Agricoltura
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Suini, la preoccupazione di Thomas
Ronconi (Anas) per il boom dei costi

“Siamo alle prese con una diminuzione degli animali e una chiusura degli allevamenti”

La suinicoltura rischia un corto circuito letale e gli effetti potrebbero ripercuotersi su tutta la filiera, con nuove chiusure di allevamenti, slittamento verso le soccide e un rimbalzo negativo delle produzioni anche nel 2023. Parola di Thomas Ronconi, produttore di Marmirolo iscritto a Coldiretti e presidente di Anas, l’Associazione nazionale degli allevatori di suini.

La prima anomalia rilevata dal presidente Anas riguarda i prezzi di mercato. “Sinceramente, chi solo un anno fa avrebbe potuto immaginarsi che avremmo raggiunto quotazioni di 2,072 euro al chilogrammo per i maiali destinati al circuito dei prosciutti e della salumeria Dop?”, si chiede Ronconi.

“Parleremmo di prezzi stellari – aggiunge -, eppure dopo mesi di sofferenza economica, ancora oggi la maggior parte degli allevamenti non riesce a sopravvivere, perché i costi di produzione fra energia e materie prime sono esageratamente alti. I margini si sono ridotti, quando non addirittura annullati del tutto”.

I numeri della suinicoltura lombarda, che da sola rappresenta – con appena il 6% degli allevamenti nazionali – il 49% del patrimonio suinicolo italiano, tratteggiano una parabola discendente, evidenzia Coldiretti Mantova. Nel giro di sei mesi, fra giugno di quest’anno e dicembre del 2021 hanno chiuso i battenti il 17,29% delle porcilaie e il numero di maiali è sceso sul territorio regionale del 4,18 per cento.

Il calo a Mantova è stato percentualmente meno drastico, ma una flessione è stata registrata anche nella nostra provincia, dove si allevano 1.083.939 maiali (-2,62% fra giugno 2022 e dicembre 2021) in 706 allevamenti (-3,29 per cento).

“La situazione è particolarmente complessa anche a livello europeo – prosegue Ronconi -. Nel corso del 2022 la consistenza delle scrofe è calata del 4-5%, con ripercussioni sull’intero patrimonio suinicolo, che perderà l’1% dei capi totali allevati e si fermerà a poco più di 246 milioni di capi”.

La contrazione dei maiali dovrebbe proseguire almeno per il primo semestre del prossimo anno, con una previsione secondo Anas di decrescita numerica della mandria del 2,3% in Italia, tanto nel primo quanto nel secondo trimestre del 2023. “Persino la Spagna, dopo 15 anni di crescita ininterrotta – puntualizza il presidente Ronconi – dovrebbe segnare un decremento, addirittura nell’ordine del 5,2% nel primo trimestre del 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022 e del 5,9% nel secondo trimestre”.

Su scala provinciale è difficile azzardare una stima dei numeri, ma la tendenza per lo scenario complessivo della suinicoltura, storicamente uno dei punti di forza dell’economia agricola mantovana, dovrebbe confermarsi negativa.

“Con il nuovo anno – preconizza Ronconi – dovremmo registrare prezzi di mercato ancora sostenuti per le materie prime, con l’incognita legata ai consumi di carne e salumi, che scontano la riduzione del potere di acquisto delle famiglie. Già da un paio di settimane siamo di fronte a una forte concorrenza delle carni estere, molto più competitive sul fronte dei prezzi per effetto di minori costi lungo la filiera, tanto che le catene italiane di distribuzione si stanno orientando ad acquistare in Germania, Austria, Spagna, Paesi Bassi”.

Con il nuovo anno, poi, un’altra incognita andrà a pesare sugli allevamenti. “Saranno da rinnovare i contratti di acquisto delle commodity per alimentare i maiali e i prezzi di partenza saranno più alti rispetto a quelli di un anno fa. E le pressioni sulla zootecnia aumenteranno”, calcola Ronconi. Dove chiude un allevamento, invita a riflettere Coldiretti Mantova, il danno non è solo dell’impresa, ma del territorio e di filiere specializzate come quelle della salumeria Dop Made in Italy.

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