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Unioni e separazioni di paesi:
Palvareto, comune meteora

La creazione, e successiva soppressione, del Comune casalasco fa inoltre tornare alla memoria le tante modifiche politico-amministrative che, negli ultimi due secoli, hanno interessato il territorio che si estende tra l’Oglio e il Po. Anno di grandi cambiamenti fu il 1867, cinque anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia

Una piccola “pillola” di storia, ma pur sempre interessante e da inserire in quel vasto “archivio di memorie” che devono essere tenute vive per continuare a scrivere quel grande ed infinito libro che è dato dal passato e dal presente delle nostre terre. Tra i tanti anniversari che ricorrono in questo 2022 iniziato da poche settimane, c’è anche quello riguardante uno dei comuni con la storia forse più breve di tutti i tempi, o quasi. Settantacinque anni fa, nel 1947, veniva sciolto il Comune di Palvareto, durato nemmeno vent’anni, dal 1928 al 1947. Fu creato, in pieno Ventennio, con Regio Decreto del 22 marzo 1928, al tempo del Re Vittorio Emanuele III, unendo i Comuni di San Giovanni in Croce e Solarolo Rainerio. Il 20 agosto 1947, con decreto del Capo provvisorio dello Stato, fu quindi sciolto e furono ricostituiti i due Comuni precedenti. Palvareto, come tutti sanno, era il nome del centro abitato più antico del territorio (già documentato nell’XI secolo) e sorgeva nell’area in cui oggi si trova la bellissima chiesa di San Zavedro. Nonostante la breve durata, al Comune di Palvareto sono comunque legati diversi episodi storici. Faceva parte, ad esempio, dei 32 Comuni cremonesi che, nel marzo del 1941, in pieno conflitto bellico, inviarono alla Soprintendenza ai Monumenti di Verona, l’elenco dei monumenti in bronzo del loro territorio. Nativo di Palvareto (classe 1928) era inoltre Renzo Alberici, partigiano col nome di battaglia Gian, come riporta il Ruolino della 3° Brigata Julia “Artoni”, ricordato tra i documenti dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma. Il Comune di Palvareto esisteva infine quando Villa Medici del Vascello fu lasciata dalla sua ultima proprietaria, la Marchesa Maria Carolina Soranzo Medici Del Vascello, morta poi all’ospedale di Merate l11 maggio 1945 per le conseguenze di uno scontro a fuoco durante la fuga di Roberto Farinacci da Cremona.

La creazione, e successiva soppressione, del Comune casalasco fa inoltre tornare alla memoria le tante modifiche politico-amministrative che, negli ultimi due secoli, hanno interessato il territorio che si estende tra l’Oglio e il Po. Anno di grandi cambiamenti fu il 1867, cinque anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia. A subire le maggiori modifiche, quell’anno, fu il Comune di Cà d’Andrea che, come tutti sappiamo, nel 2018, è stato incorporato nel Comune di Torre dè Picenardi. Ebbene, nel 1867, a Cà d’Andrea furono aggregati i Comuni di Breda Guazzona, Brolpasino, Casanova d’Offredi, Fossa Guazzona, Pieve San Maurizio, Ronca dè Golferami. Dello stesso anno sono le aggregazioni di Brancere e Forcello con Stagno Pagliaro (l’anno successivo divenuto Stagno Lombardo); Cà dè Gaggi, Pozzo Baronzio e San Lorenzo Picenardi con Torre dè Picenardi; Cà dè Soresini e Caruberto con San Martino del Lago; Cà dè Staoli con Pieve d’Olmi; Cansero, Isolello e Vighizzolo con Cappella dè Picenardi; Castelfranco d’Oglio e Pontirolo Capredoni con Drizzona; Colombarolo e Recorfano con Voltido; Isola Pescaroli con San Daniele Ripa Po (poi divenuto San Daniele Po); Pieve Terzagni con Pescarolo; Romprezzagno con Tornata; San Lorenzo Aroldo con Solarolo Rainerio; San Lorenzo Guazzone e San Paolo Ripa d’Oglio con Vho. L’anno successivo (1868) ulteriori modifiche hanno riguardato le aggregazioni dei Comuni di Cà dè Bonavogli e Casalorzo Geroldo con Derovere; Cà dè Corti e Vidiceto con Cingia dè Botti; Cella, Dosso dè Frati e San Lorenzo Mondinari con Pugnolo poi divenuto Cella Dati; Monticelli Ripa d’Oglio, Stilo dè Mariani e Villarocca con Pessina Cremonese; San Salvatore con Sospiro; Silvella con Pieve San Giacomo e Solarolo Monasterolo con Motta Baluffi. Venendo a tempi più recenti, nel 1928 l’aggregazione del Comune di Vho a quello di Piadena e la nascita, solo tre anni fa, del nuovo Comune di Piadena Drizzona e nel 1934 l’aggregazione del Comune di Castelponzone a quello di Scandolara Ravara. Negli ultimi anni, nuove ed epocali modifiche amministrative hanno interessato la sponda opposta del fiume con la nascita, in provincia di Parma, dopo processi di fusione, dei Comuni, tutti rivieraschi del Po, di Sissa Trecasali, Sorbolo Mezzani e Polesine Zibello. Quest’ultimo nato da una fusione, decisamente discutibile, passata sul filo del rasoio (con una maggioranza risicatissima) per far nascere un comunello con poco più di tremila abitanti e benefici che sono tuttora da vedere e, ad oggi, il nuovo Ente è ancora, addirittura, senza stemma. Se è vero, come recita un vecchio detto, che l’unione fa la forza, è altrettanto vero che da due piccole entità non può nascerne una forte e che, a volte, il dilettantismo amministrativo, non porta a nulla di buono.

Paolo Panni, Eremita del Po

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