Agricoltura
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Attacco di Zolezzi alla zootecnia,
Cortesi: "Dimezzare? Proposta folle!"

"Abbiamo apprezzato le loro parole, espresse in una lettera alla Gazzetta di Mantova. Se la proposta di Zolezzi andasse in porto, saremmo costretti a importare in mole massiccia dall’estero prodotti che non hanno neanche lontanamente gli standard di sicurezza del nostro Made in Italy"

Dimezzare il numero dei capi avicoli allevati da qui al 2030 è una proposta folle, avanzata da chi non ha alcuna competenza circa il settore e si dimostra una volta di più del tutto anti-impresa”. Questo il commento del presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi, all’articolo dello scorso 11 febbraio nel quale il deputato pentastellato Alberto Zolezzi si è fatto portavoce delle convinzioni espresse da Greenpeace, nel corso delle audizioni alla Camera sul Pnrr. Zolezzi infatti, tornando a parlare dell’influenza aviaria, aveva dichiarato che “un piano di dimezzamento graduale dei capi allevati non farebbe fallire nessuno, ma garantirebbe verosimilmente di proseguire l’allevamento in condizioni di maggiore benessere animale, qualità e biosicurezza”.

“Ancora una volta – prosegue Cortesi – l’On. Zolezzi si dimostra lontano dalla realtà, e ciononostante continua ad amplificare messaggi del tutto dannosi per la nostra zootecnia. Le nostre aziende avicole sono al top per qualità e biosicurezza, e necessitano di investimenti per migliorare ancora sotto questi punti di vista, non di scellerati piani di riduzione capi che altro non farebbero che andare ad intaccare i redditi aziendali. Certe frasi hanno un peso specifico importante, e invito Zolezzi a riflettere maggiormente prima di pronunciarle”.

In linea con quanto espresso da Confagricoltura Mantova già più volte si è dimostrato anche il gruppo Mantova InAzione, branca provinciale del partito fondato da Carlo Calenda: “Abbiamo apprezzato le loro parole, espresse in una lettera alla Gazzetta di Mantova. Se la proposta di Zolezzi andasse in porto, saremmo costretti a importare in mole massiccia dall’estero prodotti che non hanno neanche lontanamente gli standard di sicurezza del nostro Made in Italy. Senza contare che moltissime aziende sarebbero costrette a chiudere, dal momento che il loro reddito non coprirebbe più i costi di allevamento”.

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