Cronaca
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Cantina Caleffi, in tavola l'ultimo nato:
εννέα, abbraccio tra Grecia e pianura

Caleffi ha spiegato come a lui e al fratello Emanuele non bastasse la serie di vini sino a quel momento prodotti e insistessero per inventare un vino bianco che riuscisse a soddisfare il gusto prima di tutto loro e poi dei consumatori. GUARDA LA FOTOGALLERY E IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

A casa di Davide Caleffi, a Spineda, si impara anche il greco antico. La lezione l’ha tenuta lo stesso ex sindaco assieme al fratello Emanuele e all’intera famiglia, moglie, sorella, cognati, nipoti, figlio, figlia futuro genero compreso.

Un piccolo esercito che domenica mattina si è messo a completa disposizione di una quarantina di invitati offrendo loro tutto ciò che di meglio si può dare dal punto di vista dell’ospitalità non solo gastronomica ma soprattutto nel senso della amicizia con la A maiuscola. La conviviale è iniziata con una interessante introduzione da parte di Davide che ha raccontato la storia dell’azienda inserita originariamente nel settore zootecnico e approdata verso la produzione del vino acquisendo col passare degli anni ettari su ettari di terreno da cui ricavare quel nettare profumato declinato in varie tipologie di colore, sapore e gusto.

L’invito di domenica a Spineda era sostanzialmente costruito attorno alla presentazione dell’ultimo nato di Cantina Caleffi: εννέα, un vino bianco orientato verso agli aromi della Malvasia e ispirato alla terra d’origine di questo vitigno, Candia, la capitale dell’isola di Creta conosciuta anche con il nome di Heraclio.

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Caleffi ha spiegato come a lui e al fratello Emanuele non bastasse la serie di vini sino a quel momento prodotti e insistessero per inventare un vino bianco che riuscisse a soddisfare il gusto prima di tutto loro e poi dei consumatori. Così dopo insistenti, ripetuti e puntigliosi esperimenti finalmente è uscito dalle botti εννέα, questo originale prodotto sulle cui bottiglie è stata applicata un’altrettanto originale etichetta con il nome greco la cui traduzione vuole significare il numero nove corrispondenti alle varie lavorazioni a cui l’uva è stata sottoposta prima di diventare ciò che adesso il consumatore può sentire sulla lingua e sul palato.

Dopo gli interessanti riferimenti alla storia ellenica, con tanto di traduzione letteraria, sono iniziati gli inevitabili approfondimenti gastronomici con assaggi di psina fritta seguito da un originale e insolito abbinamento tra una fetta di culaccia e un bastoncino di torrone classico cremonese.

Un’invenzione culinaria che andrà brevettata prima che gli chef stellati se ne impossessino. La giornata uggiosa ha quindi consentito l’assaggio, ripetuto, di una scodella di marubini in brodo raffreddati da un sorso di lambrusco per continuare con altri prodotti della terra come salumi, formaggi e ancora pesciolini fritti.

Anche la sbrisolona ha avuto il suo meritato successo, intinta nella tipica grappa sempre di casa Caleffi. Un viaggio fantastico tra gusti e sapori della pianura padana abbinato alle atmosfere della lontana Grecia grazie all’intuito e alla costanza di questa famiglia il cui obiettivo è quello di far star bene la gente sia dal punto di vista enogastronomico che sociale e umano.

Ros Pis

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