Lettere
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Guardando (con sconforto) dal fiume
a quel che succede a Roma

da Eremita del Po, Paolo Panni

Ho purtroppo il difetto di essere spesso prolisso nei miei scarabocchi (come amo definirli) scritti. Stavolta, forse, riuscirò ad essere particolarmente breve perchè, di fronte a certe sceneggiate, non occorrono troppe parole.

Da molto tempo non seguo i vari rotocalchi e notiziari televisivi, ma è ovvio che le informazioni arrivano ugualmente, comprese le ultime di questi giorni che hanno portato alle elezioni dei presidenti di Senato e Camera.

Spesso si è assistito a scontri verbali, a volte molto pesanti, tra i diversi schieramenti. Tuttavia, senza sorprendermi assolutamente, ho notato che gli eletti, da destra a sinistra passando per il centro, si sono trovati concordi su una straordinaria priorità: quella dell’immancabile ed irrinunciabile selfie della gleba (mi scusi Diego Fusaro se per una volta gli rubo le parole). Quello sì non fa scontrare nessuno e mette d’accordo tutti. Del resto il selfie è quell’elemento che, per dirla ancora come Fusaro, in questa società ha creato una marea di egomostri.

Che dire? Constare che, in un momento storico enormemente difficile, con bollette e prezzi (anche dei generi alimentari primari) alle stelle, migliaia di aziende che rischiano la chiusura, decine di migliaia di persone che rischiano il posto, una marea di famiglie che già non arrivano alla fine del mese e con il rischio di una guerra mondiale dietro l’angolo, coloro che sono stati mandati a Roma (non certo da me) hanno come priorità il selfie della gleba, mi dà la misura, ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, del livello di coloro che ci rappresentano. Non ho alcun timore a dire che faccio parte di coloro che il 25 settembre se ne sono stati a casa (del resto, per un certo periodo, non andava tanto di moda il motto “state a casa”?): una volta in più so di aver fatto la scelta giusta. Non mi sentivo rappresentato da nessuno prima e non mi sento rappresentato da nessuno oggi. Qualcuno, dimostrandosi banale, stucchevole, noioso, ridicolo e scontato mi ha già detto che coloro che sono stati a casa non hanno il diritto di lamentarsi. Davvero? Forse già l’essere stati a casa è stata una lamentela, o no?

Buon tutto e buone cose a tutti coloro che sono stati eletti: tanti cari saluti dal fiume.

Eremita del Po, Paolo Panni

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