Opinioni

Ponte Verdi: tra inciviltà, fatti
grotteschi e speranze vane

Un ponte che, per le tante, troppe vittime di cui è stato teatro potrebbe ormai essere definito un “sacrario” (e c’è da sperare che, prima o poi, a qualcuno venga in mente di realizzare almeno una piccola lapide e una cerimonia in ricordo delle vittime del viadotto)

E’ lì da dieci anni la Bici Fantasma (non se la prendano gli amanti delle inglesaggini che avrebbero avuto piacere a leggere “ghost bike” perché si vergognano di parlare la lingua di Dante), fissata al ponte “Giuseppe Verdi” in ricordo dell’indimenticato Luigi Aimi di Roccabianca, una delle vittime del lungo viadotto che collega Parmense e Cremonese, Lombardia ed Emilia, nel tratto compreso fra San Daniele Po, Roccabianca e Polesine Zibello.

Un ponte che, per le tante, troppe vittime di cui è stato teatro potrebbe ormai essere definito un “sacrario” (e c’è da sperare che, prima o poi, a qualcuno venga in mente di realizzare almeno una piccola lapide e una cerimonia in ricordo delle vittime del viadotto). L’iniziativa della “Bici Fantasma” (con sentite scuse sempre a chi proverebbe forse emozioni indescrivibili a leggere “Ghost Bike”), dieci anni fa, è stata voluta dai gruppi “Vita in Campagna” e “Amici del Grande fiume” di Polesine Zibello, i primi a denunciare pubblicamente (con tanto di immagini) le condizioni in cui versava il ponte “Verdi” sentendosi rispondere, dai cosiddetti Enti competenti, che le crepe erano soltanto di ordine estetico, quindi non c’erano problemi di sicurezza e l’invito era quello di non fare allarmismi.

Poi la storia, ed i fatti, hanno dato ragione a chi veniva accusato di creare allarmismo, ma tant’è. La Bici Fantasma è sempre lì, a ricordare Luigi, ormai invasa dalla ruggine. In dieci anni ha sopportato il sole e la pioggia, il gelo e la nebbia, l’afa, il caldo e il freddo, ha visto le piene e le secche del fiume, ha visto transitare un numero incalcolabile di mezzi, ha visto chiudere il ponte per lavori, e lo ha visto riaprire. E’ stata, insomma, a suo modo, testimone della storia.

Si era anche fatta una manifestazione per chiedere la realizzazione di una pista ciclabile che unisse meglio, in sicurezza, le due rive. Anche perché, giusto ricordarlo, le due passerelle che si trovano ai lati del ponte per tutta la sua lunghezza, permetterebbero il transito di bici senza particolari problemi, ma non sono piste ciclabili: sono semplicemente marciapiedi pedonali (a detta degli Enti competenti) ad uso e consumo degli operatori addetti a manutenzioni e lavori. Non sono omologate (per farla breve non sono larghe a sufficienza) per essere piste ciclabili: questione di normativa e di burocrazia, quegli elementi che qualcuno da tempi dice di voler snellire e, invece, più passa il tempo e più diventano ostacoli (talvolta problemi insormontabili) terrificanti per i semplici cittadini (che sono anche contribuenti ed elettori, molto spesso smemorati).

Le speranze di vedere realizzata una pista ciclabile erano nulle fin da subito, e sono ancora più nulle oggi, dieci anni dopo, con buona pace della sicurezza di tutti. Del resto ci sono problemi (economici e non) a sistemare un ponte che a tutt’oggi continua ad essere un grande “malato” a causa dei suoi problemi strutturali; figurarsi se può essere presa in considerazione una pista ciclabile: a proposito, lungo i cosiddetti marciapiedi pedonali si sono già aperte buche, pericolose anche per i pedoni e per gli operatori, dalle quali emergono in bella vista le intelaiature (arrugginite) del cemento armato, e le infiltrazioni d’acqua sono di casa.

Nel frattempo in tanti, sull’una e sull’altra riva del fiume, auspicano che possano iniziare gli annunciati nuovi lavori di messa in sicurezza del ponte. Del resto, esattamente a febbraio 2022, con largo anticipo quindi rispetto alla tabella di marcia, nel corso di una conferenza stampa a “reti unificate” (nel senso che erano stati invitati a partecipare i giornalisti dell’una e dell’altra riva) era stato annunciato l’avvio dei lavori per l’estate 2023. Chi scrive queste righe, che ha imparato a non fidarsi delle promesse trionfanti dei soliti noti, aveva in animo il dubbio fondatissimo che nell’estate 2023 non sarebbe stato avviato alcun cantiere.

Del resto non serviva essere un indovino e, infatti, il dubbio è poi diventato certezza visto che i lavori devono ancora essere affidati e, se tutto andrà bene, si arriverà ad iniziare il cantiere almeno nell’autunno 2023. Quindi nessuno abbia timore: le trasferte estive lungo il ponte, per recarsi in vacanza o alle feste enogastronomiche (speriamo poco eno e molto gastromomiche) dell’una e dell’altra riva sono salve, così come sono salve le trasferte di chi va a morose “di là da Po”. Ennesimo slittamento dei tempi: del resto prima ci si è messa la mancanza delle materie prime (perché adesso è stato coniato anche questo slogan per giustificare i non lavori) dovuta al conflitto in Ucraina e poi ci si sono messi i ritardi determinati dal Decreto Milleproroghe. Insomma ce n’è sempre una e, in perfetta linea con lo stile dell’italietta del terzo millennio, le colpe sono sempre e comunque di altri. Chissà se verrà il giorno in cui qualcuno dirà “E’ stata colpa nostra”.

Nel frattempo proseguono con frequenza impressionante i comportamenti incivili di tanti automobilisti e camionisti che danno ampiamente l’idea di quanto sia diffuso, in questo Paese, il non rispetto delle regole. Basta percorrere il viadotto per rendersene subito conto. Su tutto il ponte vige il divieto di sorpasso, per motivi di sicurezza (questa sconosciuta) ed è incalcolabile il numero di coloro che, giorno e notte, si lanciano bellamente e beatamente in sorpassi, con buona pace appunto dei divieti in vigore. Ma il colmo lo si raggiunge nel breve tratto disciplinato dal senso unico alternato in cui (con tanto di autoveolox fisso) si è tenuti, sempre per motivi di sicurezza, a sopportare il limite di velocità fissato in 30 km/h per poche centinaia di metri. Tra soggetti strombazzanti, qualche medio alzato e sorpassi pericolosi anche nell’area disciplinata dal senso unico alternato, è possibile farsi una idea molto chiara, se mai ce ne fosse bisogno, del grado di idiozia e di inciviltà di parecchi soggetti, per i quali evidentemente le regole (che dovrebbero essere la base della convivenza in un Paese civile) valgono come la neve al sole, o come il due di bastoni a briscola quando c’è sotto denari.

La Bicicletta Fantasma resterà lì ancora a lungo, e di sicurezza per chi viaggia in bici, almeno lungo il ponte, non s’ha da parlare (nonostante i numerosi proclami sul rilancio del turismo ciclabile). Del resto non ci sono i fondi, ma ci sono per finanziare (con i fatti) un conflitto bellico nonostante si viva in un Paese che, per Costituzione, ripudia la guerra.

C’è da sperare che possano essere trovati, i fondi, per sostenere, ora e subito, le popolazioni della vicina Romagna devastate dall’alluvione, ma di mezzo ci sono sempre loro, i soliti incravattati che, da destra a sinistra e da sinistra a destra passando per il centro, sono continuamente impegnati ad andare a fare litigiosi e nauseabondi show televisivi in prima serata (che la gente farebbe bene a smettere di guardare), anziché indossare stivali, guanti e mettere mano ai badili aiutando chi ha perso tutto (del resto sono abituati a stare con le mani in mano, guardando chi lavora, salvo poi farsi fotografare con caschetti e badili in mano quando devono annunciare qualche cantiere…perché adesso è stata varata anche questa “geniale” fotografia che purtroppo qualcuno ha il coraggio di scattare). Quando, di fronte alle catastrofi, più che a cercare i colpevoli, ci si ritroverà tutti uniti, indipendentemente dalle ideologie, per aiutare chi ha subito calamità come quella dei giorni scorsi, questo Paese darà segni di civiltà che oggi non si vedono. Forse i politici farebbero bene a guardarsi, riguardarsi e riguardarsi ancora, la saga cinematografica di Don Camillo, non per farsi quattro risate ma per imparare quei valori che, grazie alla geniale penna di Giovannino Guareschi, sono più che palesi. Ma ad oggi questa non è che una speranza.

All’imbocco del ponte “Verdi”, da qualche anno, qualcuno ha posto un Angioletto, come a dire che non resta che sperare nella Provvidenza….

Eremita del Po, Paolo Panni

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