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Santi tra pianura e fiume: da san
Corrado alla beata Elisabetta

Il 19 febbraio si celebra anche la festa della Beata Elisabetta Picenardi (1428 circa – 1468) di cui proprio quest’anno ricorrono i 555 anni della morte

Quelle del Grande fiume sono, tra le altre cose, anche terre di santi, beati ed anacoreti. Solo pochi mesi fa, il 9 ottobre, il novero dei santi legati al Po si è arricchito con le ultime due canonizzazioni presiedute da papa Francesco: quelle che hanno visto diventare santi Giovanni Battista Sacalabrini (Fino Mornasco, 1839 – Piacenza, 1905) a lungo vescovo di Piacenza (città di fiume) e fondatore della Congregazione dei Missionari di San Carlo e della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo ed Artemide Zatti (Boretto, 1880 – Argentina, 1951), laico professo della Società Salesiana di San Giovanni Bosco.

Dell’elenco dei santi legati al Po fanno parte Sant’Omobono; San Geroldo martire (che ricevette la palma del martirio a Cremona nel 1241, ucciso da un gruppo di banditi proprio vicino al fiume); San Rocco, San Corrado Confalonieri; San Savino; San Carlo Borromeo; Sant’Antonio Maria Zaccaria; San Folco Scotti ed i Beati Angelo Carletti e Giovanni Cacciafronte de Sordi.

A San Corrado Confalonieri, nato a Calendasco nel 1290 e morto a Noto nel 1351, nella settimana che precederà la solennità patronale del 19 febbraio, a Calendasco nell’antico romitorio ed ospedale francigeno medievale, si terrà una importante mostra documentaria curata da Umberto Battini, il più importante studioso e conoscitore della figura di San Corrado (al quale ha dedicato libri, articoli e pubblicazioni varie).

Sotto al maestoso portico saranno esposti in riproduzione anastatica dagli originali, alcuni documenti del culto al Santo penitente eremita francescano in terra piacentina.

“Le carte esposte – spiega lo stesso Umberto Battini – sono state rinvenute nell’archivio della parrocchiale del borgo sul Po e datano dal XVI secolo fino agli inizi del 1900. C’è l’importante Legato Sancti Conradi redatto in curia vescovile a Piacenza nel 1617 dal notaio dove si esplicita della nascita fisica del Santo nel borgo di Calendasco: “ex eodem loco iste Sanctus ut praefertur originem terrenam duxit”.

L’atto è approvato, firmato e avvalorato dal vescovo di Piacenza, che formalizza il legato voluto dalla casata Zanardi Landi succedutesi ad inizio 1600 ai Confalonieri nel feudo. Interessanti – prosegue Battini – i Registri del 1700 della confraternita del Santo Eremita, dove vengono annotate anche le spese della Festa negli anni. Seguono altri Registri dedicati a S. Corrado ed alla sua venerazione. L’acquisto della statua, la decorazione delle volte della chiesa con episodi della vita del Patrono. Il quaderno del 1800 della Compagnia di San Corrado con i nomi e cognomi di decine di uomini e donne del paese iscritti al sodalizio. Le carte del fatto della campana fatta fondere con l’effige del Santo, gli inviti a celebrare la festa del 19 febbraio al Vescovo di Piacenza ed a quello di Bobbio, mentre sono interessanti i documenti che riguardano i discendenti dei Confalonieri abitanti in Piacenza che venivano a festeggiare il loro avo salito alle glorie del Cielo qui a Calendasco, pagando tutte le spese: addirittura l’orchestra di violini.

La cappella ed altare del Santo – ricorda lo studioso – fu eretta nel 1617 e tutta decorata e accessoriata per poter celebrare il culto: addirittura dalla documentazione risultano centinaia di notazioni per la messa giornaliera a San Corrado, per secoli. Il culto al Santo penitente e poi eremita era l’unico in tutta la diocesi piacentina”.

Umberto Battini annuncia quindi che “saranno in mostra due carte eccezionali: il dono del 1907 e 1927 di due reliquie insigni dei Vescovi di Noto a Calendasco, proprio per il fatto che qui era nato e anche esisteva ancora anche il romitorio che l’accolse nel 1315 alla conversione. San Corrado – ricorda – nel 1323 partì dal borgo e pellegrinò a Roma, in Terra Santa, poi Malta ed infine nel 1343 arriverà in Sicilia nella città di Noto. Qui vivrà in una grotta come eremita, compiendo miracoli: al miracolo della comparsa del pane caldo nella grotta di pietra, assistette il vescovo di Siracusa che rimase sbigottito.

San Corrado è anche invocato per la guarigione dell’ernia dei bambini. Ed anche invocato dai cacciatori quale protettore in quanto la sua conversione è legata all’incendio della boscaglia per stanare selvaggina nei dintorni di Calendasco verso il 1313”. Quella curata da Umberto Battini è una mostra da non perdere, anche per i tanti cultori di storia ed appassionati del Cremonese e del Casalasco ed anticiperà appunto la ricorrenza del santo che cade il 19 febbraio di ogni anno. Un appuntamento che lega il borgo piacentino in cui San Corrado ebbe i natali, al Casalasco. Infatti il 19 febbraio si celebra anche la festa della Beata Elisabetta Picenardi (1428 circa – 1468) di cui proprio quest’anno ricorrono i 555 anni della morte. Illustre antenata della nobile famiglia Picenardi, la beata (che apparteneva all’ordine dei Servi di Maria), va ricordato, riposa nella bella chiesa parrocchiale di

Sant’Ambrogio in Torre dè Picenardi. Una figura, la sua, che merita senz’altro di essere riscoperta e valorizzata.

Eremita del Po, Paolo Panni

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