Cronaca
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Paolo Panni, eremita del Po
e le Atlantidi sepolte al TG3

... ci siamo sentiti orgogliosi. Orgogliosi di conoscerlo, orgogliosi della fiducia che ci dà (non la dà a molti, soprattutto per quel che riguarda i suoi pensieri), orgogliosi di quel cacciatore di conchiglie e di istanti di fiume che poi porta nel cuore e lo si comprende da come ne parla, da quanta passione ci mette dentro... GUARDA IL SERVIZIO DEL TG3 REGIONALE

An dem Meere ging ich und suchte mir Muscheln. In einer Fand ich ein Perlchen; es bleibt nun mir am Herzen verwahrt (J.W. Goethe)
(Andavo in riva al mare, a caccia di conchiglie, e in una trovai  una piccola perla: da allora è custodita qui, sul mio cuore)

… il nostro Paolo Panni, eremita, non cammina in riva al mare, ma sovente in riva a un fiume, il Po, che tanto cela, tanto svela e tanto ha ancora da insegnare. Cammina, osservando in silenzio, con estrema leggerezza, tutto quello che gli si muove intorno, o tutto quello che intorno gli è sepolto, a volte per sempre. Ama alla follia la sua terra emersa e instabile, tanto da farne spesso dimora dei suoi passi, tanto da rifugiarsi ogni qual volta la vita supera i decibel che lui sopporta. O solo a volte per amore della natura e della poesia dei luoghi. E’ un cacciatore di conchiglie, come l’innamorato della poesia di Goethe. E le sue conchiglie sono spesso uccelli, tramonti di fuoco, vecchie dimore abbandonate ed adagiate nelle nebbie. Sono storie e memorie, tradizioni ed edicole votive, sono gente di fiume e di nebbie. Sono il fumo ed i tizzoni dei vecchi focolari, i sorrisi di bottega, i segni del tempo. Sono la sabbia, gli orizzonti, le chiese di campagna e i sassi. Quei sassi che spesso hanno qualcosa da raccontare a chi li sa leggere, come lui…

… nei giorni scorsi il nostro caro amico Paolo è stato il protagonista di un servizio di Rai 3, del TG Regionale. Ha raccontato di paesi sepolti dal moto del fiume, di mattoni emersi nelle spiagge, di resti di civiltà (sì, civiltà, non avete letto male) contadine sconosciute ai più. Antichi borghi che la furia dell’acqua quando cresce e si fa energia dirompente ha cancellato. Nomi che lui sa e ricorda. Pietre che lui sente e con le quali parla. Ha raccontato, nel breve spazio di un servizio, quello che a noi aveva raccontato il 28 dicembre scorso: le atlantidi del Po…

… ci siamo sentiti orgogliosi. Orgogliosi di conoscerlo, orgogliosi della fiducia che ci dà (non la dà a molti, soprattutto per quel che riguarda i suoi pensieri), orgogliosi di quel cacciatore di conchiglie e di istanti di fiume che poi porta nel cuore e lo si comprende da come ne parla, da quanta passione ci mette dentro. Orgogliosi del fatto che poi, spesso, quelle perle le mostra a noi scrivani e a voi lettori colpiti da altrettanta meraviglia. Solo da chi ama in maniera viscerale il fiume e le sue terre può nascere qualcosa di buono, di utile, di necessario e di comunicabile. Per quel che riguarda il fiume – lo ammettiamo – non ci fidiamo quasi più di nessuno. Tra chi desidera pannellizzare le cave di golena, agli ittocultori, i transitori ecologici, tra chi vede l’ambiente solo per la sua valenza economica, a chi seppellisce ogni cosa, a chi cava le poche sentinelle autoctone rimaste, ai millemila parolai che ci inondano di progetti, di convegni e incontri, di celebrazioni e a tutto il resto che sa di fuffa è difficile scegliere chi guardare negli occhi, a chi dar credito. A noi piace dar credito ad un piccolo eremita del fiume, che parla con gli uccelli e con le pietre, che va alla ricerca di sassi sepolti, che guarda ai tramonti, alle albe, alle nebbie, alla calura estiva e al gelido inverno con lo stesso infinito stupore. A chi, come Paolo Panni, poi porta ogni cosa nel cuore e a volte ce ne fa dono…

N.C.

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