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San Giovanni, il Natale Estivo
tra cremonese e parmense

Volete un consiglio e volete essere certi di mangiar bene? Allora la tappa d’obbligo è Pieveottoville, frazione di Polesine Zibello (a due passi dal ponte sul Po “Giuseppe Verdi”). Qui, grazie al circolo Avis, nel parco della casa del Donatore, fin dal 1978, si tiene la “Rusada ad San Svan”, una grande tortellata all’aperto in un ambiente cortese e familiare

La festa della Natività di San Giovanni Battista del 24 giugno, il cosiddetto “Natale Estivo”, porta nei nostri territori di qua e di là dal Grande fiume, come accade per altre ricorrenze, un mix di fede, folclore e mistero. Nel Casalasco (e immediati dintorni) è festa a Pugnolo, San Giovanni in Croce, Roncadello Po, Dosimo, Longardore e Pieve Terzagni. Località, quest’ultima, che merita una considerazione particolare per quello speciale luogo di fede e mistero che è l’antica chiesa di San Giovanni decollato, “custode” al suo interno di importanti testimonianze in cui fede e mistero si fondono, più che mai, in un insieme ricco di fascino.

Va ammesso che i lavori di restauro effettuati in passato, purtroppo, hanno portato ad evidenti trasformazioni del mosaico che impreziosisce il sacro edificio e, soprattutto, hanno causato la perdita di gran parte del misterioso Sator, il cosiddetto “Quadrato Magico” le cui lettere sono ora disposte, in modo molto disordinato e scomposto, nell’area dell’altare maggiore. La particolarità di questa opera di genio enigmatico, occorre ricordarlo, sta nel fatto che le parole inserite nel reticolo (che sarebbe stato doveroso mantenere come era in origine), possono essere lette sia da sinistra a destra e viceversa, come dall’alto in basso e dal basso in alto, mantenendo invariata la frase.

L’interpretazione della formula del quadrato magico, da sempre appassiona e divide storici, studiosi e cultori del mistero. La sua origine è senza dubbio remota, tant’è che bisogna risalire al IX secolo per trovare una delle prime testimonianza cristiana: una Bibbia carolingia dell’822. Lo stesso enigma è documentato nientemeno che a Pompei, nel I sec. d. C., spazia in seguito dalle sponde dell’Eufrate fino all’Inghilterra per incastonarsi nel VII secolo in un rituale etiopico e in una iscrizione copta, forse retaggio di vangeli apocrifi. Nell’822, come evidenziato, compare nel fregio di fondo di una bibbia Carolingia per poi intrecciarsi alle vicende dell’ordine dei Cavalieri Templari.

Uno degli aspetti che più colpisce nel quadrato magico è la croce formata dalla parola TENET, che inizia e finisce con la lettera T anch’essa identificabile con la croce, il simbolo per eccellenza delle fede cristiana. Le cinque parole da cui è formato erano e sono un arcano sfruttato, nell’interpretazione, per le più svariate situazioni ed il mistero dell’ubicazione sacrale di un elemento che a prima vista può essere giudicato come pagano, si svela capovolgendo i canoni consueti, scorrendo con gli occhi i segni della scrittura da destra a sinistra, da sinistra a destra, ottenendo la frase Sator Opera Tenet, Tenet Opera Rotas. E’ stato tradotto con: “Il grande seminatore tiene nella sua mano le opere, le opere tiene nella sua mano il grande seminatore”.

Purtroppo, come evidenziato, del palindromo di Pieve Terzagni non resta molto; inutile dire che i restauri che hanno interessato il pavimento del presbiterio in passato possono essere considerati, quantomeno, discutibili dal momento che, in modo del tutto evidente, è stato cancellato un pezzo di storia di assoluta rilevanza. Ma già il fatto che, almeno in parte, il SATOR ci sia ancora, benché frammentato, non può che essere considerato importante e degno di interesse. E va senza dubbio aggiunto che l’importanza del mosaico di San Giovanni Decollato in Pieve Terzagni va anche ben oltre il “Quadrato Magico” (che, per altro, deve aver condizionato e non poco gli amministratori locali, dal momento che compare anche nello stemma comunale).

Una sequenza di animali, nati da leggende popolari e da interpretazioni di descrizioni letterarie antiche, quali la lupa e il grifo alternati dalla sirena bicaudata, incorniciano l’edicola centinata dalle allegorie degli evangelisti. Per quanto concerne le origini del paese, frazione di Pescarolo ed Uniti, è certo che l’area fu abitata già nella preistoria e che i romani vi avevano posto un insediamento di particolare rilevanza. Per tradizione si fa risalire la costruzione della misteriosa pieve all’epoca di Matilde di Canossa. Ed anche esternamente, la chiesa si presenta con la sua “carica” di misteri. Da evidenziare il timpano, nel quale campeggia un triangolo attorniato da fiamme rosse con, al centro, l’occhio che tutto vede. Il triangolo equilatero è considerato simbolo di perfezione. Il triangolo nel quale è inscritto un occhio è uno dei simboli più noti associati alla rappresentazione della divinità, comune al cristianesimo ed alla iconografia esoterica, come ricorda anche René Guénon. A seconda delle rappresentazioni può essere associato a Dio o a Lucifero. Accostato alla colomba ed al Cristo simboleggia la Trinità; accompagnato invece dalla stella a cinque punte, dalla piramide o dal compasso fa invece riferimento alla tradizione esoterica luciferiana, fatta propria dalla Massoneria. Degna di interesse, sullo stipite del portale d’ingresso della chiesa, è la croce patente vermiglia che richiama, in modo chiaro, all’antico ordine dei Templari.

A proposito di San Giovanni Decollato, un’opera molto importante è custodita nel Museo Diotti di Casalmaggiore. Infatti tra i dipinti diotteschi di soggetto sacro il più imponente è proprio la Decollazione di San Giovanni Battista (1825) di cui il Museo Diotti espone un disegno preparatorio relativo alla figura del Battista e questo bozzetto a olio. Esposto a Brera prima di essere collocato nella Chiesa Parrocchiale di Stezzano (Bergamo), il dipinto fu celebrato dalla stampa dell’epoca e mostra quanto Diotti amasse conciliare il suo neoclassicismo di base con reminiscenze di luminismo cinquecentesco e di realismo secentesco, privilegiando quegli effetti di “lume di notte” che avevano già caratterizzato l’Adorazione dei pastori del pensionato romano e che torneranno nel tardo Bacio di Giuda e nella Pala Petrobelli. La vicenda del dipinto fu fonte di molta amarezza per il Diotti, a causa della sua problematica collocazione all’interno della chiesa di Stezzano. L’elaborazione del dipinto si protrasse per ben tre anni (1817-1820) e al momento della consegna Diotti trovò l’ambiente dietro l’altare completamente stravolto luministicamente al punto da rendere la tela illeggibile. Solo nel 1843/44, per dare una più degna collocazione al dipinto, si decise di abbattere una cappella della navata e di costruirne una più grande, in stile neoclassico, che potesse contenere la grande pala. In vista del trasferimento, alcuni affreschi per le pareti dell’abside furono nel frattempo commissionati a Enrico Scuri, allievo di Diotti e destinato a succedergli nella direzione dell’Accademia Carrara.

Spostandosi sulla sponda emiliana del Grande fiume, il 24 giugno, data del solstizio d’estate, a Parma e provincia è tradizione festeggiare San Giovanni con le classiche e tradizionali “tortellate” nelle piazze e nelle contrade organizzate da ristoranti e trattorie ma anche dalle singole famiglie e dalle associazioni. Solitamente le tortellate si svolgono la sera del 23 per salutare il solstizio e aspettare il mattino per raccogliere la “rozäda äd San Zvan”, la rugiada di San Giovanni, e il menu prevede tortelli d’erbetta a volontà.

Quella del 23 giugno è una “notte magica”: magica in tutti i sensi, perché leggenda, mistero e storia si fanno largo, in tutto il Parmense, dalla Bassa alla montagna. Un evento che lega la terra emiliana a tante altre province e regioni italiane, Cremonese e Lombardia compresi.

E’ usanza, in tutta la provincia di Parma, attendere la rugiada gustando, appunto, i famosi tortelli d’erbette. Ed a proposito di erbe ed erbette, una su tutte, quella a cui sono legati non pochi aspetti leggendari e misteriosi è la cosiddetta erba di San Giovanni, detta anche iperico ma anche “cacciadiavoli”. Nome scientifico Hypericum perforatum, era la pianta utilizzata per curare le ferite, usata dai Cavalieri di Gerusalemme, che secondo la “dottrina dei segni” utilizzavano piante dalla forma simile alle infermità da guarire. Era anche l’erba che nell’antichità scacciava gli spiriti del male e che ancora oggi è portatrice di buonumore, grazie ad una sostanza attiva che in Germania è, tra l’altro, tra gli antidepressivi più prescritti.

La rugiada della notte di San Giovanni è ritenuta benefica, e prodigiosa: questa remota credenza è appunto legata alla ricorrenza del solstizio d’estate ed è un mischiarsi di rituali pagani e cristiani. Per raccogliere la rugiada basta lasciare all’aperto un panno oppure passeggiare all’aperto alle prime luci dell’alba. La rugiada bagna le erbe e i frutti, migliorandone le qualità curative, e la tradizione vuole che durante questa notte si raccolgano le noci non ancora mature per preparare il nocino, celebre liquore la cui ricetta, con parecchie varianti, si tramanda nelle famiglie di generazione in generazione. Una notte magica in cui divinazione e cultura si fondono a creare una tradizione millenaria, rispettata e festeggiata ancora oggi in città e in provincia. Una festa dalle origini antichissime e misteriose, una festa dalle mille tradizioni in cui si incontrano sacro e profano. Si crede che sia una “notte magica”, in cui gli elementi della natura acquistano poteri sorprendenti. Prima tra tutti, appunto, la rugiada, la cosiddetta rozäda äd San Zvan: che avrebbe anche poteri miracolosi, legati al sangue versato dal santo stesso, tra cui quelli di allontanare i malanni del corpo, di assicurare fertilità, di dare visioni e che funzioni anche come filtro d’amore.

La tradizione vuole inoltre che si vada nei campi a raccogliere le erbe aromatiche perché, se bagnate da questa rugiada miracolosa, acquistano poteri magici: le erbe medicinali amplificano i loro benefici. Ad esempio il prezzemolo allontana l’invidia, un mazzetto di fiori di zucca è augurio di fertilità, l’aglio allontana i folletti, la cipolla è usata per prevedere il meteo (bisogna esporre sul davanzale 12 foglie, una per ciascuno mese dell’anno, e la foglia che il giorno dopo sarà maggiormente colma di rugiada indicherà il mese più piovoso dell’anno).

Oltre alle “erbe di San Giovanni”, la tradizione assegna anche agli animali dei significati specifici: avvistare un gufo durante la notte tra il 23 ed il 24 giugno è simbolo di fortuna, mentre trovare uno o più pipistrelli in casa indica sfortuna. Si dice che osservare il volo delle lucciole sia utile per capire l’andamento dell’anno agricolo: se le lucciole volano rasoterra l’estate sarà molto calda, se volano sfiorando i rami degli alberi l’estate sarà fresca. Vista la calura di questi giorni di giugno, verrebbe da dire, sarà bene osservarle anche se purtroppo si stanno facendo sempre più rare. Per quanto riguarda le erbe di San Giovanni, eccone di seguito l’elenco: Artemisia (Aremisia vulgaris); Rosmarino (Rosmarinus officinalis) – rugiada del mare protegge dalla negatività; Iperico (Hipericum perforatum) – ovvero “caccia diavoli; Prezzemolo (Petroselinum sativum) che purifica e protegge; Lavanda o spighetta (Lavandula officinalis) la cui spiga è considerata un amuleto che protegge da disgrazie, ossessioni e demoni; Aglio (Allium sativum) che respinge streghe e vampiri (Plinio la cita come guaritore di molti mali). Menta (Mentha spp.) detta anche erba santa; Ruta, detta anche “erba allegra” perché è un efficace talismano contro il maligno; Verbena, simbolo di pace e di prosperità e Salvia (Salvia officinalis), lingua vegetale.

Altra usanza tipica di questa notte è, come già evidenziato, la raccolta delle noci, necessarie per preparare il nocino. Secondo un’antica ricetta bisogna raccogliere 19 piccole noci, verdi e acerbe, tagliarle in 4 parti e pestarle leggermente in un mortaio, poi aggiungere l’alcol e lasciar riposare; il giorno dopo vanno aggiunti 4 chiodi di garofano, 3 scorze di limone e 2 grammi di corteccia di cannella; infine aggiungere acqua calda e zucchero e lasciar riposare fino all’autunno. Questa è la “pozione” che, aggiunta alle noci bagnate dalla miracolosa rugiada, assicurerà al liquore una elevata qualità. La festa di San Giovanni è quindi un insieme di sacro e profano. Si celebra San Giovanni Battista, il cui influsso si fa sentire nelle case, ma è allo stesso tempo anche la festa del sole, che si svolge in occasione del solstizio d’estate, in prossimità del giorno più lungo dell’anno, in cui le ore del giorno superano quelle della la notte, quindi la luce che domina sul buio. È anche la notte dei falò che vengono accesi per aiutare il sole a scacciare le tenebre e gli spiriti malvagi che vi si nascondono. Ma si dice anche che la festa di San Giovanni sia pure la notte delle streghe, che si incontrano per danzare sotto i noci e vagano per il mondo a caccia di vittime su cui sperimentare i propri occulti poteri, guidate dalla strega Erodiate.

Per tornare a tavola, dopo aver parlato del nocino, non si può non tornare ai tortelli d’erbetta e va evidenziato che la loro origine deriverebbe dall’usanza cristiana di rinunciare per un giorno intero a mangiare la carne sostituendola, una volta sola, con un pasto a base di latticini. Sarebbero nati così i tortelli d’erbetta, in cui i prodotti caseari come ricotta, burro e Parmigiano Reggiano si incontrano con le erbe dell’orto, dai magici poteri. Le preziose erbe aromatiche possono essere usate anche per accompagnare un buon arrosto, il secondo piatto per eccellenza di questa festa. Per beneficiare dell’influsso magico del santo e della rugiada è consigliabile mangiare all’aperto, sotto le stelle, ma, in caso di maltempo, la tradizione vuole che si festeggi San Giovanni sotto il porticato, nel fienile, o nell’atrio della casa di campagna, come si faceva in passato, lasciando la porta aperta per favorire il passaggio dei benefici influssi.

Volete un consiglio e volete essere certi di mangiar bene? Allora la tappa d’obbligo è Pieveottoville, frazione di Polesine Zibello (a due passi dal ponte sul Po “Giuseppe Verdi”). Qui, grazie al circolo Avis, nel parco della casa del Donatore, fin dal 1978, si tiene la “Rusada ad San Svan”, una grande tortellata all’aperto in un ambiente cortese e familiare. Oltre ai classici tortelli d’erbetta, giovedì sera, 23 giugno, si potranno gustare spiedini di carne e culatello, arrosto di maiale e patatine, ottimi vini e si potrà ballare con l’orchestra Giorgio Villani. Si potrà aspettare e prendere le rugiada e si avrà una consapevolezza: quella di avere aiutato una storica e benemerita associazione, l’Avis appunto, sostenendola nella sua missione principale che è, e resta, quella di raccogliere sangue per salvare vite. Una associazione alla quale si deve semplicemente, e soltanto, dire: Grazie.

Eremita del Po, Paolo Panni

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