Chiesa
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Le Santelle, esempio di devozione
popolare: una piccola proposta

Si tratta di luoghi in cui, spesso e volentieri, si sono anche verificate vere e proprie grazie (e per questo sono stati realizzati). Anche per questo, a maggior ragione, in un tempo difficile come questo, in cui si grazia ne serve parecchia, siano aperti, almeno a Pasqua, a coloro che vorranno sostare, anche per una breve, silenziosa preghiera

In Lombardia (specie nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova) le chiamano santelle; nella dirimpettaia Emilia Romagna, invece, maestà. Sono quelle caratteristiche, suggestive e belle edicole votive che si incontrano lungo le strade, i crocevia ed i sentieri delle nostre campagne. Luoghi di grazia e di silenzio, baluardi di fede popolare e autentica lasciati, curati e custoditi da coloro che ci hanno preceduti. Non solo santelle o maestà che dir si voglia, ma anche piccole edicole ricavate sui muri delle case o all’ingresso delle cascine, a cui si aggiungono modesti oratori, spesso inutilizzati, in cui le porte non si aprono da decenni, immersi nel silenzio, nella pace ma non per questo dimenticati. Luoghi in cui almeno a Pasqua, o il Lunedì dell’Angelo (che così si chiama, altro che il banale Pasquetta) sarebbe bello riaprire le porte: anche solo per un paio di giorni appunto. Permettendo agli abitanti dei nostri semplici villaggi, ma anche ai passanti, ai viandanti, ai turisti di lasciare un segno, non importa se un fiore o un lume. Si lasci soprattutto, di nuovo, la preghiera, quella vera, anche improvvisata: il segno più bello. Un segno di cui si avverte la necessità, specie in questi tempi tanto difficili, incerti e dal futuro nebuloso.

La denominazione di “santella” deriva, di fatto dall’italianizzazione del termine dialettale santéla, che potrebbe significare “luogo legato ai santi”. Un suo sinonimo è capitello, utilizzato in area veneta e in alcuni casi nella Lombardia ex-veneta. Le edicole, che possono essere di proprietà pubblica o privata, contengono rappresentazioni di santi commissionati al pittore dal dedicatario. Molto diffusa è, ovviamente, la rappresentazione della Vergine Maria. Le santelle erano erette sia in centri abitati che all’esterno, lungo le vie di comunicazione, spesso dove le strade si biforcavano in più direzioni e, in non poche occasioni, erano luoghi d’arrivo di particolari cerimonie religiose, le cosiddette rogazioni, che si celebravano in determinati giorni dell’anno. Tradizioni che, in molti casi (ma non tutti) si sono perse. Andrebbero invece riprese, rievocate, trascritte in un libro. Così come sarebbe significativo creare percorsi e itinerari capaci di legare, tra loro, questi luoghi di grazia e, altrettanto importante sarebbe recuperarne la storia, per scriverla e lasciarla a chi verrà dopo di noi.

Il Casalasco, il Cremonese e non solo, sono disseminati di queste edicole.

Si tratta di luoghi in cui, spesso e volentieri, si sono anche verificate vere e proprie grazie (e per questo sono stati realizzati). Anche per questo, a maggior ragione, in un tempo difficile come questo, in cui si grazia ne serve parecchia, siano aperti, almeno a Pasqua, a coloro che vorranno sostare, anche per una breve, silenziosa preghiera. Portando la luce della Pasqua, la luce del Risorto, anche in questi piccoli cenobi. Affinchè la preghiera semplice, quella popolare, si possa irradiare anche in questo modo. Con un fine che, oggi più che mai, deve essere quello della pace tra tutti i popoli.

Tra poche settimane sarà maggio, il mese mariano. Sull’esempio di una bella iniziativa avviata, qualche anno fa, sulla sponda emiliana del Grande fiume, si potrebbe avviare anche il Rosario itinerante, spostandosi a piedi o in bicicletta, da una santella all’altra (recitando un “mistero” in ogni tappa), unendo i territori, unendo le persone, facendo alzare ancora una volta il senso della fede popolare. Cogliendo anche l’occasione per conoscere, divulgare e valorizzare la storia di questi luoghi di grazia, donando loro una rinnovata visibilità,nella loro sobria semplicità che, nel tempo e nella storia, li vede essere sedi di speranza vivace e di grazia autentica.

Eremita del Po, Paolo Panni

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