Cronaca
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Birra buona e Vintage: Silvia e Nicolò,
di quando ci si guardava negli occhi

Non è cosa scontata mettere a disposizione un proprio spazio e creare qualcosa di bello di cui tutti possano godere, servono le idee ma soprattutto la volontà di lavorare sodo per realizzarle, e se buon sangue non mente, ne vedremo ancora delle belle ora che a fianco di Silvia e del suo salone c’è Mad One del figlio Nicolò

A lato del Mad Craft Beer Festival 2022, un mini Festival che lo scorso week end ha visto coinvolti alcuni birrifici tra concerti live, dj e street food presso la birreria MAD ONE, nel salone auto Capelli prendeva vita un grazioso mercatino dedicato al Vintage Style e al concetto del riuso. Mentre Nicolò Daolio organizzava nel suo locale una festa con principale protagonista la birra e special guest la musica, la mamma Silvia Capelli, assieme al suo staff e all’amica di sempre Raffaella Bonatto, trasformava il suo salone auto in un coloratissimo mercato dall’atmosfera londinese.

Giovani e diversamente giovani han messo in vendita oggetti ed abiti usati, tassativamente in buono stato, dando vita a una atmosfera tipica dei migliori mercatini delle pulci. Non è la prima volta che Silvia mette a disposizione il suo grande salone espositivo per iniziative volte a dare un po’ di movimento alla nostra città, vedi la giornata fitness che chiama sempre a sé tantissime persone; la scorsa domenica, volendo affiancare l’evento nella birreria di Nicolò, ha ideato il mercato di cui si può dire… buona la prima.

Mettere in moto la macchina ha richiesto non poco lavoro ma la motivazione ha superato la fatica. Da una parte il tema del recupero, che da un po’ di tempo coinvolge anche i giovani, che dalle griffe stanno piano piano spostando l’attenzione verso ciò che era e ancora può essere, dall’altra la voglia di vivere le esperienze di persona non solo dietro a uno schermo o a una tastiera. Mentre le generazioni dei padri erano frequentatrici della Montagnola a Bologna o degli Obei Obei a Milano quelle dei figli si rivolgono ad alcune piattaforme online che danno spazio alla compra/vendita dell’usato. Silvia ha voluto cavalcare l’onda di questo ritorno alle buone abitudini dove lo spreco lascia spazio al recupero, riporta in auge mode e tendenze che parevano andate e vecchi accessori che danno quel tocco “stiloso” che tanto piace ai ragazzi e infine, non meno importante, il risparmio, comprare a prezzo buono torna ad avere importanza.

E se acquistare abiti e oggetti usati, vintage o retrò su internet è facile e comodo, recarsi in un mercatino vero è decisamente più emozionante e affascinante. Colore, sorrisi, oggetti ed abiti un po’ strani, hanno animato il salone per tutta la giornata, le persone si sono incontrate e gli espositori han fatto tra loro la famosa “comunella”.

I banchetti, tutti molto curati, hanno dato mostra di abiti, bijoux, lampade favolose create da ingranaggi dismessi o vecchi tubi, ceramiche e servizi della nonna, vecchie collane di fumetti e hanno accolto visitatori curiosi e desiderosi di vivere la domenica in una atmosfera alla Covent Garden.

Ritrovarsi, stare insieme con semplicità, tra una bancarella e quel pezzo che ti piace sonato dal DJ, tra una birra e un hamburger, salutare chi non vedi da un po’ e scambiare due bagole, sono ulteriori motivi che hanno acceso la lampadina delle idee a Silvia, Raffaella e collaboratori. Così, dalla sede di una attività che vende tutt’altro, periodicamente arriva un regalo per la nostra cittadina e la sua gente, una occasione per passare una giornata diversa e condividerla con gli altri.

Non è cosa scontata mettere a disposizione un proprio spazio e creare qualcosa di bello di cui tutti possano godere, servono le idee ma soprattutto la volontà di lavorare sodo per realizzarle, e se buon sangue non mente, ne vedremo ancora delle belle ora che a fianco di Silvia e del suo salone c’è Mad One del figlio Nicolò, che come la mamma, una ne pensa e cento ne fa. Un modo altro di fare commercio, lontano dall’individualismo, una concezione larga e aperta di offrire un servizio, una ricerca che trova sbocco nel ritorno di qualcosa di antico, spesso dimenticato, quando l’attività commerciale, il bar, la bottega erano luoghi di incontro, chiacchiere e “filossi”, quando il tempo correva meno veloce e ci si guardava ancora negli occhi.

Giovanna Anversa

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