Cronaca
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Il ramo guastallese dell'inchiesta
Sisma: dalla Bondeno ad Arte Casa

Intanto il prefetto di Mantovano Gerlando Iorio ha diramato una check-list antimafia, ossia una sorta di regolamento in cui, in diversi punti, vengono precisate le possibili anomalie delle quali tenere conto e avere sospetto.

Emergono nuovi dettagli in merito all’inchiesta Sisma, che ha dato scacco alla cosca Dragone, toccando la zona mantovana colpita dal terremoto del 2012 e dunque dalla successiva ricostruzione. Il territorio del comprensorio Oglio Po non è questa volta menzionato come nell’altro maxi processo Aemilia, che smascherò invece gli affari della cosca Grande Aracri, ma ci sono diversi riferimenti a zone di confine, tenendo sempre presente che i tentacoli della ‘Ndrangheta non si fermano certo a mere “linee geografiche”.

In particolare ai domiciliari è finito anche Enrico Ferretti della vicina Guastalla, oltre a Pierangelo Zermani di Medesano, in provincia di Parma. Farebbero parte del “giro” di Giuseppe Todaro, tecnico aggiuntivo esterno degli uffici dei comuni mantovani all’interno del cratere sismico, che garantiva lavoro e guadagno (illecito, molto di più di quanto assegnato dai fondi assegnati per la ricostruzione) a patto che venissero scelte aziende legate agli affari dei Todaro e soprattutto del boss Antonio Dragone, imparentato con gli stessi Todaro.

La vicenda che riguarda il guastallese Ferretti, consulente finanziario, è quella che si lega alla ditta Bondeno Srl, con sede a Gonzaga, incaricata di eseguire i lavori di riqualificazione. Quando questa viene chiusa perché i Todaro sentono puzza di bruciato, i soldi della ditta vengono imboscati su un secondo conto corrente, aperto a Soliera proprio dal Ferretti, che secondo gli inquirenti conosceva bene gli affari dei Todaro, forse costretto ad assecondarli a causa di precedenti prestiti usurai. Fatto sta che, grazie a questo secondo conto corrente aperto alla banca Unicredit di Soliera, la Bondeno viene sostituita da Arte Casa che in questo modo può sfuggire ai controlli antimafia della Prefettura.

Il gioco, insomma, è quello subito smascherato quando l’inchiesta è stata resa nota: “ripulire” le aziende al centro del giro d’affari con prestanome, o direttamente con nuovi nomi date alle società, per aggirare i divieti delle liste della Prefettura e rimettere in gioco il sistema. Favorendo pratiche edilizie più veloci, maggiori contributi rispetto a quello regionale previsto e, in cambio, ottenendo la percentuale del 3 per cento e soprattutto l’affidamento a una ditta fidata, che in molti casi era proprio la Bondeno Srl, poi chiusa per provare a togliersi di dosso la museruola delle indagini.

Invano, perché alla fine la DDA è arrivata al traguardo. Intanto il prefetto di Mantovano Gerlando Iorio ha diramato una check-list antimafia, ossia una sorta di regolamento in cui, in diversi punti, vengono precisate le possibili anomalie delle quali tenere conto e avere sospetto.

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