Cronaca
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Atlantidi del Po e Polesine San Vito
a Rete4 grazie ai pezzi dell'eremita

Di Polesine si parlerà martedì sera, 30 agosto, a “Fuori dal coro”, celebre programma condotto da Mario Giordano che andrà in onda su Rete4 alle 21.20. Delle “Atlantidi del Po” si parlerà nel corso di un più ampio servizio dedicato ai cambiamenti climatici

Individuata con precisione l’area di fiume in cui si trovava una delle più importanti costruzioni dell’antico e scomparso abitato di Polesine di San Vito, una delle cosiddette “Atlantidi del Po”, vale a dire quei borghi che, nel corso dei secoli e della storia sono scomparsi a causa delle erosioni operate dal fiume. Fatto di cui, tra l’altro, si parlerà martedì sera, 30 agosto, a “Fuori dal coro”, celebre programma condotto da Mario Giordano che andrà in onda su Rete4 alle 21.20. Delle “Atlantidi del Po” si parlerà nel corso di un più ampio servizio dedicato ai cambiamenti climatici. Tra gli intervistati, oltre a chi scrive queste righe, anche il professor Davide Persico, sindaco di San Daniele Po e docente all’Università degli studi di Parma.

Tornando a Polesine di San Vito, chi scrive queste righe è stato ad effettuare un sopralluogo sul posto, accompagnato in barca dall’amico Maurizio Gobbi (grande conoscitore del PO) al quale va il merito di aver individuato, grazie all’ecoscandaglio, un’area di fiume nelle quale si nota distintamente un “salto” d’acqua e la presenza di mura. L’area si trova sulla sponda sinistra del Po, in località Porto Polesine, a poche centinaia di metri dal ristorante “Antenna del Porto”. Tra l’altro, lungo la massicciata, la comparsa di nuovi resti di antiche mura determinata dalla grande magra del Po, conferma ulteriormente che è quello il punto in cui sorgeva il castello, o una delle chiese, di Polesine di San Vito.

La storia informa che la prima chiesa parrocchiale di Polesine di San Vito venne demolita nel 1400 perchè gravemente danneggiata dalle acque del Po. La successiva, costruita intorno al 1400 in sostituzione della precedente, fu a sua volta distrutta dalle acque del Po nel 1720. E’ tra l’altro certo che il Marchesato di Polesine e Santa Franca ebbe un castello, come informa anche Guglielmo Capacchi nel suo libro “Castelli Parmigiani”. Castello che era posto a difesa di quell’importante porto fluviale che si apriva immediatamente a nord ovest del Palazzo delle Due Torri (l’odierna Antica Corte Pallavicina). Fonti storiche alla mano, un duplice ordine di fortificazioni esisteva in Polesine poiché il trattato di pace e di alleanza tra il Duca di Milano Filippo Maria e il Marchese Orlando Pallavicino del 5 gennaio 1431 parla espressamente di “castrum et rocha Polesini” lasciando intendere che l’abitato intorno al porto era cinto di mura e difeso da una piazzaforte. Polesine di San Vito, nel corso dei secoli, di fatto fu due volte spazzato via dalle acque del Po e poi ricostruito. L’attuale paese è, in pratica, il terzo ed è stato realizzato a maggiore distanza dal fiume e, quindi, in un luogo più sicuro. Il tutto grazie all’iniziativa del marchese Vito Modesto Pallavicino, ultimo signore di Polesine (nato a Polesine il 30 marzo 1698 e morto a Parma il 14 luglio 1731), sepolto sotto il presbiterio dell’attuale chiesa dei santi Vito e Modesto. Per entrare maggiormente nelle pieghe della storia va ricordato che agli inizi del XVI secolo il fiume spostò il suo letto più a sud, fino a lambire le fondamenta della rocca, che nel 1547 crollò e la stessa sorte toccò pochi anni dopo anche alla chiesa costruita da Giovan Manfredo nei pressi dello stesso maniero. Successivamente il fiume riprese il suo corso e il borgo di Polesine rifiorì, con la costruzione di abitazioni e di due palazzi marchionali; la situazione precipitò ancora agli inizi del XVIII secolo, quando il Po deviò nuovamente verso sud e, straripando, distrusse nel 1720 la cinquecentesca chiesa di San Vito e, alcuni anni dopo, il palazzo delle Fosse, residenza di Vito Modesto Pallavicino. Quest’ultimo finanziò i lavori di costruzione di una nuova chiesa (l’attuale) in una posizione più distante dalla riva, fulcro dello sviluppo successivo del paese. Vito Modesto morì nel 1731, nominando erede universale il “ventre pregnante” della moglie, che tuttavia partorì una femmina, Dorotea e, quindi, il feudo fu assorbito dalla Camera ducale di Parma, che lo assegnò, unitamente a Borgo San Donnino, alla duchessa Enrichetta d’Este, vedova del duca di Parma e Piacenza Antonio Farnese. Vito Modesto Pallavicino fu l’ultimo rappresentante della diramazione dei Pallavicino di Polesine, che mezzo secolo prima era suddivisa in sei famiglie. Morto lui, come già anticipato, il feudo non passo, secondo la prassi delle antiche originarie investiture, ad altri esponenti dell’illustre e nobile casato, ma fu appunto conferito nel 1748 alla duchessa Enrichetta d’Este. Vito Modesto, ricordato per l’amore che aveva per il suo popolo e per la grande carità che lo animava, sposò giovanissimo Claudia dè terzi, la quale morì l’8 gennaio 1720. Quindi il Pallavicino sposò in seconde nozze Ottavia Pallavicino dalla quale ebbe due figlie: Anna Maria, deceduta il 23 dicembre 1721 ad appena tre giorni dalla nascita, e sepolta nella chiesetta di Santa Franca, e Dorotea, andata in sposa al marchese cremonese Girolamo da Soresina Vidoni.

Il legame tra Polesine e il fiume è sempre stato molto profondo, lo si intuisce fin dal nome stesso del paese, che potrebbe derivare dal latino “Laesus a Pado”, vale a dire “distrutto dal Po”. Scritta, questa, che era stata inserita anche nello stemma dell’ex comune di Polesine Parmense (fuso da alcuni anni con quello di Zibello). Stemma su cui comparivano anche il dio Eridano, personificazione del fiume Po, il castello a rappresentare il Palazzo delle Due Torri (l’odierna Antica Corte Pallavicina) considerato il simbolo del paese; l’aquila e lo scaccato simboli dei Pallavicino, signori del luogo fino al XVI secolo.

In merito alle mura, va ricordato che, negli anni Ottanta del Novecento, un palombaro venne inviato a far esplodere, in acqua, i resti degli antichi edifici che ostruivano il passaggio delle bettoline. Parte di questi resti si trovano tuttora dietro al vecchio municipio di Polesine Parmense (dove ad oggi, dopo decenni, nessuno ha avuto l’idea di far apporre un piccolo cartello con una breve spiegazione storica); altri compongono invece la massicciata che delimita il corso del Po in territorio di Stagno Lombardo e sono ben visibili specie nei periodi di magra, come quello attuale. Ora sono emerse anche le ulteriori mura, proprio di fronte al punto in cui l’ecoscandaglio ha evidenziato la presenza di un antico rudere.

Quando si decide di approfondire la storia di Polesine Parmense, e di Polesine di San Vito, una delle “tappe d’obbligo” non può che essere l’attuale chiesa parrocchiale, nella quale riposa Vito Modesto Pallavicino, come confermato anche nel corso dei lavori di sistemazione del presbiterio realizzati nel 1957. In quella occasione venne alla luce, ai piedi dell’altare, la tomba del marchese consistente in una stanza con volto in mattoni sulla sommità della quale apparve una piccola lapide con questa semplice iscrizione: “Pregate per l’anima di Vito Modesto Pallavicino”. Con il completamento del sottofondo per il pavimento la tomba fu nuovamente ricoperta ma nel paese risvegliò la gratitudine per l’insigne benefattore. All’ interno della chiesa spiccano diverse lapidi. Una su tutte è quella commemorativa posta ai lati dell’altare maggiore, datata 1731, che ricorda appunto la figura di Vito Modesto che finanziò la realizzazione del sacro edificio. Un’altra, di piccole dimensioni, rimanda alla disastrosa piena del Po del 1801 ed evidenzia la gratitudine del paese verso San Carlo Borromeo (tuttora patrono del comune di Polesine Zibello) per aver preservato la chiesa dalla calamità. In questa lapide si ricorda anche la figura della marchesa Dorotea, figlia di Vito Modesto Pallavicino, che alla chiesa di Polesine donò la pala dell’altare maggiore, uno splendido dipinto a olio su tela della scuola del Parmigianino raffigurante “La Madonna con i Santi Vito e Modesto”. La marchesa donò anche la ricca cornice entro la quale il dipinto si trova. Cornice sulla quale, per altro, si legge “Dorothea Viti Modesti filia postuma mente secuta MDCCXLIV”. Semore all’altezza del presbiterio spicca lo splendido pulpito con lo stemma dei Pallavicino e la scritta “Hieronymus et Victoria march.Pallavicini- 1665” mentre dalla parte opposta si può notare il ritratto di Carlo Pallavicino, marchese di Polesine e di Santa Franca.

Eremita del Po, Paolo Panni

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