio trainante mantenendo il suo livello produttivo anche oltre l’80% della produzione nazionale, con la Lombardia in testa con circa 5,6 milioni di quintali di latte prodotti annualmente, seguita da Emilia- Romagna, Veneto e Piemonte.

Per quanto riguarda l’impatto sulle strutture aziendali e la loro consistenza, Ismea rileva che gli allevamenti con oltre cento vacche, che nel 2015 rappresentavano il 26% del totale, nel 2020 sono arrivati al 30% con ben il 79% del totale delle vacche allevate nell’intero paese.

Ancora un paio di fenomeni emersi dall’indagine Ismea svolta su di un campione di allevamenti con almeno 50 capi allevati: la destinazione prevalente del latte è verso la trasformazione in prodotti tipici e di qualità a cui viene destinato il 74% della produzione, il 14% va a formaggi generici e solo il 10% ad uso alimentare. E per quanto riguarda le forme di conduzione degli allevamenti, solo il 2% è espletata solo con salariati, il 60% è a conduzione mista, diretta con salariati ed il resto a conduzione diretta.

Da questo quadro emerge come il comparto lattiero caseario non abbia ancora terminato un processo di grande trasformazione produttiva nelle aree più vocate del paese e con le conseguenze dirette ed indirette sugli aspetti economici ma anche sociali.

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