Cronaca
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Casalasco, lettera a Letizia Moratti
"Oglio Po, non bastano le promesse"

"Siete eterei, lontani, irraggiungibili. La Medicina territoriale? Il Modello Lombardo? Noi abbiamo visto solo tagli, ridimensionamenti e mancate promesse. Con la pandemia, abbiamo pagato carissime queste vostre decisioni e dobbiamo solo ringraziare operatori e operatrici sanitari/e per l'enorme impegno". GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

Hanno deciso di scrivere all’Assessora Letizia Moratti, nella speranza di essere ascoltati. Perché al di là dei lustrini, la situazione del nosocomio casalasco resta seria. Liste d’attesa lunghissime, servizi ridotti, chiusura del Punto Nascite. L’Oglio Po, come territorio e come ospedale non è al centro degli interessi della sanità lombarda e deve essere preso maggiormente in considerazione. A firmare la missiva, oltre a volti noti della politica locale, anche semplici cittadini: maestri, professori, operatori sanitari, dirigenti, pensionati.

Siamo cittadini e contribuenti lombardi, più precisamente di Casalmaggiore, dove pochi giorni fa lei è stata per far visita al nostro Ospedale Oglio Po e tenere una conferenza, durante la quale ha annunciato investimenti strategici (distretto a scavalco), strutturali (all’edificio) e tecnici (diagnostici) per milioni di euro.

Le confessiamo una cosa: noi da anni viviamo una realtà completamente diversa, ovvero un progressivo, pesantissimo smantellamento dell’offerta sanitaria pubblica sul territorio Oglio Po; avete chiuso il punto nascite da oltre tre anni, i servizi di Ginecologia sono ridotti ai minimi termini (due concittadine in pochi mesi hanno partorito in macchina, per strada, nel tentativo di raggiungere l’ospedale di Cremona); i reparti di Pediatria, Psichiatria e Cardiologia sono appesi ad un filo sottilissimo e vista la sospensione delle degenze in pediatria , le famiglie sono costrette a “ricoverarsi” insieme ai propri bambini, sino a Cremona, che dista dal nostro comprensorio andata e ritorno 80 chilometri. Dimostrate così di non aver mai ascoltato il nostro territorio.

Siete eterei, lontani, irraggiungibili. La Medicina territoriale? Il Modello Lombardo? Noi abbiamo visto solo tagli, ridimensionamenti e mancate promesse. Con la pandemia, abbiamo pagato carissime queste vostre decisioni e dobbiamo solo ringraziare operatori e operatrici sanitari/e per l’enorme impegno. Ora è arrivato il momento di dire alcune cose chiaramente: come abitanti del distretto Oglio Po siamo stati e siamo tuttora, abbandonati al nostro destino.

Le liste di attesa sono infinite e si trova “magicamente” posto il giorno dopo solo se ci si può permettere di pagare. E chi non ha la possibilità di pagare 120-130 euro per una visita o un esame? Per questi cittadini rimane la speranza (non il Ministro ) e la preghiera (per chi pratica). Non le chiediamo di crederci, le chiediamo di verificare puntualmente quanto le scriviamo. Abbiamo più volte chiesto a Regione Lombardia un incontro in qualità di amministratori e associazioni che lavorano a salvaguardia dell’ospedale Oglio Po e a tutela del comprensorio casalasco-viadanese, ma la nostra richiesta è stata rigettata. In questi giorni, altra notizia negativa, abbiamo appreso di un ulteriore taglio per “unificare le risorse” e così l’Area Donna dell’ospedale Maggiore di Cremona, che serve anche tutta l’utenza di Oglio Po, sta per essere smantellata. Ci appare incomprensibile e gravissimo che un servizio di eccellenza come la Breast Unit possa essere ridimensionato o accorpato al Cancer Center, visti i dati di incidenza del tumore al seno nella nostra provincia. Sembra incredibile questa decisione, perché dismettere una realtà che funziona bene accogliendo diverse donne affette dalle stesse patologie? Ci sono già segnalazioni di slittamento dei tempi di attesa per una mammografia di controllo : in questo modo si costringeranno le donne a peregrinare in centri lontani da casa, mentre affrontano una battaglia durissima che pone a rischio la loro stessa vita. Non possiamo permettere questo ulteriore schiaffo al nostro territorio e ci rivolgiamo a Lei direttamente, perché intervenga subito per fermare tutto questo. Noi e tante altre cittadine e cittadini vogliamo che Area Donna rimanga tale e quale, simbolo dell’eccellenza della sanità pubblica cremonese nella prevenzione, nella cura e nell’affiancamento al ritorno alla vita delle donne dopo una prova così terribile.

Ci aiuti, dandoci un segnale forte: quello di essere considerate/i cittadine/i e non suddite/i. In attesa di un risconto in merito a quanto richiesto, porgiamo distinti saluti“.

A firmare la lettera un lungo elenco di nomi: Valentina Mozzi, Gloria Barili, Pierluigi Pasotto, Marco Zani, Giovanna Giamei, Marisa Costa, Andrea Volpi, Luca Ziletti, Dennis Buttarelli, Giancarlo Bernardi Pirini, Aldo Vincenzi, Gionata Maffezzoli, Monalisa Azzali, Stefano Prandini, Ornella Anversa, Cinzia Soldi, Lorenzo Lupoli, Gaincarlo Roseghini, Paola Mantovani, Silvia Bernardelli, Arcangelo Pirovano, Roberto Gerbella, Giuseppe Cozzi, Francesca Biolcati, Carlo Barbiani, Cinzia Dall’Asta, Monica Viola, Mariacecilia Bianchi, Monica Ghezzi, Emanuele Bernardelli, Anna Giamei, Giuseppe Padova, Giuseppina Scarpa, Silvana Gerbella, Andrea Pasquali, Clelia Padova, Mario Mantovani, Morena Pagliari, Valentina Savazzi, Massimiliano Pasotto, Laura Passerini, Marisa Sarzi Sartori, Gerarda Giamei, Giorgio Savazzi, Antonella Bianchi, Francesco Argento, Antonella Granatieri, Nicoletta Gerbella, Adele Pezzi, Giovanna Anversa, Annunziata Verricchio, Maria Lipreri, Roberta Righi, Stefano Savazzi, Chiara Capelli, Fabio Danini, Stefano Asinari, Stefano Superchi, Renata Righi, Monica Bortolotti, Giovanni Carnevali, Fabiana Dallasta, Ermanno Bernardi, Fulvio Bongiovanni, Rubens Coppi, Yara Bonanni, Maurizio Minelli, Anna Riviera, Daniele Lustri, Patrizia Gazzotti, Aldo Sarzi Braga, Giorgio Tentolini , Irene Ghezzi, Calimaco Cantoni, Carla Maffei, Claudio Calestani, Alberto Lini, Daniela Coppi, Chandra Silenzi, Laura Mantovani, Cristina Geroldi, Marco Vallari.

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