Cronaca
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Nove anni fa la morte di don Gallo
Il racconto di Giampietro Lazzari

Il 22 maggio 2013 moriva il grandissimo Compagno Don Andrea Gallo. "Sto con i poveri e i reietti del pianeta, con gli scartati delle notti genovesi. Alle prostitute e ai trans che ogni tanto vengono a trovarmi, non porgo subito l’eucaristia e non cerco di convertirli. Prediligo la strada del perdono e dico loro: stanotte, vuoi fermarti a parlare con me?"

“I miei vangeli non sono quattro… Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo Fabrizio De André un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”.

Il 22 maggio 2013 ci lasciava un uomo grande, che fece dei valori dell’accoglienza, della fratellanza, della pace, della solidarietà una missione di vita. Anarco-cristiano, di ideali rivoluzionari, fu partigiano prima e prete poi, il prete degli ultimi, sempre in lotta contro le ingiustizie. Lo abbiamo amato in molti per il suo impegno, il suo aiuto, le sue battaglie. Un cristiano con la C maiuscola portò messaggi di pace nelle strade ripulendole da cattiverie e soprusi. Manca tanto Don Gallo, manca la sua mano di carezze per i deboli e di forza contro i prepotenti.
Oggi, a distanza di 9 anni dalla sua scomparsa, lo ricordiamo con lo splendido racconto di Giampietro Lazzari.

Il 22 maggio 2013 moriva il grandissimo Compagno Don Andrea Gallo. “Sto con i poveri e i reietti del pianeta, con gli scartati delle notti genovesi. Alle prostitute e ai trans che ogni tanto vengono a trovarmi, non porgo subito l’eucaristia e non cerco di convertirli. Prediligo la strada del perdono e dico loro: stanotte, vuoi fermarti a parlare con me?”

Giovanna Anversa









 

IL PRETE (di Giampietro Lazzari)

Da molti anni Lei apprezzava quel Prete, i suoi messaggi sempre così controcorrente, ed i suoi molti libri.

Un giorno Lei, in città, ebbe modo di assistere alla presentazione dell’ultimo di questi libri scritti dal Prete, ed, ancora una volta, come sempre, rimase affascinata dalla forza dirompente di quel minuscolo uomo e dai suoi pensieri di disarmante semplicità ma nel contempo così profondi.

Lei tornò a casa entusiasta da quell’incontro. Lui studiava i suoi spartiti.
Lei disse: “ho saputo che nella sua città quel Prete ha creato una comunità che fornisce conforto ed aiuto agli ultimi, ai dimenticati; c’è anche il sito internet, proviamo a vederlo”.
Insieme accesero il computer, cercarono il sito; lo trovarono, lo esplorarono e videro quanto di buono quel prete era riuscito a creare dal nulla ed in che modo, realmente, avesse dato concretezza ai messaggi che predicava.
Sul sito appariva anche un indirizzo mail.
Proviamo a scrivergli? – disse Lei.
Mah..chissà quante mail riceverà, e poi cosa gli scriviamo?! Che apprezziamo quello che fa? E’ scontato.
Si, scriviamogli che ci piace e che vorremmo andare a trovarlo nella sua città, nella sua comunità; così, per conoscerlo di persona.
Sarebbe bello ma…figurati se ci risponde con tutto quello che ha da fare! Una mail mandata da perfetti sconosciuti! Ti rendi conto di quanti impegni abbia questo Prete? e poi è spesso in televisione, non credo che avrà mai tempo per ricevere due come noi che non sa nemmeno chi siano!
Proviamo dai, non costa nulla! Dai dai!
Va bene; scriviamogli…allora dunque..

Lui e Lei aprirono la posta elettronica e cominciarono a scrivere all’indirizzo del Prete.
La mail fu volutamente semplice: chi erano, dove abitavano e la richiesta di incontro senza specificare altro.
Spensero il pc; si guardarono pensando entrambi di avere fatto una cosa che probabilmente non avrebbe avuto alcun seguito, ma che comunque, come si suol dire, non avrebbe guastato.

Due giorni dopo Lui accese il pc ed entrò nella casella di posta per verificare altre faccende; manco si ricordava della mail spedita al Prete, o forse si, ma non nutriva particolari attese.
Con sommo stupore constatò invece che dal Prete era arrivata una mail di risposta. Nell’atto di aprirla pensò che, probabilmente, e come accade spesso per taluni indirizzi, fosse solo un mail di default, una di quelle che chiedono “no-reply, please”.

Non fu così.

La mail di risposta, che lo lasciò senza parole, recitava semplicemente così: “Ciao ragazzi; se volete incontrami chiamate questo numero. A presto. Firmato il Prete.
Seguiva un numero di telefono, nulla più.

Dopo avere stampato la mail Lui corse da Lei dicendo che il Prete aveva risposto. Lessero e rilessero più volte quelle poche parole; del resto era tanto breve. Quindi, presi dallo slancio di avere scoperto che forse non era poi così irrealizzabile avvicinarlo, chiamarono il numero indicato, con un po’ di trepidazione mista a felicità.
Rispose una voce di donna.
Lui si presentò. Disse che un paio di giorni prima Lui e Lei avevano mandato una mail e che ne avevano ricevuta una successiva nella quale si chiedeva di chiamare quel numero.
La voce di donna non rispose subito, ci fu come un attimo di esitazione.
Giuro che Lui, per un momento pensò che forse si trattava di uno scherzo o di un errore e che il numero fosse fasullo.
Poi la voce di donna riprese dicendo:”…Aah siii, voi siete quelli di quel paese che volevate un incontro vero?..si si ..bene, bene; sentite per questo mese il Prete è un po’ impegnato perché è invitato in varie trasmissioni e ha in agenda molti incontri in varie città; però posso trovare un buco per voi all’inizio del mese prossimo se vi sta bene”.
Si certo – disse Lui – va benissimo. E dentro di sé non gli pareva vero.
Lei teneva il viso accanto a quello di Lui che parlava al telefono e poteva percepire le risposte della donna dall’altro capo della comunicazione.
Bene allora possiamo venire quel giorno a quell’ora?
Si certo, siamo d’accordo – disse la donna – sapete dove si trova il posto?
Si, si..mi pare di avere capito più o meno dove sia.
Bene; ci vediamo allora.
Buongiorno.
Buongiorno, a presto…

Fu così che venne preso l’appuntamento per i primi giorni di Maggio. Mancavano non più di una ventina di giorni.
Durante l’attesa, e per i giorni successivi alla telefonata, furono più d’uno i momenti in cui Lei e Lui parlarono di come avrebbe potuto svolgersi l’incontro. Tuttavia era chiaro che entrambi avevano nel cuore una sorta di remora nel discorrerne; come se parlarne troppo od immaginare troppo fervidamente l’incontro con il Prete avesse potuto alterare il momento. O forse semplicemente non riuscivano proprio ad immaginare cosa sarebbe avvenuto.

Arrivato il giorno, un mattino nemmeno tanto caldo degli inizi di maggio, Lui e Lei partirono per la città, che, per altro, non avevano mai avuto l’opportunità di visitare. Sarebbe stata buona occasione anche per quello.
Il viaggio fu piacevole quanto silenzioso; all’uscita dell’autostrada cantarono insieme, a bassa voce, una canzone che parlava di quella città e di quanto questa appaia misteriosa e la sua gente selvatica per chi vien da fuori.
Il mare la cui vista si era aperta davanti a loro era calmo. Un po’ ovunque si intravedevano le strutture del porto mercantile; le enormi gru, i magazzeni grigi, le grandi bitte di ormeggio sulla massicciata.
Strana sensazione; essere lì non per la città, né per il suo mare o le sue altre bellezze, né per alcuna cosa, se non per un piccolo Prete.
Lui e Lei si sentirono piacevolmente un po’ buffi, come stessero vivendo una originale segreto che apparteneva in quel momento unicamente a loro.

Si incamminarono dopo aver posteggiato in periferia. A piedi percorsero il lungo mare, costeggiando i moli che via via si stendevano nei flutti alla loro destra.
Era domenica. I negozi e gli esercizi erano per lo più chiusi. Serrande metalliche arrugginite dall’aria umida e zeppa di salsedine. Intorno il creativo disordine di una città di mare; una lieve brezza che sollevava cartacce abbandonate. Nella prima periferia in giro poca gente. Visi sudamericani. Dalle finestre di alcuni stretti edifici si intravedevano bandiere dell’Ecuador. Che strano – pensò Lui – che questa città fosse divenuta meta migratoria di un così grande flusso proveniente quasi esclusivamente dall’America del Sud. Nei secoli, la storia dei paesi e delle loro genti spesso si interseca con motivi che attraversano il tempo e che agli uomini che vivono per necessità una sola stagione appaiono oscuri.

Lui e Lei continuavano a procedere verso il centro città; erano volutamente molto in anticipo rispetto all’ora dell’appuntamento. Decisero di addentrarsi nei vicoli che un cantautore aveva amato descrivere per arrivare al centro città. Lo avrebbero visitato per quanto possibile, poi sarebbero tornati sui loro passi verso il luogo dell’incontro con il Prete.
I vicoli erano stretti, delimitati ai lati da vecchi edifici visibilmente più volte rimaneggiati come un vestito dalle molte toppe. A volte strettissimi ed umidi, con i panni stesi tra le pareti contigue dell’uno e dell’altro; multicolori, pieni di persone, alcune delle quali, a dire il vero, a prima vista poco raccomandabili.
Tuttavia, ti assicuro, nulla e nessuno turbarono o disturbarono il loro cammino. Anzi Lui e Lei poterono godere di quel mondo multiforme e variegato, pieno di colori, di scorci, di puzze e di sensazioni tipiche dei luoghi abitati da differenti comunità abituate a vivere l’un l’altra accanto, senza troppe domande sulla altrui provenienza, consuetudini e religioni.
Ciò che da lontano spesso può portare a nutrire sospetti o paure, una volta visto da vicino, genera interesse e mitiga i pensieri negativi – pensò Lei.

Oltrepassata la storica zona variegata, lasciarono la vista del mare diretti al centro della città, che si rivelò molto meno interessante, fatti salvi alcuni edifici storici. Il centro era zeppo di negozi in franchising e di persone più o meno alla moda.
Si fermarono per mangiare un pezzo di focaccia, poi invertirono il loro cammino di nuovo verso la periferia, verso il Prete.

Ripassarono nei vicoli. Ritornarono in vista del mare. Oltrepassarono una specie di deposito ferroviario abbandonato adibito a parcheggio che emanava ancora odore di stazione e di carbone. Credettero di essersi persi. Chiesero ad un passante l’indicazione per il luogo prefissato; ne ebbero una risposta incerta. Chiesero ad un altro. ”.il Prete?..ah si..di là, di là” – rispose il secondo interpellato. Rifecero a ritroso un paio di vie. Arrivarono in un piccolo spiazzo che incrociava una via di popolari caseggiati maltenuti e di muraglie affisse alle quali c’erano manifesti mezzo strappati.
La via era quella.
Più avanti si intravedeva una chiesupola giallastra, in verità poco più di una cappella.
Sul fianco destro della chiesetta, addossata allo stesso muro, una costruzione sottile, dello stesso colore, tant’è che sembrava un blocco unico, con una porta di legno in basso e sopra di essa, sui due piani, due finestre di legno chiuse, rosicchiate dal tempo e dalle intemperie. Niente altro.
Lui e Lei si guardarono:
Ma è questo il posto? Chiese Lei.
Pare di si; via e numero corrispondono…
Ma vuoi che il Prete abiti qui dentro? In questo posto miserrimo? Mi sembra improbabile..
La via ed il numero corrispondono, che vuoi che ti dica..
Vediamo in chiesa.. magari c’è dentro qualcuno che ci aiuta.

Entrarono nella chiesetta. All’interno si mostrava ancora più piccola e malandata di quanto già non apparisse al di fuori. Poca luce; un paio di altarini con rare candele ed, alle pareti, qualche quadro di pessima fattura con le solite crocifissioni e le solite Madonne piangenti.
Era in corso una specie di sommesso rosario, non si sarebbe detto proprio una celebrazione. Sette, otto persone dentro che pregavano sottovoce, quasi tutte donne. Sull’altare nessuno a celebrare.
Lui si avvicinò ad un ad una di loro. Chiese: “scusi è qui il Prete?” La donna alla quale si era rivolto, sul cui capo era appoggiato un velo, si voltò, non disse nulla ma fece cenno con la mano indicando il caseggiato di fianco, quello con la porta sormontata dalle due finestre che avevano visto poc’anzi.

Lui e Lei uscirono e si avvicinarono alla porta di legno. A lato un campanello con scritto a biro: “suonare qui”. Non vi era traccia del nome del Prete.
Suonarono; dopo un po’ si aprì la finestra del piano più in alto. Si affacciò un ragazzo.
Avete bisognooo?
Si, scusi..emh…forse abbiamo sbagliato… noi cercavamo il Prete – gridò Lui con il viso rivolto verso l’alto.
Ah si si, vengo ad aprirvi… ma.. avete bisogno di qualcosaaa?
Ma no, bisogno no..cioè avevamo un appuntamento con il Prete.
Vengo giù, aspettate.
Il ragazzo, ritraendosi dalla finestra, scomparve dalla loro vista.

Lui e Lei si guardarono ancora.
Ma perché ci ha chiesto se avevamo bisogno? Abbiamo la faccia dei bisognosi?
Che ti importa?.. l’importante e che ci sia il Prete – disse Lei.

La porta di legno si aprì, senza scrocchi di chiavi o rumore di catenaccio; si aprì e basta. Comparve il ragazzo della finestra; disse loro di entrare e di stare un po’ attenti a dove mettevano i piedi perché era facile cadere.
Avanti a loro, subito dopo la porta di ingresso, un embrione di ingresso; a lato una scala a chiocciola col corrimano in ferro a tratti arrugginito, ed a seguire, appena avanti, una specie di stretto corridoio decisamente poco illuminato, con pareti scrostate.
A terra, ovunque sulla superficie del pavimento od addossati al muro, una quantità di sacchi, cartoni, cassette di legno, contenitori di vario genere rigurgitanti alcuni di indumenti disparati – pantaloni, maglioni – altri di scarpe di varia foggia, altri ancora zeppi di scatolette di tonno, confezioni di pasta, scatolame di frutta sciroppata ed altri generi alimentari a lunga conservazione.
Lui e Lei, nel procedere a seguito del ragazzo, furono costretti ad alzare le gambe, come fossero aironi, per evitare di pestare i materiali depositati a terra.
Ciò che si trovavano di fronte sembrava, per il momento, un magazzino disordinato più che l’ingresso di casa di una persona importante.
Scusate il casino – disse il ragazzo – ma è la roba che il Prete raccoglie per darla ai poveri ed agli sbandati della zona del porto. “Mi perdonerete ma in un primo momento pensavo voleste da mangiare…dovete incontrare il Prete,vero? Venite vi accompagno di là”.
Lui e Lei seguirono il bizzarro Acheronte che li stava traghettando in mezzo a quella quantità di roba che sembrava naufragata lì chissà dopo quante peripezie e pronta per essere raccolta dai tanti signor Robinson Crosouè dell’umanità.

Al termine di quello stretto passaggio si apriva un unico locale, una specie di piccola sagrestia, stavolta un po’ più luminoso, che prendeva luce da una porta-finestra che dava su di un balcone esterno zeppo di vasi contenenti piante ornamentali, alcune vive, altre, la maggior parte, evidentemente rinsecchite da tempo.
Sulla sinistra una porta socchiusa che dava all’interno della chiesetta.
Il ragazzo chiamò un nome di donna; uscì dalla destra una signora di mezz’età, dal fare bonario e piuttosto sovrappeso.
Ah bene arrivati, siete voi vero? Siete quelli dell’incontro di oggi? – disse lei con fare accogliente.
Si, si siamo noi.
Scusate se vi ho fatto aspettare così tanti giorni, ma sapete, il Prete in quest’ultimo periodo è così indaffarato che non ho potuto fare altro…e poi vi dico la verità, se non ci fossi io ed il ragazzo che gli diamo una mano ad organizzargli tutto.. sapete com’è…
Né Lui né Lei sapevano com’era, sta di fatto che ascoltarono incuriositi quella specie di anteprima.

Improvvisamente, dalla stessa parte uscì il Prete.

– ..Com’è, com’è?..e come volete che sia?…Sono vecchio non posso ricordarmi tutto..- disse il Prete – che apparve ai loro occhi come un attore consumato al suo ingresso sul palco dalle quinte del teatro.

Piccolo, ma non curvo, con occhialetti dalla montatura sottile appoggiati sul naso un po’ adunco che fuoriusciva dal viso rugoso; indossava un maglione marrone scuro di lana grezza con la zip, sormontato da una sorta di giacca nera pesante decisamente consunta ed abbondante rispetto al suo corpo minuto. A lato della bocca, l’immancabile toscano semispento. Due occhi vivi, accesi e sorridenti che sprizzavano vitalità nonostante l’età molto avanzata.
Così il Prete si presentò ai loro occhi, ed era proprio come Lui e Lei se lo erano immaginato. Un concentrato di forza dentro un involucro ancor meno che modesto.
“Ragazzi, ragazzi venite!..mi avete portato un pezzo del vostro buon formaggio voi che siete di quella zona?” disse il Prete con un inconfondibile e spiccatissimo accento tipico della città.
Colto alla sprovvista da quella domanda inconsueta Lui disse: “Formaggio?..In verità no….ma..ma potremmo provvedere”..
non fa niente me lo porterete un’altra volta. Ma venite, venite, accomodatevi.

Il Prete li precedette e li invitò ad entrare in un’altra camera mediante una porta sita nello stesso ambiente e preceduta da un paio di gradini alti che lo stesso Prete fece un po’ fatica a superare dovendosi puntellare con un mano su una delle ginocchia.

Lui e Lei entrarono in quello che doveva essere l’alloggio del Prete.

La camera non ampia prendeva luce da una finestra vecchia posta a sinistra. Se ne percepiva la vetustà dall’intelaiatura e dalla presenza di quella specie di mastice grigio che serviva a tenere i vetri uniti al legno della cornice ed a evitare gli spifferi.
Sulla destra un letto, più che altro una branda di quelle semplici realizzate con i tubi di ferro piegati su loro stessi; sopra una coperta marrone piegata ordinatamente. Sulla parete di fronte una libreria anni ’70 piena di libri non ordinati e di una moltitudine di piccole cose.
A sinistra, in luce alla finestra, una scrivania sovrastata di una moltitudine di carte, giornali, ritagli, disegni ed una poltroncina sbilenca; in un angolo della scrivania un portacenere ricolmo di grigio e di mozziconi di sigaro toscano. Antistanti la scrivania due sedie di plastica da giardino, differenti l’una dall’altra. Niente altro.

Quella era la camera del Prete. E quello era l’unico suo ambiente. In quello il Prete svolgeva la sua attività, riposava e accoglieva chi cercava di lui.
Solo dopo Lui e Lei seppero, dalle parole dello stesso Prete, che nemmeno la chiesupola per così dire gli “apparteneva”. Egli infatti era solo ospite di un altro sacerdote di periferia, il vero “titolare”, dal momento che le autorità ecclesiastiche lo avevano, ormai da tempo, privato di una propria parrocchia nella quale esercitare. Il “titolare” era un anziano parroco dall’aspetto dolce e paziente, spesso citato con affetto e riconoscenza dal Prete, che in uno dei suoi libri diceva: “mi ha ospitato pur non essendoci posto, e io ed i miei drogati l’abbiamo invaso”.

La dimessa condizione di quella stanza rifletteva l’eguale modestia con la quale il Prete era conosciuto ai molti, ed era testimonianza della fedeltà ai principi che lo stesso Prete propugnava ed amava trasmettere.

Il Prete si sedette ed invitò Lui e Lei a fare altrettanto dall’altra parte della scrivania, sulle sedie in plastica. Non chiese i loro nomi.
Che posso fare per voi ragazzi? Disse il Prete.
In verità, siamo qui perché volevamo incontrarla e parlarle – disse Lei. Gli occhi le brillavano.
Incontrarmi e parlarmi? E basta?
Si, incontrarla perché leggiamo i suoi libri, ed i suoi messaggi ci affascinano – proseguì Lei.
Aaaah.., avete fatto bene allora; parlare mi piace; e mentre lo diceva gli occhi del Prete si illuminarono ancora di più.
Bravi, bravi – proseguì il Prete – dicevo parlare mi piace, ma non so se le mie cose sono di interesse…eh cosa volete che vi dica? Io sono un piccolo prete che cerca di fare del suo meglio; non so se ho molto da dirvi.
Partiamo dal suo ultimo libro – disse Lei – ho letto ancora una volta della sua visione del mondo, della società che necessariamente deve cambiare, del suo atteggiamento di accoglienza nei confronti soprattutto degli ultimi..

Cominciò così una animata conversazione fra il Prete, Lui e Lei, che non si dipanava in un percorso ben definito, né ragionamenti che necessariamente sia allacciavano l’un l’altro. Semplicemente erano pensieri in libertà, ove l’unico filo conduttore era rappresentato da alcuni eventi della vita del Prete a partire dalla sua gioventù, misti allo spirito curioso che animava le domande di Lei e Lui.

Il Prete si rivelava come un affabulatore straordinario. Lui e Lei ne erano entusiasti e dopo pochissimo si liberarono anche di quella emozione che li aveva colti all’inizio, consci così dall’essere al cospetto di un uomo di tale rilevanza ed impegno che si era svelato loro in quella concreta umiltà totale che non pensavano così manifesta.

Il viso del Prete, tanto rugoso quanto espressivo, assumeva spesso piacevoli smorfie che, unitamente al mezzo toscano tenuto in bocca, gli conferivano qualcosa di veramente speciale.

Fu bello, ed a tratti incredibilmente divertente, ascoltare le parole del Prete che, inframezzava discorsi di accoglienza e spirito umanitario, con episodi spassosissimi che lo vedevano protagonista delle tirate d’orecchi da parte delle alte sfere delle Chiesa locale e pure della Santa Sede romana.
Il Prete raccontò divertito di quando venne ripreso dal vescovo della città quando apparve ritratto su tutte le pagine di un calendario insieme ai transessuali che animavano il porto della città, e che lui, quando bisognosi, aveva accolto aiutandoli nelle loro difficoltà di persone al margine.

Stesso spirito divertito anche quando raccontò di un importante cardinale che lo andò a trovare e, trovatosi al suo cospetto, gli porse l’anello per il dovuto bacio pastorale; con fare scanzonato ci narrò che, per poco, non lo cacciò a calci da quella stessa misera sagrestia, ricordando che proprio con quel cardinale, tanti anni prima, aveva condiviso i tempi del seminario e non gli pareva dovuto, con il temperamento anarchico che da sempre lo animava, quel gesto di incomprensibile sottomissione da riservarsi, secondo lui, solo all’Onnipotente.

E straordinari furono pure i racconti del Prete sull’età dell’adolescenza, nei giorni della guerra, del suo essersi arruolato a soli sedici anni nella marina militare, e del fratello partigiano, e del crescere in lui, in quegli anni di gioventù che ancora non erano sfociati nella vocazione, lo spirito per la libertà e l’odio per la sopraffazione.

Tuttavia non solo di episodi spiritosi o di puro ricordo si trattò.
I racconti del Prete, alla fine, portavano sempre lì: allo spirito di umanità; al mondo che è fatto di uomini diversi ma uguali; alla necessità di comprendere che tutti, tutti, erano figli dello stesso Dio. Che tutti, ed ancora tutti – specialmente gli ultimi, i tossici, i barboni, gli emarginati, i dimenticati – erano degni di considerazione e di umana accoglienza.

Il viso e gli occhi del Prete, quanto erano accesi dal lampo di una certo compiacimento nel racconto della costante sfida con l’autorità, sia essa della Chiesa o dello Stato, tanto divenivano gravi e sofferenti nell’attimo in cui il discorso virava sui temi sociali che più di tutto gli stavano a cuore.

Quando il Prete raccontò loro della Comunità che aveva fondato nella città, per l’accoglienza proprio di quegli “ultimi” che erano diventati lo scopo della sua vita, lo fece in una maniera così coinvolgente e profonda che è come se Lui e Lei percepissero fisicamente l’immane sforzo per realizzarla, le vicissitudini e le delusioni per portarla avanti e per farla funzionare, ma anche la gioia del risultato di avere donato un po’ di serenità a fiducia a chi nella vita era abituato ad incontrare ben altro.

Fu coinvolgente per Lui e Lei sentire come quel Prete appena conosciuto li rendesse partecipi di quegli aspetti della propria vita che generalmente si riservano a persone con le quali si è in maggiore confidenza. Ne furono lusingati e felici.

Nel frattempo, così presi dal discorrere, il tempo era passato velocemente; la luce che penetrava dalla finestra alle spalle del Prete, si attenuava e la stanza era diventata più scura.
Ci fu un attimo di silenzio dopo il lungo parlare. Il Prete, Lei e Lui erano contenti. Il Prete di avere parlato, i due di averlo ascoltato e di avergli chiesto.

Un attimo dopo, accortosi dell’oscurità incipiente il Prete li volle invitare a soffermarsi per la cena insieme a lui ed a quel poco che aveva da offrire.

Lui e Lei declinarono, non senza un po’ di sorpresa per quell’inaspettato invito. Dissero al Prete che, in verità, ed in previsione dell’incontro, avevano prenotato presso quel piccolo ristorante vicino al porto gestito proprio dai “ragazzi” della Comunità fondata dal Prete, e che sarebbe loro dispiaciuto non andare.

Il Prete ebbe un sobbalzo di felicità alla notizia, e con gli occhi furbi, congedandoli, disse,:..”Ah bene bene, bravi…sono molto orgoglioso di quei miei ragazzi e di come fanno andare il ristorante….anche se qualcuno, qualche volta, scappa con la cassa….ma io lo perdono perché poi torna..” – e rise forte.

Quel Prete era Don Andrea Gallo. La Comunità quella di San Benedetto al Porto di Genova, fondata da lui in città anni prima.
Lei e Lui siamo la mia compagna ed io. Era il maggio del 2010.

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