Cronaca
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Il re delle truffe edilizie snodo del clan
Arena: negli anni 2000 abitò a Viadana

Son 56 le persone indagate a Crotone nell’ambito dell’operazione Krimata coordinata dalla Dda di Catanzaro, tra le accuse frode e riciclaggio. E in testa al meccanismo vi sarebbe un 69enne originario della Calabria, che però dagli anni 2000 si era trasferito a Viadana, Mario Esposito. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

Son 56 le persone indagate a Crotone nell’ambito dell’operazione Krimata coordinata dalla Dda di Catanzaro, tra le accuse di frode e riciclaggio. E in testa al meccanismo vi sarebbe un 69enne originario della Calabria, che però dagli anni 2000 si era trasferito a Viadana prima di spostarsi nuovamente, Mario Esposito.

E’ considerato lui, dagli inquirenti, il promotore di un’associazione a delinquere di stampo mafioso, che commissionava reati tributari con fatture per operazioni inesistenti per 5 milioni di euro. A questo si aggiungono i reati contestati di riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita e trasferimento fraudolento di valori.

Ma Mario Esposito, negli ultimi anni operativo in Toscana (nel Pisano) dopo il trasferimento dalla Lombardia, è stato accusato anche di associazione a delinquere per frode, estorsione e usura. In particolare – come riporta la “Gazzetta di Mantova” – di lui parla in un interrogatorio Angelo Salvatore Cortese, collaboratore di giustizia, nel 2015, spiegando che “Viadana è un luogo pieno di isolitani (con riferimento a Isola Capo Rizzuto, paese dal quale proviene appunto Esposito, ndr) e dunque è un luogo fidato”.

Il 69enne legato alla famiglia Arena, in tregua con la famiglia Nicoscia, si era in particolare specializzato in truffe e usura. Caratteristica di Esposito era quella di utilizzare un travestimento con barba, baffi e parrucca per le cosiddette “azioni di fuoco”, che avrebbe però perfezionato lontano da Viadana. Insomma di giorno imprenditore e truffatore, di notte braccio armato della cosca Arena-Nicoscia.

Nel mantovano, tuttavia, faceva leasing mediante i quali faceva arrivare camion e scavatori (materiale per l’edilizia, insomma), che però invece di essere pagati venivano poi trasferiti all’estero, in particolare in Romania. Il tutto costruendo società che sfruttavano prestanome “puliti”, ossia senza precedenti, per ottenere l’appoggio di direttori di banca e ottenere così fidi e conti correnti, dai quali fare partire tutto il meccanismo fraudolento per milioni di euro.

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