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Dal consiglio: "Basta tagli a Oglio Po"
"Ma il problema è che mancano i medici"

"A Crema dal 1° luglio il reparto chiude, a Cremona vogliamo passare da 14 a 18 posti letto per fare fronte alla chiusura di Crema, ma siamo senza psichiatri. A Oglio Po però siamo di fronte alla possibilità di una nuova frontiera, quella dedicata agli adolescenti: l’Oglio Po ha le caratteristiche per il ricovero di pazienti dai 12 ai 25 anni, un settore a metà strada tra Psichiatria e Neuropsichiatrica Infantile. Sarebbe la prima volta". GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1 E IL VIDEO DEL CONSIGLIO

Prima sono stati accolti dai fischietti della civile protesta organizzata col flash mob di Rive Gauche e di altre associazioni del territorio, poi i direttori Giuseppe Rossi con Rosario Canino per ASST Cremona e Mara Azzi per ASST Mantova hanno relazionato in consiglio comunale a Casalmaggiore. Presente anche il direttore si ATS Valpadana Salvatore Mannino in una serata calda sia per il clima che per i temi trattati.

Il primo atto ufficiale è stata la firma di Rossi e Azzi sulla costituzione del distretto sanitario Oglio Po (ne parliamo in un articolo a parte), che avrà nel dottor Enrico Burato il direttore, partendo dunque da ASST Mantova per seguire poi la regola dell’alternanza con Cremona. Ma quella firma è stato solo il prologo a una discussione durata due ore con le minoranze di Casalmaggiore la Nostra Casa e di Vivace e Sostenibile all’attacco. Dapprima Mario Diana, consigliere di Casalmaggiore la Nostra Casa, che ha chiesto la convocazione del consiglio, ha parlato di “disagio quotidiano toccato con mano, sia parlando con gli operatori sanitari sia con la cittadinanza. Cerchiamo di essere pragmatici, vi ringraziamo per essere qui a rendicontare, ma vogliamo anche capire in che direzione stiamo andando, perché la riforma regionale non ci piace e conferma la grande differenza che si sta creando tra pubblico e privato. Noi vogliamo che l’ospedale Oglio Po sia ancora al centro, perché un territorio è attrattivo se ha una sanità forte”.

Il sindaco Filippo Bongiovanni ha ricordato gli investimenti fatti da Asst, a partire dal 2003, circa 25 milioni di euro, specificando che in base alle delibere regionali il nuovo distretto avrà l’Oglio Po come ospedale per acuti, tre Case di Comunità a Casalmaggiore, Bozzolo e Viadana, due ospedali di Comunità a Viadana e Bozzolo e due Centri Operativi Territoriali a Casalmaggiore e Viadana. “Il piani di zona esiste già, funziona ed è stato rinnovato. Per costituire un distretto a scavalco – ha detto Bongiovanni – è stata introdotta una modifica normativa con un comma apposito per l’Oglio Po. E l’assemblea dei sindaci ha un rappresentante sia a Cremona sia a Mantova, perché in questo modo si può ragionare in modo univoco. Per arrivare a questo risultato 27 sindaci hanno lavorato uno di fianco all’altro. L’alternanza delle due ASST che nominano il direttore del distretto Oglio Po è strategica: quando il direttore è nominato da Mantova, Cremona non può lavarsene le mani, perché sa che di lì a pochi anni toccherà a lei, e viceversa”.

 

QUI SOTTO ALCUNI PASSAGGI DEL CONSIGLIO COMUNALE

“La struttura elencata dal sindaco in parte è già partita – ha spiegato Azzi, rimarcando di essere originaria di Viadana e dunque di avere molto a cuore il comprensorio – e quello che non è partito, lo farà entro la fine del 2022”. Azzi ha risposto anche alle domande di CNC, spiegando che la conferenza dei sindaci del distretto per le ASST è chiamata a formulare proposte e pareri, dunque ha già una funzione di controllo importante. “La convenzione prevede una gestione integrata dell’offerta – ha detto Azzi -. Il personale dipendente di Casalmaggiore risponde a Cremona e quello di Viadana a Mantova, il riferimento sarà Oglio Po ma non prevediamo spostamento di personale per non impoverire nessuno. Faccio un esempio: a Viadana un oculista va in pensione. Anziché mandare i viadanesi a Mantova, li indirizziamo su Oglio Po, consigliando un oculista indicato dall’ASST di Cremona, ma senza spostarlo rispetto all’ASST di competenza”.

“A Casalmaggiore nella Casa di Comunità – ha poi aggiunto Azzi – saranno attivati il Centro Operativo Territoriale, il Punto Unico di Accesso, simile al triage, gli ambulatori specialistici di salute mentale e geriatria, l’ambulatorio di medicina generale, la continuità assistenziale, il collegamento con l’Azienda Consortile. Al momento non possiamo fare di più perché gli spazi sono questi, ma il valore aggiunto sarà la condivisione di tutti i protocolli e l’integrazione col sociale ossia col Consorzio Casalasco dei Servizi Sociali. Tutto questo andrà gestito e verificato nel tempo, senza perderlo di vista”.

Incalzato dalle domande di CNC Giuseppe Rossi ha poi voluto evidenziare dove sia il reale problema. “L’ospedale Oglio Po – ha chiarito – è e resta per acuti, perché è baricentrico in un territorio oggettivamente disagiato. Anzi potremmo investire qualcosa in più del previsto, dato che è saltato il Cancer Center a Cremona, dunque abbiamo fondi avanzati. Non è possibile ridurre i servizi sull’acuzie e lo dico da ex clinico, avendo operato come cardiologo in corsia per anni. Se un Pronto Soccorso non ha alle spalle tutto quello che serve per l’emergenza urgenza, io lo chiudo, ed è già successo a Sant’Angelo e Casalpusterlengo. Qui nel 2019 abbiamo avuto un miglioramento del Pronto Soccorso con l’inserimento di una direttrice ad hoc per il reparto, abbiamo inserito nel POAS il rilancio di Anestesia e Rianimazione e pure di altri settori. Abbiamo un problema, innegabile, di risorse umane e non di budget finanziario. Quindi il problema non è sulla mission dell’Oglio Po, mai messa in discussione, ma sul recupero di professionisti. Se trovate un cardiologo disposto a venire da noi, segnalatecelo e ci farete un grande regalo”.

Piccinelli ha però contestato Rossi spiegando che alcuni medici in pensione erano disposti a proseguire l’attività, ma sono stati invitati ad operare come volontari. E ricordando come ASST Cremona sia l’azienda della Lombardia che ha avuto più medici dimissionari negli ultimi anni, secondo la ricerca di Anaao Assomed. “Non credo sia sincero quando parla di investimenti – ha detto Piccinelli a Rossi – tanto è vero che Claudio Toscani degli Amici dell’Ospedale Oglio Po ha spiegato a Canino che delle tante strumentazioni richieste negli ultimi 4-5 anni nessuna è arrivata dall’azienda, ma qualcuna – al massimo – da donazioni esterne. Non solo: molte strumentazioni ci sono e sono ferme negli sgabuzzini a prendere polvere. Mi viene in mente la vasca della sala parto per partorire in acqua che era buca e non è mai stata aggiustata, finché il Punto Nascite non ha chiuso”.

Piccinelli ha anche parlato di turnazione pesante a causa della carenza di personale. “Purtroppo è un cane che si morde la coda – ha commentato il sindaco Filippo Bongiovanni -. Se i turni sono più pesanti, è più facile voler cambiare ospedale di riferimento”. Sui concorsi, stimolato da Piccinelli, Rossi ha spiegato che “sono tutti a tempo indeterminato, a parte quello per gli infermieri che partono come un tempo determinato, per intercettare tutti i ragazzi che escono dalle università e farli lavorare al più presto, ma poi si trasformano in indeterminato in tempi abbastanza brevi”. Azzi ha ricordato come altri ospedali periferici siano in sofferenza per quel che concerne il personale: “A Pieve di Coriano non abbiamo più potuto riaprire Cardiologia; ad Asola non riaprirà il Punto Nascite. I medici nel privato percepiscono di più e fanno scelte precise”.

Pierluigi Pasotto di CNC ha ricordato i tagli già subiti dall’Oglio Po, “un esempio di spending review con trent’anni di anticipo e non siamo disposti ad accettare il paragone con altri ospedali, perché qui abbiamo già dato tempo fa”. “Ricordo ancora – ha detto Pasotto – le promesse di un percorso casa-ospedale sicuro per le partorienti dopo la chiusura del Punto Nascite. E intanto due donne hanno partorito per strada, come nemmeno mia nonna nel 1904. Ricordo anche l’ambito sperimentale che nel 2014 doveva partire e per quattro anni è rimasto immobile, perché aveva un direttore nominato ma non un budget dedicato. E mi fa piacere che oggi ci si accorga che la Casa di Comunità in piazza Garibaldi non è adeguata per gli spazi, oltre a non essere pubblica. I medici non ci sono: ma chi andrebbe a lavorare in un reparto dove vengono tagliati 7 posti letto su 11? E chi potrebbe sentirsi fidelizzato verso un’azienda che appalta esternamente il servizio OSS?”.

Pasotto ha inoltre criticato la distribuzione con due teste (Cremona e Mantova) del nuovo distretto, “che rischia di generare confusione, ma su questo speriamo di sbagliarci e concediamo il beneficio del dubbio”. Rossi e Canino hanno difeso l’operato aziendale, spiegando che il contratto nazionale prevede cifre troppo basse per i medici, 120 euro per ogni turno e 21 euro per la reperibilità, oltre che 560 per una notte intera di servizio, non paragonabili al privato, “dove con 2-3 ore di lavoro si fanno molti più soldi”. “L’emergenza – ha aggiunto Canino – c’è da cinque anni e il Governo non ha fatto nulla per cambiare: il contratto nazionale attuale è indecoroso, sono il primo a dirlo”. “Però sono 15 anni che si taglia a Oglio Po, ben prima dell’emergenza medica” ha ribattuto Pasotto, trovando l’opposizione di Canino.

Bongiovanni ha poi lanciato il tema della Psichiatria, con l’utenza in aumento ma l’orario diminuito. “E’ sempre un problema di personale – ha detto Rossi -. A Crema dal 1° luglio il reparto chiude, a Cremona vogliamo passare da 14 a 18 posti letto per fare fronte alla chiusura di Crema, ma siamo senza psichiatri. A Oglio Po però siamo di fronte alla possibilità di una nuova frontiera, quella dedicata agli adolescenti: l’Oglio Po ha le caratteristiche per il ricovero di pazienti dai 12 ai 25 anni, un settore a metà strada tra Psichiatria e Neuropsichiatrica Infantile. Sarebbe la prima volta. E stiamo pensato di realizzare una struttura complessa, ossia con tutto ciò che serve in loco e senza dover fare riferimento a Cremona o Mantova, anche per l’Oculistica”.

Anche Paola Mosa, direttrice socio-sanitaria Asst Cremona, è intervenuta sul tema della Psichiatria. “Stiamo lavorando per mantenere alto lo standard del servizio. Speriamo che la dottoressa Borella non cambi sede, o sarebbe una perdita importante. Negli ultimi anni abbiamo avuto un trend di crescita, mentre per quanto riguarda i TSO della zona Oglio Po su Cremona sono stati due nel 2021 e nessuno finora nel 2022, dunque numero contenuti. E’ pure vero che l’utenza media è aumentata. I colleghi hanno turnato tra Centro Psico Sociale, ambulatori, Centro Diurno, che ha subito una riduzione, e visite domiciliari. Il Centro Diurno ripartirà e stiamo lavorando per avere l’accreditamento di una sede idonea. Il CPS e il Centro Diurno saranno al piano terra in via Romani, la Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza resterà invece dove è ora”.

Piccinelli ha rimarcato che il problema è organizzativo. “E per quanto riguarda la Casa di Comunità, ASST paga 127mila euro di affitto quando, mettendo via un gruzzolo, si potrebbe rilanciare il vecchio ospedale”. Un passaggio contestato da Bongiovanni (“servono molti più soldi e il PNRR non può intervenire su una struttura privata”), mentre Mara Azzi ha sottolineato che “nulla vieta di migliorare le cose in futuro, intanto è fondamentale partire con la Casa di Comunità e tutto il resto. Il PNRR mette a disposizione fondi per il pubblico, ma non si esclude che in futuro vengano destinati anche al privato: ad oggi non lo sappiamo. Se così fosse, ma è un “se” grande, si aprirebbero orizzonti nuovi di recupero immobili”.

A chiudere è stato Salvatore Mannino, direttore di ATS Valpadana, che ha parlato “dell’importanza della conferenza dei sindaci, che dà un parere obbligatorio sul Piano di Sviluppo del Polo Territoriale, un documento che esprime la progettazione dei servizi erogati. Vengono fatte valutazioni e analisi sui bisogni del territorio, aggiornate di volta in volta. Esiste dunque uno spazio istituzionale dove la politica può già incidere”.

Un passaggio, quest’ultimo, che ha acceso un battibecco tra Piccinelli e Bongiovanni: “Il sindaco aveva scritto a me in risposta a una interpellanza che i primi cittadini non hanno competenza, invece il caso di Cardiologia, la cui chiusura è stata scongiurata in extremis, dimostra che la politica, se vuole, può fare molto”. “Ha letto soltanto quattro righe di due pagine della mia risposta, lo trovo molto scorretto: io parlavo di competenze e certe decisioni non competono ai sindaci” ha replicato Bongiovanni. Tra settembre e ottobre è previsto un nuovo incontro, forse non in consiglio, ma sempre col mondo politico e amministrativo locale. Per fare il punto e sperare di vedere passi avanti.

Giovanni Gardani (video Alessandro Osti)

 

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