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Borgolieto, San Benedetto: la II B
del Dedalo accende una piccola luce

In uno dei cartelli - ed una delle motivazioni addotte dagli stessi alunni del Dedalo - che spiegavano l'iniziativa c'era scritto - per ritrovare una storia perduta -. Una piccola nota malinconica in una giornata bella. Ma anche una constatazione positiva: nessuna storia è perduta sino a che al mondo ci sono ragazzi e ragazze come la II B del Dedalo disposti a prendersene cura. GUARDA LA FOTOGALLERY, IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1 E I VIDEO INTEGRALI

Diamo merito al merito all’inizio del resoconto di un bellissimo pomeriggio passato nell’area della Chiesa di San Benedetto a Gussola. L’unico atto davvero concreto ed importante per la Madonna del 600 a fortissimo rischio di scomparsa, seriamente compromessa dall’incedere del tempo e dall’incuria degli uomini l’hanno fatto (al di là dell’impegno costante del Comitato per la Chiesa di Borgolieto) i ragazzi e le ragazze della II B della secondaria di promo grado dell’Istituto Dedalo di Gussola, con la loro raccolta legata alla vendita delle borsine stampate. Candidamente – ce lo hanno spiegato loro stessi – quelle borse sono state vendute per raccogliere fondi per salvare l’affresco. Nel loro immaginario collettivo pure le cose grandi partono dalle infinitamente piccole. L’impegno e l’attenzione ce l’hanno messa. Ed è molto di più di quella che ci ha messo e ci mettono le Belle Arti, la Curia e gli altri soggetti istituzionali. Almeno loro ci stanno provando.

Anni di incuria ed abbandono, anni in cui la Chiesa è stata spogliata sin dei quadri, andati a finire nell’altra Chiesa gussolese con buona pace di quelle mura nelle quali l’umidità la sta facendo da padrona e con buona pace di un oratorio (quello, nonostante lo stato in cui versa adesso e i rimaneggiamenti postumi davvero una piccola perla con almeno 4 secoli di vita alle spalle) a cui non resta molto tempo. Anni di piccoli rattoppi assolutamente necessari ma poco utili al disegno complessivo di salvare l’intera struttura. Partiamo comunque dal ricordare la storia di un piccolo gioiello posto appena al di qua dell’argine. Una storia raccontata a pezzi anche dai ragazzi della II B.

LA CHIESA – Nel 2014 Marco Cappa, gussolese appassionato di storia locale e curatore dell’archivio parrocchiale di Gussola, a dieci anni dal primo studio sulla Chiesa approfondisce quel lavoro e dà alla luce un interessante studio che traccia la storia della Chiesa di San Benedetto Abate (e quella di altre strutture minori presenti sul territorio). E’ uno studio importante il suo. “Il primo documento che cita esplicitamente la Chiesa di San Benedetto – racconta Marco Cappa – è un codice membranaceo del XIII secolo conservato presso l’Archivio della Mensa Vescovile di Cremona. La pergamena è datata 10 febbraio 1263. E’ una copia dell’originale e narra come quel giorno, nel convento dei 12 Apostoli di Cremona, alla presenza di Bonavido, priore del Convento e di altri frati, oltre che del vicario Generale… un certo Tolomeo con i fratelli Enrico, Umberto e Martino di Casalmorano dichiararono di essere vassalli del vescovo di Cremona, così come lo erano stati i loro avi, e di avere in feudo dal vescovo le decime e i diritti decimari di alcuni appezzamenti di terreno situati in cinque diversi quartieri di Gussola, le cui coerenze e confini erano indicati in un atto del 12 giugno 1208. Con questo documento più antico l’allora vescovo Sicardo aveva investito del feudo diversi vassalli, tutti di Casalmorano, avi dei fratelli citati in precedenza. La pergamena contiene un riferimento ad alcuni appezzamenti di terreno, tra cui un campo confinante con una proprietà della Chiesa di San Benedetto di Gussola. Quindi nel 1208 la Chiesa di San Benedetto esisteva già”.

Marco Cappa avanza pure l’ipotesi – vista anche la dedica della chiesa – che l’origine della stessa sia da collegare alla presenza di una prioria benedettina. Purtroppo però l’ipotesi non è suffragata da nessun atto ufficiale e da nessun documento sino ad ora trovato. A suffragio però di questa affascinante tesi il fatto che sino alla metà del XV secolo la struttura ecclesiastica non era parrocchiale. “Prima di allora San Benedetto non era collegata alla cura d’anime – spiega lo storico – e all’esistenza di una parrocchia autonoma”. Altro fatto interessante a suffragio della tesi della prioria benedettina è il particolare che la struttura fosse stata edificata a fianco dell’argine maestro e ben distante (almeno allora) dalle altre strutture abitative.

Esiste un atto ancora più antico, custodito e catalogato nella collezione dell’Accademia di San Pietroburgo in Russia, raccolto in Acty Kremony. La pergamena 10, datata 15 ottobre 1046, cita tra le altre località (ce ne sono di ancora presenti) Santo Benedicto. Potrebbe essere la prima citazione ufficiale. La parrocchia di san Benedetto nasce ufficialmente nel 1458. Nel corso dei secoli la Chiesa subì diversi rimaneggiamenti. Nel 1912 fu abbattuta l’antichissima torre (risalente alla fine del 1400) doveva essere simile a quella di Santa Maria di Casalmaggiore”.

“Negli ultimi anni purtroppo – spiega ancora Marco Cappa – il graduale ammaloramento dell’interno dell’edificio sacro, dovuto alla forte umidità, si è trasformato in vero e proprio degrado. Più recentemente si sono aggiunti dei problemi strutturali che riguardano soprattutto i corpi di fabbrica addossati al lato sud della chiesa, aggravati dalle forti scosse di terremoto registrate agli inizi del 2012, scosse che hanno aperto alcune preoccupanti crepe anche nel corpo centrale dell’edificio, in corrispondenza dell’arco situato perpendicolarmente all’altar maggiore, in quello della controfacciata e su un fianco del presbiterio. La Chiesa di San Benedetto ha perso ormai da mezzo secolo le sue funzioni e la sua importanza come chiesa parrocchiale connessa alla cura d’anime. E’ quindi comprensibile che le scarsissime risorse economiche della parrocchia debbano essere impiegate principalmente per la Chiesa parrocchiale e l’oratorio la cui funzionalità e fruibilità è direttamente connessa con l’attività pastorale della parrocchia. L’edificio, oggi, ha un duplice valore: da un lato, nonostante lo stato di deperimento, conserva un valore artistico e rappresenta un tassello importante del patrimonio storico-artistico casalasco; dall’altro lato ha invece un valore culturale, in quanto rappresenta un pezzo della nostra identità, la storia di un paese e la traccia visibile della vita di una comunità cristiana. Il destino della Chiesa di Borgolieto è quindi nelle mani di tutti coloro che sentono questo edificio, adagiato ai piedi dell’argine, come parte integrante della propria identità culturale e che desiderano possa far parte anche della vita delle generazioni future”. Nelle mani anche di un gruppo di persone di buona volontà che stanno facendo il possibile per trovare  il modo di salvare la struttura.

QUI SOTTO IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

RITROVARE BORGOLIETO 3.0 – Bella ed importante l’iniziativa messa in campo dai ragazzi, dai loro insegnanti, con l’ausilio di persone esterne alla scuola me che hanno voluto prestare la propia meritoria opera a favore dei ragazzi e della struttura. “Il progetto Ritrovare Borgolieto 3.0 – spiegano i ragazzi e le ragazze della II B – nasce dalla collaborazione tra Giovanna Pierina Bertoglio, dottoranda dell’Università di Modena-Reggio Emilia e promotrice del progetto Arte e patrimonio culturale, al quale abbiamo partecipato, l’Istituto Dedalo 2000 e alcuni cittadini interessati alla valorizzazione della Chiesa: Franca Filipazzi che ha sempre garantito l’apertura della Chiesa per le nostre attività; Antonio La Montanara, esperto di fotografia, presidente del Fotocine Casalasco 1966 di Casalmaggiore e guida preziosa nel laboratorio che ha portato alla realizzazione della mostra fotografica, allestita presso la Chiesa di San Benedetto, che sarà visitabile durante l’evento; il Dott. Marco Cappa, autore del libro La Chiesa di San Benedetto Abate a Gussola, ci ha illustrato la storia della Chiesa e le sue ricerche sono alla base delle informazioni che abbiamo raccolto. Abbiamo cercato di prenderci cura di questa Chiesa per riscoprirla quale bene della nostra Comunità. Abbiamo fatto da guide ai cittadini che sono venuti a visitarla per far conoscere quanto abbiamo imparato e condividere il nostro percorso di riscoperta di questo antico edificio“. E’ stato un bel pomeriggio con gli studenti a fare da guide turistiche. Guide che con professionalità, allegria e competenza, hanno illustrato la storia e la struttura divisi per zone d’interesse. Il taglio del nastro e poi la piccola mostra fotografica curata con l’ausilio del presidente del Fotocine Casalasco Antonio La Montanara. Troverete il suo giudizio complessivo nel video. In pillole la sua è stata un’esperienza più che positiva. Certo la tecnica e l’utilizzo dei telefonini non ha favorito l’assoluta qualità d’immagine, ma per quella c’è tempo. I ragazzi, attraverso i loro occhi, hanno riscoperto un monumento “Trovando punti di vista interessanti e che mi hanno piacevolmente sorpreso”. All’iniziativa erano presenti le professoresse Laura Baruffaldi e Giuseppina Bacchi, la dirigente scolastica Paola Premi, il sindaco di Gussola Stefano Belli Franzini accompagnato dall’Assessore ai Servizi scolastici Doris Bia, le rappresentanti del Comitato per la Chiesa di Borgolieto, la professoressa Dina Rosa (Salviamo il paesaggio) insieme al professor Valter Rosa. Ampia la rappresentanza dei genitori che hanno collaborato attivamente con i loro figli per la realizzazione dell’iniziativa.

QUI SOTTO LE TESTIMONIANZE DEI PRESENTI

Ai ragazzi e ai loro insegnanti va dato il merito del provarci. Dell’aver acceso, ancora una volta, piccole luci tra le tenebre della conservazione in Italia dei beni architettonici e artistici patrimonio di tutti. Ottimo il lavoro delle insegnanti, del fotocine, del Comitato e dei ragazzi. In uno dei cartelli – ed una delle motivazioni addotte dagli stessi alunni del Dedalo – che spiegavano l’iniziativa c’era scritto – per ritrovare una storia perduta -. Una piccola nota malinconica in una giornata bella. Ma anche una constatazione positiva: nessuna storia è perduta sino a che al mondo ci sono ragazzi e ragazze come la II B del Dedalo disposti a prendersene cura.

N.C. (testo, foto e video)

QUI SOTTO IL VIDEO DELLA GIORNATA

 

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