Cronaca
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L'ultimo saluto a suor Maria Rosa:
sempre dalla parte degli ultimi

"Suor Maria Rosa ha iniziato il suo viaggio verso la casa del Signore – ha detto don Cesare — lei non cercava cose straordinarie, ma voleva dare un sorriso ai suoi figlioli"

Suor Maria Rosa

A volte delle vite si conosce poco, se non dell’ultimo tratto di strada percorsa. E qualcosa in più si viene a sapere solo dopo che il viaggio si sposta in un’altra dimensione. L’89enne suor Maria Rosa Marzorati è stata salutata ieri mattina a San Leonardo dalle sue Consorelle, dal suo Confratello e dai sacerdoti Don Angelo Bravi, Don Arrigo Duranti, Padre Francesco Serra, Don Bruno Galetti, Don Ettore Conti parroco di Cingia, Don Alfredo Assandri, don Anton Jcmon parroco a Vicomoscano, il diacono Luigi Lena e da tutte le persone che avevano avuto modo di conoscerla proprio in quel suo ultimo tratto di strada, quello che dal 1999 l’ha vista protagonista nell’assistenza ai ragazzi di Casa Giardino.

Suor Maria Rosa ha iniziato il suo viaggio verso la casa del Signore – ha detto don Cesare — lei non cercava cose straordinarie, ma voleva dare un sorriso ai suoi figlioli. Viveva l’amore verso il Padre attraverso l’amore verso i più deboli. E noi viviamo, come dice San Giovanni, se siamo capaci di amare, se no siamo delle persone che camminano nel vuoto. Già prima di essere suora, amava Gesù negli altri: ecco il suo coraggio di partire per l’Africa

SUOR MARIA ROSA – A ricordarne l’intensa vita è stato fratel Francesco: “Suor Maria Marzorati dei Figli di Gesù sofferente, è nata l’8 maggio del 1933 a Saronno, la città del Beato Luigi Maria Monti fondatore dei figli dell’Immacolata Concezione (Concezionisti). Fin da bambina frequentava la Comunità di padre Monti. A 11 anni già lavorava per le necessità della famiglia in una fabbrica.

E in questa realtà era attenta alle condizioni in cui operavano i lavoratori, di questo ne confidava ai suoi genitori desiderosa di trovare soluzione ai loro problemi. In fabbrica, poco più grande, diveniva attivista sindacale, che con il vangelo sottobraccio cercava di tutelare i diritti dei lavoratori. Fin da giovane in città dava testimonianza di bontà e carità: dove c’era un povero e un malato lei era presente, aveva una tenerezza particolare nei confronti delle persone che trovava per la strada in stato di alterazione, procurate dalla droga o dall’alcool. Alla fine degli anni 60 iniziava una ricca esperienza di missione in Africa, facendo parte di ACRA (Associazione di Cooperazione Rurale Africana) vivendo per tre anni in Ciad ed attivando un programma di soccorso ed educazione del popolo, prooposta affidatale dalla congregazione dei Gesuiti.

Intanto maturava nel suo cuore il desiderio di diventare missionaria e, per il mandato affidatogli, andava a Lione in un grande ospedale per una formazione infermieristica e ostetrica e per apprendere più profondamente la lingua francese. Un’esperienza che suor Maria Rosa raccontava per le relazion intessute di tenerezza e di stupore dello spirito umano del popolo africano, di cui lei era affascinata e rispettosa.

Al rientro del Ciad, dovuto a necessità della propria famiglia, soprattutto per assistere la sorella Rosanna portatrice di disabilità, rientrava a grande titolo per collaborare con la parrocchia e le opere sociali. Frequentava con assiduità un gruppo di preghiera dei padri concezionisti, la cui guida spirituale era affidata a padre Giuseppe Renzi, divenuto successivamente il fondatore dei figli di Gesù sofferente.

Lei fu la prima nel 1987 a emettere in forma privata i voti nelle sue mani. Insieme a lei altre donne del gruppo di preghiera la seguivano formando così la prima comunità religiosa nella Casa Madre a Sarono. Il fondatore le dava inoltre l’incarico di Madre Maestra e di seguito prendeva origine anche il ramo maschile.

L’opera dei Figli di Gesù sofferente ha avuto il primo riconoscimento ufficiale nel 2000 a cura del cardinale Carlo Maria Martini. Suor Maria ha donato la propria vita alle comunità residenziali dell’opera, rivolte a giovani e disabili anziani a Saronno, Rovello Porro, Polistena, in Messico per incarico del padre fondatore poi a Casalmaggiore e a Cingia de Botti, quest’ultima destinata a casa vocazionale come superiora.

E’ stata una consacrata di alto spessore e fascino spirituale, di grande testimonianza nel vivere quotidianamente il farsi prossimo con il sorriso, anche negli eventi difficili, sia per la vita dell’operasia negli incontri con le persone che a lei si avvicinavano, nel prodigarsi nell’accudire i figlioli disabili era sempre animata da profondo spirito di maternità, nel fare proprio il carisma del fondatore, sino al momento della sua nascita al cielo. Ha lasciato a noi, suo Confratello e sue Consorelle alta testimonianza di altruismo, di bontà e di capacità di ascolto. Carissima suor Maria Rosa ti vogliamo bene e te ne vorremo sino a quando non ci incontreremo in cielo

A ricordarla, durante il rito funebre anche la catechista e amica Angela Bigi: “Quando la vita di una persona cara si spegne, anche un pezzo di noi si spegne. Si avverte come un vuoto dentro che non riusciamo a colmare, nemmeno con la consapevolezza che, in fondo, sulla terra ci siamo per poco. Ma la fede! La fede ci salva. Sì quella fede che hai testimoniato tu, suor Maria Rosa, ci fa capire che sei solo passata alla vita vera, quella eterna. Sei solo fuori dalla nostra vista. Quante serate ridendo insieme a crepapelle sulle vicende della tua vita, quanta gioia abbiamo condiviso. Ma quando si parlava di Dio il tuo volto si illuminava e nella semplicità ci raccontavi Gesù. Se tu ora potessi parlare diresti: continua a ridere di quello che ci faceva ridere, godi delle piccole cose che tanto ci piacevano. Fino a quando sei viva, sentiti viva e non vivere di foto ingiallite… e insisti anche quando tutti si aspettano che abbandoni. Asciuga le tue lacrime e non piangere. Quando avevi un problema da risolvere ci dicevi: diciamo tre gloria e vedrai che tutto va a posto perché é affidato a Dio. Diresti: Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Quando non potrai usare il bastone cammina con la sedia a rotelle. Si sono certa: se ora ti chiedessi, suor Maria Rosa, come stai? Benone, mi risponderesti. Grazie, e prega per noi”.

Visibilmente provata suor Maria Buongiorno. Non è riuscita a trattenere le lacrime. Perché è vero, si nasce al cielo ma in terra si muore, e non si è più se non nella malinconia e nei ricordi.

Dopo il rito funebre, che ha visto la presenza del sindaco di Rivarolo del Re Luca Zanichelli e di quello di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni, la salma è partita per Saronno. Suor Maria Rosa è nata al cielo ed ora riposa lì dove tutto era partito, 89 anni fa…

N.C. (FOTO: Alessandro Osti)

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