Cronaca
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Ōki Izumi al Bijou per la mostra
Vetro, gioielli italiani fra 800 e 900

Ōki Izumi è artista giapponese di raffinata cultura. Le sue sculture si compongono essenzialmente di vetro nella cui cristallina impalpabilità sedimenta lastre tagliate geometricamente che stratifica e accumula, sovrappone e alterna sino a creare una forma che, eterea, quasi suggerisce appena la propria presenza

E’ una delle artiste del vetro più raffinate del panorama mondiale: Ōki Izumi, scultrice giapponese da anni residente a Milano, ha visitato nel pomeriggio di mercoledì 28 settembre il Museo del Bijou e la mostra attualmente in corso, VETRO. Gioielli italiani fra 800 e 900, a cui partecipa con due delle sue opere.

Entusiasta dell’allestimento e della esposizione (curata da Bianca Cappello e Sogand Nobahar), Ōki Izumi si è concessa una foto vicino alla vetrina che ospita i suoi splendidi e stratificati monili, la spilla microscultura da scrivania e la collana Conchiglia, entrambi in argento e vetro industriale, un materiale che possiede la doppia qualità della trasparenza e della riflessione.

“E’ stato un grande onore – commentano il Conservatore ed il custode del Museo del Bijou che la ha accolta, Fiorello Ferrante, volontario del Servizio Civile – ospitare questa artista di rilievo internazionale al museo, e sentire i suoi positivi commenti sull’esposizione temporanea e sulla raccolta permanente. Ricordiamo che la mostra, oltre 300 pezzi provenienti da collezionisti privati e dal patrimonio del Fabbricone, è allestita in Sala Zaffanella fino al 9 ottobre”: come a dire…attenzione a non perderla!

ŌKI IZUMI – Ōki Izumi è artista giapponese di raffinata cultura. Le sue sculture si compongono essenzialmente di vetro nella cui cristallina impalpabilità sedimenta lastre tagliate geometricamente che stratifica e accumula, sovrappone e alterna sino a creare una forma che, eterea, quasi suggerisce appena la propria presenza. Se la sua opera si dipana nell’utilizzo di un materiale così minimale e modernissimo, la sua formazione, avvenuta per gran parte in Giappone attraverso lo studio della letteratura e della storia antica giapponese, denuncia invece un forte attaccamento ed un amore incondizionato verso le radici antiche del suo paese d’origine. Emerge così uno dei punti cardine e base prioritaria nella ricerca di  Ōki Izumi che consiste nell’accostare due principi opposti che, interagendo tra loro, generano un senso nuovo e unico di cui il vetro, con le sue qualità, si fa catalizzatore primario.

Nata a Tokyo, Ōki Izumi si è laureata in letteratura giapponese antica all’Università Waseda di Tokyo. Ha studiato pittura e scultura con Aiko Miyawaki, Taku Iwasaki e Yoshishige Saito. Ottenuta nel 1977 una borsa di studio per la scultura dal Governo Italiano si diploma nel 1981 all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel corso di scultura.

Ha partecipato con sue opere e installazioni a numerose mostre personali e collettive in Italia, in Giappone e in altri paesi ; alla Biennale di Venezia nel 1985 (Progetto Venezia, III mostra internazionale di Architettura) e nel 1986 (Arte e Biologia, XLII Biennale internazionale di Arti Visive); alla Triennale di Milano nel 1983 (Alle radici del sole); nel 1992 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (Giappone-Italia, giovani generazioni), nel 1997, 1998 e 2010 all’Istituto Giapponese di Cultura a Roma. Nel 2007 una mostra antologica al Museo civico di Lubiana (Slovenia). Nel 2014 una mostra personale (Stratificazioni) al Museo di Santa Giulia a Brescia e una mostra (Arte del vetro oggi in Italia) alla Villa Necchi Campiglio a Milano. Nel 2017 una mostra personale al Museo d’arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova.
 Vive e lavora a Milano.

Opere realizzate principalmente in lastre di vetro industriale, un materiale che possiede la doppia qualità della trasparenza e della riflessione. Ciò induce ad accentuare l’osservazione superando la semplice percezione retinica e al tempo stesso invita all’introspezione, aprendo un proprio spazio-tempo. Le sempre mutevoli condizioni della luce che animano l’opera sono di continuo stimolo a farla interagire con le altrettanto diverse e variabili conoscenze ed esperienze di chi osserva.

Con un solo apparente paradosso, il materiale stesso, freddo e di produzione industriale, nelle mani dell’artista invita alla meditazione. Un effetto particolarmente intenso nelle grandi installazioni che suscitano un’esperienza non soltanto visiva in cui i riflessi dell’opera si traducono in riflessività interiore.

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