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Tu Quoque, adolescenti in scena, e
San Francesco s'illumina dopo il buio

Gli adolescenti di Santo Stefano, insieme a chi li segue, chi li incoraggia, chi li lascia fare, chi li appoggia hanno davvero messo in campo un bel momento di vita. La loro soprattutto, e senza alcun timore, prendendosi (e un po', di riflesso, prendendoci) idealmente per mano

Il primo a meravigliarsi della profondità di un piccolo spettacolo (poco più di 50 minuti di messa in scena) è stato il parroco di Santo Stefano, don Claudio Rubagotti. C’è anche un po’ di lui in tutta quella forza, in quella leggerezza, in quella fiducia, in quella simpatia e in quella testimonianza. In maniera indiretta certo, ma tanta della sua gioia era lì, tra i ragazzi e nell’improvvisato palco di San Francesco. C’è la voglia di far gruppo, il costante impegno a non lasciare indietro nessuno “Che bello! E chi l’avrebbe mai detto dopo due anni di covid di rivedere una cosa così?” ripeteva nella penombra, mentre lo spettacolo era in corso. Soddisfatto, felice, partecipe.

Ci hanno dato dentro gli adolescenti di Santo Stefano, mettendo in scena Tu Quoque, una testimonianza ideata da loro. Ognuno ha messo sul palco – sotto la regia attenta di Angela Bigi, per la danza, le coreografie di Nilla Barbieri, e per la parte tecnica Anchise Grandi e Chiara Zani – se stesso, la propria energia e le proprie specificità. La propria testimonianza di fede. Una fede dai risvolti profondamente umani: un Dio che è coesione, che è anche voglia di far gruppo, di condividere un cammino non semplice in una società complessa, in cui è molto più semplice adeguarsi al materialismo e alla ricerca dell’effimero.

Qualche risposta, sul perché scegliere (o farsi scegliere) da Dio l’hanno abbozzata dal palco. Dio, nelle loro parole e in quello che hanno fatto vedere, è riflessione, è grazia e bellezza (emozionante la coreografia di Nilla Barbieri), è musica e parole (brave le due voci sul palco), è testimonianza anche quando la testimonianza è andare in direzione ostinata e contraria. Ma Dio è soprattutto la forza di un gruppo che è uscito, come tanti altri, dalle strette maglie del Covid con tutto quello che il Covid ha significato in termini di isolamento senza perdere fiducia e speranza, senza perdere la voglia di stare insieme, di guardarsi, di parlare e di sorridere. C’era un’atmosfera estremamente positiva tra tutti loro e quell’atmosfera sono riusciti a trasmettere a chi li stava guardando, con momenti emotivamente molto forti.

E’ stato, al di là di tutto, un bel momento condiviso in una chiesa, quella di San Francesco, con tanta gente. Genitori, religiosi ma non solo. Anche, insinuatosi tra gli spazi in penombra dei ricordi, qualche miscredente che ha comunque apprezzato e ricordato quell’età, quegli anni, quei sogni, quei sorrisi, quel cielo e quelle stelle lontane e per poco meno di un’ora nonostante tutto vicine e presenti.

Gli adolescenti di Santo Stefano, insieme a chi li segue, chi li incoraggia, chi li lascia fare, chi li appoggia hanno davvero messo in campo un bel momento di vita. La loro soprattutto, e senza alcun timore, prendendosi (e un po’, di riflesso, prendendoci) idealmente per mano.

N.C.

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