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Torre, Obiettivo futuro: "Fusioni senza
prospettive? Noi guardiamo avanti"

Lo sguardo deve essere gettato più in là del mero quotidiano, o della singola tornata amministrativa perché il futuro dei nostri piccoli borghi, per esser garantito, deve essere costruito per vivere in maniera autosufficiente, senza aspettare fondi o sussidi: per fare ciò però bisogna gettare le basi, ed in fretta, perché rischiamo altrimenti che, tra qualche anno, continueremo a trovarci a discutere se sia stato o meno giusta la fusione".

Obiettivo futuro, opposizione del comune di Torre de Picenardi, risponde al sindaco Bazzani sulla questione fusioni. “Capiamo il pessimismo del Sindaco Bazzani sul futuro ed il dispiacere per le mancanze di introiti dovuti ad una fusione (quella con Ca d’Andrea del 2018) che appariva come la panacea di ogni problema finanziario. Capiamo ma non condividiamo! In primis le fusioni hanno senso solo se funzionali ai cittadini. Proporre fusioni fra paesi che nulla hanno in comune sia a livello storico/tradizionale sia a livello di servizi è una forzatura a cui spesso gli elettori dicono No. Ma lungi da noi essere contrari alle fusioni, in particolare quella fra Torre e Ca d’Andrea: era fisiologica, il naturale sbocco per garantire la sopravvivenza ad un paese (Ca d’Andrea per l’appunto) portato, negli anni, ad una fine lenta e ingloriosa sia per il fisiologico spopolamento sia per scelte politiche ed amministrative discutibili. Veniamo all’aspetto politico. Il Sindaco attacca la Lega: precisiamo che nessuno di noi consiglieri di minoranza appartiene al partito di Salvini, e, tanto meno, ne condivide le scelte. Incolpare il Carroccio però per scelte politiche quando, è sotto gli occhi di tutti, chi realmente tira le fila all’interno del Governo sembra, quanto meno, azzardato. Inoltre concordiamo che ci possa essere una migliore redistribuzione dei fondi. Ricordiamo comunque che il nostro Comune percepisce un contributo fusione di poco meno di 400.000 € all’anno per 10 annie, se non ci fosse stata la fusione, avremmopreso dei contributi inferiori per ogni singolo comune. Una cifra del genere garantisce una buona base per sviluppare idee e azzardare scelte che possano fare un salto di qualità al Paese; ma queste idee prima di tutto devono esserci, e poi serve la forza per portarle avanti. Noi come minoranza siamo inoltre i primi che hanno cercato di coltivare sempre di più i legami con i paesi vicini, in particolare quelli dell’Unione Pieve e Castelli di cui facciamo parte. Questa unione a nostro avviso può rappresentare il futuro in termini di visibilità, di numeri e di risorse e noi, fin dal principio, cerchiamo di lavorare in questo senso, scontrandoci però talvolta con buoni propositi di facciata che si trasformano in sterili campanilismi appena si chiudono gli uffici dei rispettivi comuni. Lo sguardo deve essere gettato più in là del mero quotidiano, o della singola tornata amministrativa perché il futuro dei nostri piccoli borghi, per esser garantito, deve essere costruito per vivere in maniera autosufficiente, senza aspettare fondi o sussidi: per fare ciò però bisogna gettare le basi, ed in fretta, perché rischiamo altrimenti che, tra qualche anno, continueremo a trovarci a discutere se sia stato o meno giusta la fusione“.

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