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Annamaria Piccinelli: "La Casa di
Comunità c'è, i problemi restano"

"Sarà in grado Asst Cremona, guidata da Asst Mantova che è responsabile della medicina territoriale del Distretto, di cambiare pelle e fare un'operazione di ingegneria relazionale, di profonda formazione del personale, di comunicazione interna e di capillare informazione ai cittadini per farci sentire davvero che qualcosa è cambiato, oltre al nome?".

Casa di Comunità? A Casalmaggiore rischia di essere soltanto una bella parola, se non la si riempie di contenuti. Dopo il taglio del nastro – di una struttura peraltro sulle cui capacità qualche dubio lo nutre – ora bisogna risolvere i problemi. Questo quello che pensa Annamaria Piccinelli, consigliera di minoranza del comune di Casalmaggiore e da sempre dentro le questioni sanitarie.

INCAPACITA’ DI COMUNICARE – “Sarebbe bello quando c’è un’inaugurazione con personalità politiche, fasce tricolore, tagli di nastro, benedizioni… che anche i cittadini ci capissero qualcosa. Cosa cambia rispetto a prima, oltre al nome? Prima si chiamava Presst (Presidio socio sanitario territoriale) adesso si chiama Casa di Comunità: quindi? Cosa capisce un cittadino quando gli si parla di Pua, Cot, target complessi, valutazione multidimensionale? E questa incapacità di comunicare a tutti, va nella direzione contraria rispetto alla filosofia che è alla base della Casa di Comunità: se si è voluto chiamarla casa è perché le persone devono trovarci, in modo chiaro e comodo, tutto ciò che a loro serve per avere una buona qualità di vita, esattamente come in una casa“.

AGGIORNAMENTO. A QUANDO? – “Quindi incominciamo con il dire che in un luogo dal nome così evocativo i cittadini devono pretendere che, dal manager all’addetto alle pulizie, la comunicazione sia al primo posto e sia gentile, adeguata alla persona ed esaustiva. I “non è di mia competenza”, “il collega che se ne occupa è in ferie”, “deve guardare sul sito”, “richiami più avanti”, assieme ai telefoni che suonano ore senza che nessuno risponda ecc ecc. devono essere un brutto e lontano ricordo. Purtroppo anche immaginando di cavarsela un po’ con il computer, constatiamo che digitando “Casa di comunità”, escono solo articoli di giornale. Se digitiamo Asst Cremona, facendo scorrere in basso troviamo in un angolino la scritta Presst, dunque non ancora aggiornata con il nuovo nome. Se clicchiamo su Presst, non troviamo da nessuna parte il numero di telefono che è stato pubblicato sui giornali“.

Del resto noi, nei nostri recenti ricordi, abbiamo anche che da un giorno all’altro ci siamo trovati in decine di famiglie senza un pediatra perché il nostro era andato in pensione e nessuno ci ha avvisato che il subentro non era automatico, dovevamo fare una procedura, poi il telefono pubblicato sul sito era vecchio e così nessuno rispondeva e anche per capire la procedura non fu facile. Vogliamo credere che tutto questo modo di comunicare e rapportarsi con il cittadino sia completamente cambiato con il cambio di nome? Proviamoci, anche se le premesse qualche dubbio lo lasciano“.

CARENZA DI SPAZI: UNA CASA DI COMUNITA’ NON ALL’ALTEZZA Di VIADANA – “La Casa di Comunità dovrebbe essere un luogo fisico che raggruppa in sé tantissimi servizi. Così è a Viadana dove c’è tutto l’ex ospedale a disposizione che con i finanziamenti ricevuti, si sta riempiendo di molteplici attività. La storia di Casalmaggiore è diversa: il vecchio ospedale è stato abbandonato e i servizi sono stati messi in diversi palazzi privati presi in affitto. Tutti questi e altri servizi (riguardanti i problemi mentali, le tossicodipendenze, i vaccini, i prelievi, le visite ginecologiche, le consulenze familiari, guardia medica, medici di base e pediatri, problemi di assistenza sociale, servizi domiciliari per non autosufficienti, Rsa ecc) rimangono esattamente al loro posto, ma fanno tutti riferimento, per il coordinamento, alla Casa di Comunità. In più, in piazza Garibaldi, sono stati aperti un ambulatorio di Geriatria e uno per le cure Palliative e del dolore e forse verrà aperto quello di Fisiatria. Altri ambulatori che fanno parte della Casa ma sono collocati in Oglio Po (cardiologia ecc.), rimangono in Oglio Po“.

MEDICI, INFERMIERI DI FAMIGLIA E PEDIATRI. CHE SI FA? – “Punto cardine della Casa sarebbe la presenza dei Medici di base e Pediatri, ma le scelte logistiche spiegate prima, hanno fatto sì che negli anni questi professionisti si siamo organizzati in poliambulatori privati e, anche volendo, in Piazza Garibaldi 3, non ci sarebbero gli spazi. Quindi, a differenza di quanto leggiamo sui giornali, la nostra Casa non avrà mai dentro medici e pediatri e nemmeno sarà H24. L’altra novità sono gli infermieri di famiglia, sei in tutto, che sono un elemento di connessione tra i vari servizi. Infatti, e veniamo al dunque, la Casa, al di là dei singoli ambulatori, ha una missione, quella di far sentire accolto il cittadino in tutte le sue esigenze di qualità di vita. Ma non basta dire questo, bisogna fare esempi concreti. Se si è o si ha in famiglia una persona anziana, un disabile, una persona affetta da dipendenze (a sostanze, al gioco d’azzardo, altro), una persona con disturbi psichici o che sta vivendo una fase particolarmente complessa, nella Casa si devono esporre le proprie problematiche e si deve trovare chi indirizzi a 360 gradi verso i servizi, tutti i servizi, presenti sul territorio (sanitari, sociali, di volontariato e anche del viadanese perché non dimentichiamoci che siamo un Distretto) in modo che questi, comunicando tra loro, prendano in carico o meglio accolgano, la persona con le sue problematiche. E’ ciò che in buona misura ha sempre fatto il Medico di famiglia, ma ora il servizio di accompagnamento ci dicono che dovrebbe essere più capillare, presente, completo. Ci chiediamo: sono stati avviati momenti di raccordo e coordinamento con i medici di base? Sono già chiari i protocolli in base ai quali agire nei diversi casi che si presentano? Stando alle informazioni prese dai vari attori in campo siamo ancora ben lungi da tutto ciò. Dunque sarà in grado Asst Cremona, guidata da Asst Mantova che è responsabile della medicina territoriale del Distretto, di cambiare pelle e fare un’operazione di ingegneria relazionale, di profonda formazione del personale, di comunicazione interna e di capillare informazione ai cittadini (lettera, volantini, incontro pubblico, altro) per farci sentire davvero che qualcosa è cambiato, oltre al nome?“.

N.C.

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