Cronaca
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Fondazione Busi non più Covid
Free, ma omicron non spaventa

Il Covid c'è, fuori e in minima parte pure dentro, ma ora si sa come farvi fronte ed il personale è preparato ad affrontarlo. Si attende con ansia che i tempi migliorino e si possa tornare alla vita di sempre, quella pre-pandemia per intenderci. Un obiettivo che - dentro e fuori - tutti sperano di poter perseguire prestissimo. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

In attesa di tornare presto Covid free, la Fondazione Busi sospende temporaneamente gli incontri. Purtroppo era fisiologico attendersi che, in considerazione dell’elevatissima contagiosità di Omicron, anche la struttura di Via Formis non ne rimanesse immune, anche laddove, dal 2 giugno 2020 al 27 dicembre 2021 non si era più registrato neppure un caso di positività.

Ma dai tempi della prima ondata, quando si aveva a che fare con un virus pressoché sconosciuto, tante cose sono cambiate: anzitutto tutti i residenti hanno completato il ciclo vaccinale, inclusa la terza dose, condizione che non protegge integralmente dal contagio e naturalmente non crea una corazza invulnerabile, ma quasi sempre protegge dagli effetti più severi del virus.

Tutti gli operatori in servizio sono vaccinati. Certo, la soglia di attenzione è massima, ma nella consapevolezza di poter gestire la situazione con cauta tranquillità. Nella RSA, ci conferma la direzione, i casi di positività, parte dei quali già negativizzatisi, sono davvero esigui. Tutti asintomatici o pauci sintomatici.

A tutela degli ospiti e del personale, peraltro, il protocollo adottato dalla direzione sanitaria della Fondazione prevede tamponi a rotazione in modo sistematico. Questo ha certamente permesso di trovare e isolare positivi, che non presentavano alcun tipo di sintomo e mettere in atto celermente tutte le procedure necessarie a maggior tutela di chi abita la fondazione. Dal 28 dicembre scorso i colloqui con i familiari sono stati sospesi: una strada che quasi tutte le RSA hanno dovuto intraprendere.

Questo ha suscitato indubbiamente qualche malumore da parte dei familiari, ma quella del temporaneo isolamento era senza dubbio la soluzione più razionale: minori sono gli ingressi nella struttura, minori le possibilità che qualche positivo – a propria insaputa – entri a contatto con gli anziani.

Il Covid c’è, fuori e in minima parte pure dentro, ma ora si sa come farvi fronte ed il personale è preparato ad affrontarlo. Si attende con ansia che i tempi migliorino e si possa tornare alla vita di sempre, quella pre-pandemia per intenderci. Un obiettivo che – dentro e fuori – tutti sperano di poter perseguire prestissimo.

Nazzareno Condina

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