Salute
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IDI-IRCCS, nuove possibilità di
diagnosi e cura per 31 tipi di tumore

“Si tratta di uno studio di espressione di nove geni che molta letteratura ha dimostrato essere coinvolti nella risposta immunitaria contro i tumori o più in generale nel controllo della risposta immunitaria". L'oncologo Facchiano: "La ricerca evidenzia la possibilità di usare farmaci che già esistono per altre patologie"

Da una parte l’individuazione di nuovi marcatori diagnostici e dall’altra l’analisi di nuove opzioni di trattamento immunoterapico fino ad ora inesplorate. Questi i due filoni su cui si è sviluppato lo studio condotto presso l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata IDI-IRCCS di Roma, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma e la Mediterranean Task force for Cancer Control (MTCC), che apre la strada a importanti novità sia sul fronte della diagnosi precoce sia su quello del trattamento di un’ampia gamma di tumori maligni. Recentemente pubblicato sul Journal of Translational Medicine (https://translational-medicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12967-022-03670-7), lo studio ha valutato l’espressione di nove immune-chekpoints in 31 tipi di tumore analizzando i dati presenti negli archivi pubblici di oltre quindicimila persone (circa diecimila pazienti e circa cinquemila soggetti sani di controllo).

“Si tratta di uno studio di espressione di nove geni che molta letteratura ha dimostrato essere coinvolti nella risposta immunitaria contro i tumori o più in generale nel controllo della risposta immunitaria- spiega Antonio Facchiano, medico-oncologo, dirigente medico presso l’ IDI– Abbiamo messo in correlazione i valori di espressione di questi geni con la diagnosi di malattia e con la sopravvivenza alla malattia stessa. Dunque da una parte uno studio di tipo diagnostico per capire se i pazienti che hanno una determinata diagnosi di tumore hanno valori di espressione di questi geni significativamente diversi rispetto ai controlli sani, e dall’altra abbiamo studiato come l’espressione di questi geni correli con la sopravvivenza dei pazienti”. Le nove molecole studiate sono CTLA4, PD1 e PDL-1, LAG3, TIM3, OX40, GITR, 4-1BB e TIGIT.

I RISULTATI – “Il primo filone di studio indica che le nove molecole possono essere marcatori di malattia in molti tumori– spiega Facchiano- per esempio nei pazienti con melanoma l’espressione di sette delle nove molecole è aumentata, nei tumori del testicolo è significativamente aumentata l’espressione di sei molecole sulle nove analizzate, e così via”. Un risultato importante dal punto di vista diagnostico perché “consente di poter fare diagnosi sulla base di parametri quantitativi che possono essere misurati in modo obiettivo e possono quindi essere di aiuto, ad esempio, al patologo nell’analisi della biopsia”. “La seconda parte dello studio ha messo in evidenza che l’espressione di questi 9 geni si associa in maniera molto rilevante con la sopravvivenza dei pazienti in molti dei 31 tumori analizzati– spiega ancora l’oncologo- e tutto ciò fa sì che queste molecole possano essere dei potenziali bersagli terapeutici. Nel melanoma, per esempio, una elevata espressione di tutti e 9 questi geni corrisponde a una migliore sopravvivenza. Questa associazione sostiene dunque l’ipotesi che farmaci che riconoscono queste molecole potrebbero avere un’utilità nel trattamento clinico di questi tumori. Se, infatti, si stabilisce che l’espressione di un gene si associa in maniera significativa alla sopravvivenza, allora un farmaco che riconosce questo gene come bersaglio, o per inibirlo o per attivarlo,  potrebbe essere un farmaco che ha un’immediata ricaduta sulla sopravvivenza dei pazienti”, sottolinea Facchiano. “L’ulteriore aspetto importante- continua l’oncologo- è che per tutti questi 9 ‘bersagli’ esistono già dei farmaci, alcuni in uso, altri in fase di sperimentazione, pertanto la potenziale applicabilità in clinica dei risultati dello studio potrebbe essere immediata. Questo studio- conclude Facchiano- potrebbe dunque accelerare i tempi per l’ identificazione di nuove terapie efficaci suggerendo anche il riposizionamento di farmaci che già esistono ma che sono stati sviluppati per altre patologie”.

Agenzia DIRE

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