Cronaca

Oglio Po, la manifestazione:
l'ospedale e la sua gente

forse non è stato un caso che a guidare il tutto siano state 4 donne che, in un giorno di tre mesi fa, hanno deciso che ci si doveva muovere. La loro forza, unita a quella dell'associazionismo di casa nostra, ha rinsaldato le fila: ora si va avanti. Per Oglio Po e con Oglio Po, che è la ricchezza - da mantenere - di questo territorio. E pure, in tanti casi, ne rappresenta la speranza

Un grido accorato, deciso, ma composto e gentile. Una manifestazione di interesse per un territorio – quello casalasco – che non sempre è stato caldissimo (punto nascite docet) quando si è trattato di manifestare per qualcuno o qualcosa. Erano oltre 500 le persone che ieri, a partire dalle 17, hanno affollato prima il piazzale di San Francesco e poi la piazza Garibaldi per manifestare a favore dell’Oglio Po e dei suoi servizi. Qualche sindaco e nmerosi i politici presenti, nessuna bandiera di partito – per scelta, perché l’ospedale non è né di centro, né di sinistra e ne di destra – ma 90 associazioni unite che hanno risposto presente all’invito del Coordinamento di Cittadine e Cittadini per l’Oglio Po. Oltre alla comune gente, giunta non solo da Casalmaggiore ma pure dai comuni limitrofi.

Un bel risultato, qualunque sia il punto di vista dal quale lo si voglia cogliere. Una voce comunque sorridente e positiva che ha chiesto, in maniera ferma, che il nosocomio casalasco non si impoverisca ulteriormente, ma che cresca, che resti presidio fondamentale senza perdere più pezzi, senza sirene e promesse mai mantenute (l’ambulanza per le gestanti, tanto per dirne una, promessa dopo la chiusura del punto nascite e mai giunta), senza regali passati come grandi imprese che restano piccoli passi, senza inaugurazioni, o passerelle politiche, o promesse vane. Senza indugi.

Ha perso tanto, troppo l’ospedale da quando è nato, nato dal sacrificio di tre presidi che si sono uniti – come ha ricordato Laura Passerini, ex infermiera ed una delle quattro donne che hanno dato vita al Coordinamento – per offrire un servizio indispensabile ad un territorio di frontiera, lontano dalle città ma ricco di storia, di persone e soprattutto di esigenze e di necessità di cura. La stessa Passerini, nel suo discorso emotivamente profondo ha ricordato che Oglio Po era nato per avere 300 posti letto. Oggi siamo ad un centinaio, per un bacino di utenza che ne dovrebbe avere molti di più. E’ vero, i tempi sono pure cambiati, ma le esigenze restano alte. E non sempre sono soddisfatte.

Il Coordinamento lo ha ribadito, tra gli applausi, che questo territorio non vuole lottare contro qualcosa ma per qualcosa, vuole costruire, mantenere, chiedere servizi e che il pubblico deve adempiere sino in fondo ad un dovere di cura senza tentennamenti di sorta. Deve crescere Oglio Po, deve crescere la medicina territoriale, devono permanere, ed essere implementate, le eccellenze sanitarie che ci sono, anche soprattutto in Oglio Po. Deve essere garantito, a tutti ed indistintamente, la possibilità di avere tempi certi (e soprattutto brevi) per l’accesso ad esami e approfondimenti diagnostici senza dover attendere mesi e mesi o senza dover ricorrere al privato. Non esiste, né deve esistere, una sanità di serie A ed una di serie B. Una per chi apre il portafogli ed una per chi si accontenta dei tempi. Non devono esistere servizi ridotti, non devono più essere ridotti posti letto e bisogna mettere in grado l’Oglio Po di lavorare con continuità, senza attendere pensionamenti per la sostituzione del personale che se ne va. Non devono esserci – per quanto naturalmente possibile – servizi da destinare o da cercare altrove.

E’ pur vero che l’emergenza sanitaria investe in maniera trasversale tutto il paese: carenza di medici, di risorse, carenza sinanche di infermieri e personale. Ma l’attenzione deve essere e restare alta, così come l’impegno, di tutti a risolvere i problemi. Di questo territorio di frontiera. Perché è questo il territorio in cui siamo. Ed Oglio Po il nostro ospedale.

LE PAROLE DEL COORDINAMENTO – Non citeremo chi c’era e chi non c’era per non correre il rischio di dimenticarci qualcuno. Per il comune di Casalmaggiore c’erano rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione, anche questo un piccolo segnale che i problemi non appartengono ad una parte politica, ma sono trasversali e che chiudere gli occhi e fare finta di nulla non è mai segno di virtù. Dopo i ragazzi e le ragazze del Torrione che hanno guidato il corteo con le loro bandiere lanciate al cielo e i Casalmattori che hanno introdotto sul palco (concesso dall’Amministrazione) le parole del Coordinamento hanno davvero scaldato i cuori dei presenti.

Una sorta di piattaforma dalla quale partire per ragionare. Perché la manifestazione di ieri non è il punto di arrivo, ma un punto di ri-partenza. Non è – o almeno lo si spera – un fuoco di paglia ma una diversa e nuova maniera di chiedere. Il via ad una comunicazione che – si spera – sia impostata al dialogo e all’ascolto di tutti i soggetti in campo.

Da quando a luglio abbiamo deciso di costituire il coordinamento – ha spiegato Laura Passerini – sicuramente nessuno di noi aveva idea del risultato che avremmo ottenuto. L’intento era quello di portare in piazza più gente possibile. Oggi questo risultato che è anche il termometro della situazione dell’ospedale e delle sue difficoltà ci ripaga di tutto. Il risultato è questa piazza piena, siamo noi
tutti cittadini venuti qui oggi a metterci la faccia.

Decidere di metterci la faccia è stato in queste settimane il nostro motto. E resta tale per noi tutti e per chi deve e ha il potere di prendersi òe responsabilità dell’Oglio Po e del suo territorio. Stiamo facendo questo non per spirito di testimonianza ma per cambiare effettivamente lo stato attuale delle cose. Dietro ogni singola faccia c’è una persona, ognuno con la propria storia e con gli stessi doveri e diritti irrinunciabili. Ed è un diritto irrinunciabile il diritto alla cura nel momento del bisogno così come previsto dall’articolo 32 della nostra costituzione. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivitàe garantisce cure gratuite agli indigenti. La legge garantisce la libertà di scelta nei rapporti medico e paziente.

Il coordinamento, sottolineo apartitico, ha voluto sensibilizzare la gente comune, il singolo cittadino per far sentire ad ognuno la consapevolezza dell’enorme, unico e insostituibile valore del nostro ospedale, Oglio Po.

Noi tutti vogliamo che l’Oglio Po torni a funzionare nelle sue potenzialità largamente espresse e valorizzate in passato e che ancora oggi, seppur con fatica e sacrificio, i professionisti tutti continuano a portare avanti.

Non siamo qui per rivendicare i 300 posti letto dell’apertura di Oglio Po nel lontano dicembre 1992. Siamo consapevoli tutti che nel frattempo è cambiato il mondo. Vogliamo però che si metta un freno al depotenziamento rispetto agli attuali 100 posti letto circa. Vogliamo riaccendere il nostro ospedale, vogliamo che ci sia la volontà concreta di mettere in sicurezza il momento della nascita e dell’assistenza alla donna.

Ricordiamo che, da quando il punto nascita è stato chiuso, due donne hanno partorito in strada. Ed è andata bene! Per fortuna! Ma se fosse intervenuto qualche evento avverso? Chi si sarebbe accollato la responsabilità? Quando anni fa l’allora assessore regionale aveva annunciato la chiusura del punto nascite aveva garantito un’ambulanza dedicata e sempre disponibile, aveva garantito un servizio per l’assistenza alla puerpera con la presenza nel consultorio di ostetriche dedicate.

Dove sono finite queste promesse? L’implementazione di questi servizi a che punto é? E dell’ambulanza, che è il minimo, il minimo sindacale, qualcuno ne ha notizia? Sono trascorsi 5 anni e siamo ancora qua ad attendere il minimo forse si aspetta che arrivi da donazioni, come per altro tantissime strumentazioni, macchinari anche ristrutturazioni in questi anni hanno fronteggiato le gravi carenze di investimenti.

Speriamo poi che si metta mano alla lista d’attesa per esami, visite, piccoli interventi, controlli periodici e di tipo preventivo. C’è chi di tanto in tanto va sui giornali a ribadire che va tutto bene, ma la gente dice che è un disastro. Spesso non ci sono le agende e quando si riesce a prenotare i tempi d’attesa sono spesso lunghissimi e vengono prenotati a km di distanza. Questo ha un impatto sui cittadini in particolare per gli anziani, per chi ha disabilità, per chi ha meno risorse economiche, per chi è solo.

Cittadini che pagano le tasse, costretti a rivolgersi ad altre strutture, distanti da casa, a pagamento, questo per molti, fa sì, che non riescano più a curarsi. Poche settimane fa le cure oncologiche sono ritornate nella loro sede, ristrutturata in buona parte con le donazioni e la generosità della gente, di noi cittadini. Sono dovuti trascorrere otto mesi dall’inaugurazione, per riaccendere la luce del nuovo reparto del day hospital oncologico, da sempre eccellenza del nostro ospedale. Questi ritardi non dovrebbero esistere non devono esistere mai!

Da qualche settimana ha riaperto la cardiologia e una buona notizia di queste ore è che è stato nominato il primario, il dottor Moschini, al quale facciamo le nostre congratulazioni. Ha riaperto con sei posti letto, ma sei posti letto possono soddisfare le esigenze di un intero territorio con un bacino di utenza per lo più composto da anziani? Noi diciamo di no. Erano 14, più quattro un tempo e passare da quattro a sei non può bastare, non può essere ritenuto sufficente.

Ci sono tante altre criticità. Il capitolo della psichiatria. Anche qui riduzione di posti letto. La neuropsichiatria! Tante promesse mai concretizzate, con un aumento di richieste di presa in carico, per non parlare delle difficoltà del territorio. E poi basta, basta, con le esternalizzazioni di servizi che fanno riferimento al capitale assistenziale. In certi ambiti il lavoro d’equipe (termine largamente studiato e abusato) sono le fondamenta. Come quando si costruisce una casa di mattoni devono combaciare così gli operatori, per dare il meglio di sé devono conoscersi, fidarsi, amalgamarsi. E per questo ci vuole tempo, conoscenza, continuità.

Prendersi cura delle persona per la personalizzazione e l’umanizzazione delle cure, per la sicurezza e la prevenzione. Per tutto ciò le figure coinvolte i medici, ma soprattutto gli infermieri e gli operatori socio sanitari, gli oss, si formano, si istruiscono, si aggiornano. Oggi è anche frustrante in certi momenti avere un bagaglio così importante e sentirsi limitati. E’ necessario investire nelle risorse umane sia numericamente (quanti posti di lavoro sono persi) che con riconoscimenti, ma non chiamandoli eroi.

Fare programmazione a lungo termine, provvedere per tempo alle sostituzioni delle varie professionalità, e non lasciare buchi temporali di assenze. Se non fai questo crei un disservizio, non sei in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini che pagano, per vedersi garantire una prestazione. Crei malessere nell’organizzazione e per chi si deve fare carico di portare avanti le attività in ogni modo. Allontani! Non avvicini!

Allora! Mettiamoci la facce e riaccendiamo il nostro Ospedale. Riaccendiamo la cardiologia, la pediatria, l’ostetricia, la ginecologia, la psichiatria, la radiologia, la medicina. Illuminiamo l’oculistica! Non ci accontentiamo più di promesse, pacche sulle spalle, giri di parole, sfilate pre elettorali, adesso basta! Vogliamo impegno, vogliamo una casa di comunità che funzioni, vogliamo che il distretto delle due asst Cremona e Mantova si interfacci come è stato promesso! Chi deve farlo funzionare perché non lo fa?

Probabilmente serve un modello nuovo per rispondere ai bisogni della collettività. E’ indispensabile che l’ospedale e il territorio siano interconnessi, serve ridefinire i parametri che fino ad oggi hanno caratterizzato le organizzazioni. Serve inoltre metterci la faccia, serve la volontà di superare campanilismi ed egocentrismi. Serve parlarsi, confrontarsi, stringere le mani da garanti, assumersi la responsabilità del gesto. Perché? Perché se occupi un ruolo, un ruolo decisionale, un ruolo che ti è stato assegnato, un ruolo che ti è riconosciuto, devi metterci la faccia. Devi mettere le tue risorse per te stesso, per ciò e per chi rappresenti

Siamo consapevoli che da soli non si è nulla, ma tante facce possono cambiare la storia. Citando We are the world, noi siamo il mondo e arriva un momento in cui abbiamo bisogno di una chiamata quando il mondo deve tornare unito“.

Tante facce hanno cambiato ieri un pomeriggio: senza rabbia, senza rancore, senza intenti bellici, senza frustrazioni. Ma con fermezza e fierezza e – caratteristica spesso casalasca – con un sorriso in più. Forse non cambieranno le cose (anche se a piccolissimi passi qualcosa si muove) ma ieri il cielo è davvero parso più leggero. E forse non è stato un caso che a guidare il tutto siano state 4 donne che, in un giorno di tre mesi fa, hanno deciso che ci si doveva muovere. La loro forza, unita a quella dell’associazionismo di casa nostra, ha rinsaldato le fila: ora si va avanti. Per Oglio Po e con Oglio Po, che è la ricchezza – da mantenere – di questo territorio. E pure, in tanti casi, ne rappresenta la speranza.

Na.Co. (Testo e foto – Video Alessandro Osti)

 

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