Racconti

Bruno Arcuri: un mese dopo, il
racconto. Un sogno realizzato

Chissà dove alberga la felicità. E’ una domanda che tanti si fanno, impegnati nella quotidianità, magari oscurati da problemi che prima o poi si ripresentano. A guardare Bruno Gabriel Arcuri, la felicità è nella leggerezza, e nel sorriso, in una filosofia di vita che lo vede – e comunque – affrontare le cose che accadono con una buona dosa di accettazione, e di fatalismo (in senso buono).

La felicità è nella realizzazione di un sogno. Ma è pure nell’accettare che non succeda, nel comprendere che ci si può spesso rimettere in moto, e magari la prim fermarsi e pure la seconda e la terza farcela davvero.

Ciò che accade accade perché deve accadere, da ogni cosa si impara qualcosa d’altro e le persone hanno sempre qualcosa da dare e da prendere. Non è una resa, non un affidarsi unicamente al destino. E’ un modo per dire che se la soluzione non è quella più razionale, o quella che si pensa per prima, ci può essere un’altra strada, un’altra storia, un altra traccia da percorrere.

Gli servirà, al nostro Bruno, centauro, amante soprattutto dell’Enduro e fuoristrada, tesserato con il Motoclub Angelo Bergamonti, imprenditore a Casalmaggiore, uomo di gran passione e di cuore.

E’ passato quasi un mese dall’impresa: dall’impresa della realizzazione di quel sogno preso al volo quando era un ragazzo. Da quel sogno che ora – e finalmente – pò dirsi realizzato. Lui ne è il principale artefice: al di là di sponsor (importanti), al di là di chi gli ha dato una mano, da casa, da una pittoresca officina, o solo con il tifo.

Non sarà un racconto organico il nostro, non sarà un racconto per tappe: quello lo abbiamo fatto in corso d’opera, quando tutto era più semplice. Questo è un racconto emotivo, funziona che il pensiero si interrompe, poi riprende. La narrazione diventa quella che ci portiamo dentro perchè il tempo è in cortocircuito. E dentro, Bruno, ci ha lasciato tante emozioni e tante se le trascina ancora adesso. Non sarà una narrazione semplice. Ma prendetela per quello che è…

ARGENTINA – La storia di Bruno ha inizio in Argentina. In un’Argentina che non è quella di adesso. Era il 1979, i tempi della dittatura militare, della guerra sporca, dei desaparecidos. Un’Argentina percorsa dalla violenza: una violenza cieca, brutale, perpetrata in maniera sistematica dai gruppi militari, dalla polizia segreta. In quell’Argentina profondamente ferita a un gruppo di ragazzi capita in mano una rivista. Tra le altre c’è la foto di una moto nel deserto. Una delle moto della prima Parigi Dakar. Fu una sensazione fortissima per quel ragazzo e quei ragazzi che sognavano di essere altrove. Che rischiavano di restare lì per sempre, e senza nessuna responsabilità. Bruno aveva 19 anni. Chissà dove albergava allora la felicità di quel ragazzo. Ma quell’immagine, la moto nel deserto, quelle foto (che ti cita a memoria) gli resterà dentro.

Ricordo ancora bene quel giorno – racconta – fu un colpo di fulmine. L’ho poi sognata per oltre 40 anni, vivevo dall’altra parte del mondo, in Argentina. Ricordo che uno dei miei amici arrivò da me per mostrarmi quella foto di un centauro su un giornaletto con la scritta Prima edizione della Parigi Dakar, e c’era questa persona che era impegnato su percorsi fuoristradistici in Africa, e quindi da lì è nata una passione che ho seguito per tutta una vita, con enduro, fuoristrada…“.

Da quell’Argentina ferita Bruno porta con se il carattere, la tenacia, la forza. Porta a casa la capacità di dare sempre una dimensione alle cose. “Un giorno ti racconterò di quell’Argentina” ci dice quando gli chiediamo di spiegarci la vita in quegli anni. Ma questo non è il momento.

IL BENE (E IL MALE) – AFRICA ECO RACE – Ci aveva provato Arcuri l’anno scorso a partecipare all’Africa Eco Race, ma era andata male. E’ solo per un attimo che il centauro ricorda, perché poi anche l’andar bene o male sono per lui inequivocabili segni del destino. “Avrei dovuto partecipare l’anno scorso ma mi è andata male, e nell’andarmi male mi è andata bene. Sono stato sfortunato ma fortunato al contempo. Quest’anno mi sono ripresentato e, grazie a dio, è andato tutto per il meglio. Grazie anche al supporto del Motoclub Bergamonti che ha seguito tutta la parte burocratica della manifestazione ho avuto modo di godere a pieno anche tutta l’esperienza che raccomando e consiglio agli appassionati del fuoristrada di poter farlo almeno una volta nella vita…“.

La gara? la competizione? No, non è quello. Per Bruno tutto serve, e tante volte si impara qualcosa. Dà una chiave di lettura diversa dalle altre il centauro argentino, una competizione che insegna, ed ha anche una componente educativa. Alla luce di quel che ha vissuto, di quel che ha toccato con mano ed appreso… “… sì, mi auguro che gli appassionati possano partecipare perché questa manifestazione ha un ruolo educativo, si imparano anche tante cose…“.

Io ho corso nella Malmoto, cioé quella senza assistenza, ed è stata una esperienza unica. E’ una cosa pericolosa ma fino lì perché diciamo non corri solo da solo, ma ci sono altre macchine, camion, altre moto, e si corre tutti insieme. E’ a tutti gli effetti una gara, e io l’ho presa come un’avventura più che altro. Forse è questo l’aspetto che mi ha appagato meglio perché mi sono successe tante cose che poi grazie a dio ho risolto, ma non avevo la tempistica, o la manetta per correre perché poi perdi la testa e correre è prendersi comunque tanti rischi e io non volevo prenderli. Per fortuna è andato bene: ho avuto la fortuna di avere l’esperienza sul Camion Balai, che sarebbe il camion scopa perché ero rimasto fermo, nella terza tappa, perdendo la rotta. Mi ero perso, arrivava l’imbrunire e non avevo neppure la luce davanti arrivava la notte. Non avevo altre possibilità…

IL MAL D’AFRICA – Riavvolgiamo un poco il nastro, sino a questi giorni. Bruno continua a raccontare, continua a ricordare, continua con i suoi flash africani. Qualcuno lo chiama mal d’Africa, qualcun altro la cvhiama semplicemente vita. E’ un morbo dal quale difficilmente si guarisce, nonostante tutto. Ed anche se il centauro spiega più volte che non ha alcuna intenzione di tornare a cimentarsi con una competizione in senso stretto, l’impressione è quella che in Africa tornerà. Allo studio c’è un progetto con il Motoclub, è presto per parlarne ma è davvero un progetto di motori, e cuore. Olio e sangue a correre nelle vene, e tutto quello che al di là del sogno (e dentro il sogno stesso) non si può dimenticare… “Ho tante immagini ancora in testa, sono qui in Italia ma è come fossi ancora lì. Fa parte del mio carattere, quando torno da una esperienza completamente appagante poi rielaboro immagini, parole, storia, incontri, mi girano in testa.

E’ stata un’esperienza emotiva fortissima, pericolosa, ricca di insidie sul percorso. I momenti più pericolosi? Quelli più tranquilli. Perché quando sei concentrato al massimo, difficilmente fai errori. Però capita in un percorso come quello dell’Africa Eco Race, che per 30, 40 km vai sempre nella stessa direzione, non hai particolari problemi e allora aumenti la media e vai. E’ quando hai troppa fiducia che poi ti capita di sbagliare. La mente un poco si rilassa, e vaga, anche su altro. Poi però in genere ti risvegli: basta un sasso, una tega alla forcella e ti riprendi, torni a prestare massima attenzione”

L’esperienza in Malmoto è stata umanamente la migliore che potessi fare. Dovessi rifarla la rifarei nella stessa categoria, anche se sei solo o quasi a organizzarti il tutto. Vi racconto uno degli episodi: per tutti i materiali esistono casse che avrei dovuto portare con me. Io non mi sono organizzato con le casse, avevo tutte borse. Quando sono arrivato qualcuno me lo ha fatto notare che le borse non erano il massimo della comodità, ma gli stessi compagni di avventura mi hanno tranquillizzato dicendomi che in una qualche maniera le casse sarebbero uscite fuori anche per me, che me le avrebbero prestate. C’è molta solidarietà tra i piloti della Malmoto, e l’accoglienza è unica: ho conosciuto piloti che hanno fatto più volte tante esperienze, pronte a darti consigli utili su come affrontare i percorsi, come superare le difficoltà, persone che mi hanno aiutato.

Ero tranquillo quando mi hanno detto della Malmoto. Mi sono detto tra me e me: in moto ci so andare, il motore lo conosci, se c’è da fare qualcosa lo sai fare. Ho dormito poco, lo ammetto ed ogni tanto mi alzavo per accendere la moto, per controllare che partisse. E sino a quando mi davano il via era l’ansia il sentimento predominante. Poi, quasi per magia, appena sentivi i cicalini subito dopo la partenza, tutta l’ansia spariva…”.

IL CAMION SCOPA – Non tutto è andato propriamente liscio. Ma quando corri solo, nella categoria senza assistenza, lo devi e lo puoi mettere in conto. La vera e propria forza di Bruno è stata quella di reagire, e di aver incontrato altri come lui tra le sabbie e i sassi. A ritroso si torna all’esperienza del camion scopa.

Solo? non mi sono mai sentito solo. Nella Malmoto c’è sempre qualcuno pronto ad aiutare chi è in difficoltà, tanto che entri in un clima in cui ci si aiuta a vicenda. Se a te manca qualcosa, magari ce l’ha qualcun altro e così se manca qualcosa a qualcun altro. Con alcuni abbiamo fatto un pezzo di deserto assieme. Si crea una sorta di empatia, che va al di là anche della lingua, una cosa stranissima. Ci siamo sempre capiti con gli altri”.

Ho fatto anche l’esperienza del Camion scopa. Ecco, se vuoi male a qualcuno, auguragli due giorni di viaggio su quei mezzi. Sono camion a sei posti, i due autisti più in genere un’infermiera e dietro, su tre sedili strettissimi, si sistemano i piloti recuperati, scomodissimo, perché i sedili sono quelli da corsa e devi comnque tenere cintura, casco e pettorina. Il viaggio è rumoroso e loro sono davvero bravi, ma vanno veloci. Gli autisti dei camion scopa sono davvero bravissimi: soccorso, meccanica, è gente che ci sa fare. Quando ho dovuto dormire di notte nel deserto loro hanno montato le tende. Volevo stare lì con loro, ma l’infermiera mi ha spiegato che era più sicuro starmene dentro, tra l’escursione termica e gli scorpioni non sarebbe stata buona cosa dormire sulla sabbia. Cercano di metterti al massimo del tuo agio, per quello che possono. Per recuperare la tappa 5 ho dovuto fare 1200 km con loro, 1200 km tra sassi e detriti e sabbia. Loro andavano, 100, 120 km all’ora sui detriti”.

I BAMBINI – L’anima di Bruno Arcuri è nel rombo del motore, ma è anche (in egual maniera) in un cuore da gigante che continua a pulsare. Chissà poi dove alberga la felicità. Magari in tante piccole cose, in tanti piccoli cuori. Non hai molto neppure tu, non hai tanto da dare, eppure puoi condividere qualcosa. Più difficoltà in Mauritania, paese instabile e pieno d’insidie: “Ci hanno sempre raccomandato di non tentare percorsi alternativi o prenderse rischi inutilied ho ascoltato il consiglio. Il clima in alcuni punti era davvero pesante…“. Uomini armati, e gente poco incline agli incontri.

Marocco, Mauritania, Senegal. In Marocco c’ero già stato, un paese tranquillo, mentre in Mauritania la situazione è diversa, c’è molta più povertà, la situazione non è tranquilla tanto che organizzazione e piloti ci hanno sempre detto di non farci prendere da scorciatoie e percorsi alternativi. Quando ero con la motociclista giapponese, ed eravamo in Mauritania, avevamo la possibilità di accorciare, tagliando per uno dei villaggi che incontri nel deserto, ma mi sono ricordato dei consigli. Basti dire che in Marocco i bambini sono lì, ti attendono, prendono quello che gli dai, dalle barrette alle caramelle. Abbiamo sempre qualche barretta in più. In genere i bambini ti raggiungono al timbro. Mi chiedi se c’è una cosa che mi è rimasta più dentro? Quegli occhi in cui vedi la fame…“.

Villaggi un po’ più ricchi, e villaggi dove la morsa della povertà la fa da padrona. “La fame c’é. Soprattutto all’interno. Ci sono villaggi e situazioni in cui ti rendi conto che c’è poco o qusi niente. Tu in fondo sei lì con una moto, passi e te ne vai. Loro sono lì e vicono lì. Ognuno cerc di fare come può e quel che può. Sul percorso ho incontrato un ragazzo. Viaggiava su una moto scassata, io avevo qualche difficoltà. Mi ha fatto segno di seguirlo. Ho avuto un attimo di perplessità, viaggiava sul ciglio delle dune e mi chiedevo come facesse. Ma poi mi sono fidato, l’ho seguito per un po’ e sono uscito dalla difficoltà“.

LA RABBIA – Non è un sentimento che appartiene al Centauro. Neppure nei momenti difficili si è arreso. “Rabbia non ne ho mai provata. Ho sempre viaggiato, ma questo anche in altre occasioni, con un atteggiamento positivo. Credo molto nel destino, la vita va come deve andare, le cose vanno alla stessa maniera. La rabbia è inutile. Anche nei momenti in cui sembrava che dovessi fermare tutto non ho provato nessun sentimento negativo. Certo, un sogno da realizzare ce l’avevo ma non correvo contro il tempo, non avevo esigenze di classifica. Volevo arrivare, e ce l’ho fatta. Al traguardo sono scoppiato a piangere. Piano piano realizzi che hai realizzato quel sogno che avevi.

BRUNO ARCURI ALL’AFRICA ECO RACE – Quello di Bruno Arcuri, argentino di Casalmaggiore pronto ad affrontare l’Africa Eco Race, è il sogno di un bambino. La vecchia Parigi-Dakar, per lui, partirà a breve, grazie ad una serie di sponsor tra cui la palestra Viking che lo ha ospitato per una sorta di presentazione dell’impresa, oltre ad Ariete Carburanti, Axa Assicurazioni, Robby Moto, Fava & Taddei Viadana, Genmac Gualtieri e Motoclub Bergamonti. Un CRF 450 allestito da rally con l’aiuto dell’amico dakariano (con 18 Parigi-Dakar alle spalle) Angelo Fumagalli) e la partenza prevista proprio a Capodanno. Cinque tappe in Marocco, altre cinque in Mauritania, poi l’arrivo a Dakar in Senegal. E l’Africa Eco Race strizza l’occhio anche alla solidarietà, come spiega lo stesso Arcuri nell’intervista concessa a Cremona 1. L’intero rally si può seguire sul sito ufficiale della manifestazione: per fare il tifo per Bruno, basterà seguire il numero 135, quello assegnato alla sua moto.

VERIFICHE FATTE, PARTE L’AFRICA ECO RACE (31 DICEMBRE 2023) – Ora è tutto pronto e per davvero. Bruno Gabriel Arcuri s’appresta a realizzare il suo sogno (e un poco pure il nostro). Che lui – di testa – fosse pronto nesuno ne aveva dubbi ma per partecipare all’Africa Eco Race (la corsa nel deserto che ha sostituito la Parigi Dakar), ma come ci ha spiegato Sante Granelli (Moto Club Bergamonti) uno scoglio significativo avrebbe potuto essere l’ultima verifica preliminare e tecnica. Nessun problema, si parte. Cinque tappe in Marocco (con partenza il primo di gennaio) e cinque in Mauritania prima dell’arrivo in Senegal. In mezzo tanta sabbia, tanto deserto, tante incognite e pure tantissimo ottimismo. Un CRF 450 (allestito per l’occasione dall’amico esperto Angelo Fumagalli, 18 Parigi Dakar alle spalle) e tanta gente pronta a fare il tifo per lui. Il pettorale è il 135. Non partirà in prima fascia, ma poco importa. Per seguirlo basterà cercare il suo numero sul sito della corsa, ma cercheremo – con l’aiuto degli amici del Bergamonti – di seguirlo anche noi, dandovi quante più informazioni possibili. Sponsor della grande avventura la Palestra Viking di Casalmaggiore, Ariete Carburanti, Axa Assicurazioni, Robby Moto, Fava & Taddei Viadana, Genmac Gualtieri. Supporto e non solo a parole (con tanto orgoglio) il motoclub Angelo Bergamonti di Gussola che il sogno di Bruno Gabriel Arcuri lo ha sposato dal primo momento. Un argentino/casalasco nel deserto. Forza Bruno: l’avventura ha inizio, ed è (e sarà comunque) una grande avventura.

IL FORTE TIFO DEL MOTOCLUB BERGAMONTI (2 GENNAIO 2024) – Partirà questa mattina l’Africa Eco Race di Bruno Gabriel Arcuri, a bordo della sua Honda CRF 450. Pettorale 135, il centauro argentino/casalasco ha avuto qualche problema di carattere burocratico personale durante il trasferimento. Nulla di irrisolvibile, ma questo gli avrebbe potuto portare via altro tempo, se non fosse che la questione è stata risolta ieri. Una tappa speciale la prima, che affronterà con la solita ferrea volontà e con l’ausilio del MotoClub Bergamonti di Gussola che non lo ha mai lasciato solo, e che continuerà a supportarlo con il consueto entusiasmo nella manifestazione che ha sostituito la Parigi Dakar. Cinque tappe in Marocco (con partenza il primo di gennaio) e cinque in Mauritania prima dell’arrivo in Senegal. Un centinaio di km prima di raggiungere la partenza e poi via. “Qui siamo tutti indaffarati con l’Africa Eco Race – ci spiega Sante Granelli del Moto Club Bergamonti – che non stiamo neppure pensando all’anno che si è chiuso e a quello che inizia. Comunque sia a tutti auguriamo un buon anno. Noi seguiremo Bruno Gabriel Arcuri. Lui ha scelto il suo sogno, ha fatto di tutto perché fosse realizzabile e si avverasse, ed ora deve tenere duro. Gli ho detto di usare la testa, perché alla fine non conta la posizione di arrivo, ma l’arrivo a Dakar. Dunque Bruno metticela tutta, non sei solo, qui tutti fanno il tifo per te”. Poi un consiglio sulla moto: “Il CRF, se lo rispetti, non ti molla mai. E tu non devi mollare. Tieni duro, abbassa le medie se ti senti stanco ma guida sempre con convinzione”. In verità, la conclusione era un’altra, una licenza triviale e poetica, ma l’abbiamo addolcita. Resta il fatto che Bruno Gabriel Arcuri questa mattina parte e che, dall’Italia, un intero Motoclub (oltre che sponsor ed amici di sempre) lo sta sostenendo con energia e forza. La stessa che metterà lui sulle dune del deserto.

PRIMA TAPPA CHIUSA, OGGI UN’ALTRA STORIA DA SCRIVERE (3 GENNAIO 2024) – E’ arrivato a Boudnid, nel sud del Marocco, nel tardo pomeriggio, con il sole ancora acceso e tanta voglia di mettercela tutta. Ma la giornata di Bruno Gabriel Arcuri era iniziata alle 5. Le formalità di rito prima della partenza per il trasferimento. 600 km, di cui 173 di speciale, fatti con la testa sulle spalle, alla Bruno Gabriel Arcuri insomma, senza l’ansia di arrivare e di strafare. Anche perché in Marocco, e sull’asfalto (la prima delle tappe di trasferimento era su strada) non guardano tanto per il sottile, ne sono particolarmente interessati al fatto che si indossi un pettorale o meno. Dove ci sono limiti vanno assolutamente rispettati, senza concedere nulla all’ansia di accelerare un po’ di più. Ci sarà modo, eventualmente, di andare un po’ più forte. L’unico degli inghippi di questa tappa è stata una buca, proprio sulla strada, che ha fatto perdere al pilota casalasco di adozione ma di origine argentina la GoPro. Non c’era tempo per fermarsi a ritrovarla. Per regolamento gara la GoPro può viaggiare solo se ancorata alla moto: basta poco per perderla. Bruno ha girato solo qualche istante per vedere se la vedeva, ma poi ha ripreso la strada. Chi ha potuto ha seguito lo spostamento sulle mappe del sito dell’Africa Eco Race. Cosa che si potrà fare anche nei prossimi giorni, già da oggi in cui si comincerà a fare davvero sul serio. Non che ieri sia stata una passeggiata, ma da oggi inizia la vera e propria gara. Naturalmente, e con netto vantaggio, ad arrivare in tempi molto più rapidi al traguardo i piloti professionisti, quelli che di questo tipo di gare ne fanno una carriera in giro per il mondo. Non è il caso del nostro sognatore a bordo della sua Honda CRF 450, una moto che “... se la rispetti, non ti molla mai“, dal vangelo secondo Sante Granelli, abilissimo meccanico che riesce a resuscitare i motori e direttore sportivo del Moto Club Bergamonti che sta supportando il nostro pilota in ogni istante. Dicevamo del primo arrivato. Sono una trentina i piloti professionisti iscritti a quella che fu la Parigi Dakar. Una trentina di piloti abituati a questo tipo di corse. Il primo è giunto con due ore di anticipo rispetto al nostro. C’è chi la corsa – come ci spiega sempre Sante Granelli la fa da professionista, poi c’è la categoria revival e poi quella touring. Quello che fa sperare, al momento, è che Bruno è giunto con un tempo appena più basso di quello dei professionisti. Pur rispettando i limiti e pur non esagerando, ha fatto il suo. Ma quel che fa ancor di più sperare è che il nostro non deve arrivare tra i primi, non prenderà la sfida verso Dakar e il Senegal come la corsa della vita. L’importante è “… arrivare a Dakar, e lì alzare le braccia al cielo“, e magari, lì a Dakar, sventolare la bandiera del Motoclub Bergamonti, tenendo alto lo spirito di Angelo. Ci proverà Bruno Gabriel Arcuri, già da questa mattina. Ci proverà nella seconda tappa marocchina, a dosare forze, passione e testa. Chi lo ha sentito ieri sera lo ha sentito tranquillo, non stanco, comunque pronto e carico. E pimpante. In tarda serata è arrivato anche il messaggio del centauro: “Oggi tappa 173 km di pista e fuoripista, molta navigazione, terreno molto sconnesso con sassi e parecchie buche. Bellissima. Trasferimento asfalto 450 km circa. Siamo partiti in ritardo per colpa della dogana. Domani tappa impegnativa, sono al briefing. Non so a che ora parto, mangeremo fra poco. Fa freddo però oggi il sole è stato stupendo…“. Pimpante e positivo, questi gli aggettivi giusti. Le ultime parole di serata però sono di Sante Granelli. Non sappiamo quante ore dorma la notte a Gussola. Ma non devono essere poi tantissime. Con la testa, e col cuore, è in Africa pure lui. “A volte i sogni coinvolgono le persone che hanno lo stesso sangue. Le scelte di ognuno non sono giudicabili da altri: Bruno ha fatto le sue, ha tagliato il suo traguardo, ha immaginato e realizzato sino a qui il suo futuro. Come si fa a non credere in un obiettivo, per concreto o sogno che sia, anche quando per certi conti e persone è irraggiungibile con i tempi che corrono? Quello che conta è l’anima che ci metti nelle cose, e l’anima il nostro 135 ce l’ha. La moto ti dà energia, ti tiene e ti rende l’animo giovane. Fosse già il 14 avremo terminato ansie e preoccupazioni. Intanto siamo qui. Se i nostri ragazzi del Motoclub avranno la stessa forza di Bruno nel 2024, e io sono fiducioso, questo non sarà un 24, ma un 48!

SECONDA TAPPA CHIUSA, 10 ORE DI MOTO (4 GENNAIO 2024) – E’ stata una tappa di quelle toste la seconda dell’Africa Eco Race, da Boudnib a Mhamid. Ma anche a detta dello stesso pilota, una delle più interessanti. Dura perché fatta di sassi e di terreno sconnesso, difficilmente prevedibile. Dieci ore in sella ad una moto, dieci ore tra trasferimento, speciale (383 km e solo di quello) e ultimo tratto di trasferimento. A raccontarla lo stesso Bruno Gabriel Arcuri, il nostro centauro (MotoClub Bergamonti) che è arrivato quando a Mhamid (Marocco) erano già scoccate le 20. Potendolo seguire in diretta (e col tracciamento) e con l’ausilio del Direttore Sportivo del MotoClub Bergamonti Sante Granelli, la condotta di gara del motociclista casalasco/argentino è stata più che buona. Ha tenuto il suo ritmo, senza strafare, rallentando quando il rischio si è fatto più alto affidandosi molto alla solidità della sua moto, una Honda CRF 450, che ha retto sino alla fine (solo un danno ad un fanale, nulla di particolarmente serio). “Oggi è stata tosta – racconta Arcuri in un vocale poco dopo le 22 – anzi, tostissima. Abbiamo rifatto, in discesa, un pezzo che avevo già fatto quando ero stato in Marocco con il pickUp. Tanti sassi, da fare con la massima attenzione per non rischiare. Oggi hanno portato via uno in elicottero. Sono distrutto, adesso vado a letto, perché sono stanchissimo. Ma tutti, tutti quanti siamo nelle stesse condizioni. Adesso ho mangiato e vado a riposare“. Poco più tardi lo stesso pilota ha raggiunto il Direttore Sportivo del Bergamonti al telefono per scambiare qualche parola con chi – sono parole dello stesso Granelli – oggi dopo aver temuto, si è commosso. “Ci siamo sentiti via WhatsApp, è soddisfatto, è stanco, molto stanco di questa giornata. Sembra che alla moto vada tutto bene, ha bruciato una lampada davanti. Deve stare attento ad altro. Ha accusato la tappa di oggi, è stanco, molto stanco, Lo sostiene il fatto che psicologicamente è tranquillissimo, e l’unica cosa che mi sono premurato di continuare a dirgli è di fermarsi a bere e a mangiare, sempre e comunque, perché se il cervello perde l’ossigeno e il sostentamento è fatta. Per cui non deve perdere neppure un grammo di fisico. A parte la stanchezza l’ho sentito motivato: quel che sta facendo è difficile, il percorso non è semplice e non è semplice il fondo. Me lo ha spiegato anche Said, che quella parte del Marocco che i piloti stanno affrontando è così. Tanti sassi soprattutto. Ma se Bruno usala testa e va tranquillo ce ne va fuori. Lui resta brillante e tranquillo, come è nel suo carattere: mi ha puntualizzato che ha perso la GoPro ma non la bandiera del Bergamonti, e a me (ci dice ridendo Sante) dispiace per la GoPRO“. Qualche cenno sulla navigazione della tappa di ieri: “La navigazione della seconda tappa per lui è stata durissima. Ha continuato a trovarsi davanti a rocce e pietre e a scelte da fare. E faticava, così come faticavano tutti. Me ne ero accorto seguendo lui e gli altri piloti dai tracciamenti: le moto si sono aperte molto a ventaglio, per cui tutti hanno fatto fatica. Da quello che mi ha fatto capire al telefono anche la terza tappa (quella che si svolgerà oggi) parte tosta. Spero che poi diventi meno tosta, almeno per poter rilassare il cervello e viaggiare con più tranquillità. Se si viaggia un po’ più tranquilli con la possibilità di guardarsi anche un po’ in giro ci si rilasa anche un po’. La moto va bene, da questo punto di vista siamo tranquilli, non ha ancora ceduto neanche un raggio, non ha dovuto cambiare nulla per cui va bene così…” D’altro canto l’aveva detto Sante Granelli che la moto è una di quelle che difficilmente ti tradiscono: sono toste, tanto quanto la volontà e la determinazione di Bruno e la testa di Sante. Toste ma dal cuore gigante. Dakar è un poco più vicina. Ci sarà da soffrire ancora sino al 14 gennaio. Ma ogni giorno che passa e che si passa un traguardo, s’aggiunge un gradino in più sulla scala che porta in Senegal. Quel sogno che viaggia da Gussola al lembo di quell’Africa centro-occidentale ha i colori di una speranza. Che è la speranza di tanti, di tutti. Da Gussola al Senegal, ed ormai è pure – fortemente – la nostra.

BRUNO ARCURI STA BENE: PROBABILE GUASTO MECCANICO (5 GENNAIO 2024) – Bruno Gabriel Arcuri non c’è più nella lista dei piloti ancora in corsa. La sua moto la si vede nella notte del deserto, quella appena trascorsa, su uno dei due camion balai accorsi per prestare aiuto. Lui sta bene, ed è questa la cosa fondamentale, ma la moto sembrerebbe aver ceduto. Il pilota di casa nostra è stato portato in uno dei due punti bivacco nella serata di ieri, in un punto dove la ricezione è pessima e spesso inesistente. Al momento termina qui – in attesa delle comunicazioni ufficiali e della sua decisione – l’Africa Eco Race di un sognatore. Alla terza tappa di una gara tra sassi (molti) e deserto in cui pure i professionisti hanno trovato qualche difficoltà e in cui comunque sia, tutto resta ancora in sospeso. Non possiamo al momento dire nulla di più, se non confermare il fatto – la cosa più importante – che il pilota sta bene. Ed è la cosa che più ci rincuora dopo 24 ore trascorse con pochissime possibilità di saperne qualcosa in più. Ore di apprensione. Dalle foto si vedono due mezzi del recupero. Uno ribaltato e l’altro che sembrerebbe in panne. La moto è la sua. L’ha riconosciuta Sante Granelli, perchè ha un particolare che le altre moto non hanno. Abbiamo atteso a dare comunicazioni proprio per dare comunicazioni certe, nel rispetto dei familiari (la moglie Daniela, il figlio Edoardo e il nipote Alberto) che hanno vissuto l’apprensione da persone direttamente coinvolte.Bruno sta bene, e questo è tutto ciò che conta. “Cerco di delinearvi ciò che è successo – ci racconta Sante, DS del MotoClub Bergamonti – e che abbiamo l’opportunità di dirvi solo adesso perché era giusto che io mi consultassi con i parenti, il figlio e il nipote di Bruno, Edoardo e Alberto. Questo senza nulla togliere alla moglie Daniela che è quella che si preoccupa e che è stata in apprensione molto più di noi. Al terzo giorno, terza giornata di prova speciale, al km 75 se i conti sono giusti e non mi sbaglio, Bruno Arcuri da quello che vedevamo via tracking GPS sembrava che si stesse perdendo alle 12.30 di ieri. Era in pratica a sinistra del controllo timbro che doveva fare, bastava solamente, anche se non era facile, girare a destra e proseguire perché perpendicolarmente ci sarebbe stato il controllo timbro. Questo, ripetiamo, alle 12.30. Alle 13.45 aveva recuperato e capito quale era la sua posizione per recuperare il controllo timbro perché vedevamo sempre dal nostro tracciamento, e tramite il suo GPS. Dalle 14.30 e a pochi chilometri di distanza, sempre secondo me, dal controllo timbro e controllo passaggio, il suo GPS era fermo al 266imo grado a km 0. Purtroppo alle 16.30 era ancora fermo nella stessa posizione a km/h zero, per cui in quel caso Alberto, Nicola ed io abbiamo incominciato a preoccuparci perché ci ripetevamo che era fermo da due ore sullo stesso identico punto. Abbiamo l’opportunità di sentire qualcuno, siamo riusciti a recuperare qualche registrazione in una zona in cui c’è pochissimo campo, c’è pochissimo internet, c’è poco un po’ di tutto e siamo riusciti comunque a recuperare la registrazione della responsabile del gruppo italiano che ci ha spiegato un poco la situazione. La situazione, si presupe che ci sia stato un problema meccanico, probabilmente una rottura. Non hanno avuto la possibilità subito di fare arrivare un camion balai, quello che recupera tutti questi mezzi perché uno si è rotto e l’altro purtroppo ieri sera si è ribaltato su una duna. Ma Bruno sta benissimo, non siamo ancora riusciti a sentirlo, continuano a dichiararci che sta benissimo ma è stato recuperato da un’auto medica perché altrimenti sarebbe ancora posizionato vicino alla moto. L’unica cosa che non sappiamo ancora in questo momento è se la moto è già arrivata al bivacco, se Bruno decide comunque di continuare, se Bruno decide di poter riparare la moto, o se decide di tornare a casa, non sappiamo ancora niente. Ma l’unica cosa che continuano a specificarci è che Bruno sta bene. La moto che si intravvede sul camion nella foto è la moto di Bruno e questo ve lo posso garantire”. Sante poi non riesce a trattenere le lacrime. Sono state ore pesanti anche per lui, come per i familiari… “Un po’ mi dispiace, però l’importante è che Bruno stia bene e che decida il da farsi, punto. L’ultima scelta spetta al pilota e noi rispettiamo sempre la scelta del pilota. Poi ciò che conta è che sta bene. Il resto è davvero secondario“. In attesa di sentirne le parole, il nostro a Bruno Gabriel Arcuri resta comunque un grazie. Grazie per aver avuto il testa, e per tutto questo tempo, un sogno da realizzare. Grazie perché ci ha mostrato che qualche volta (e qualche volta più spesso se ci credi davvero) i sogni possono essere realizzati. Grazie perché la sua avventura all’Africa Eco Race ha appasionato tutti noi e le tantissime persone che da ieri nel tardo pomeriggio hanno continuato a chiederci sue notizie. Grazie alla famiglia, a Sante, al Motoclub Bergamonti che lo hanno seguito assecondandone la capacità e la ferrea volontà. Grazie a Bruno perché poi ci racconterà personalmente la sua avventura. Ci ha insegnato ad esser testardi, ad andare avanti, a lavorare affinché i sogni possano divenire realtà. Il suo era quello di partire, di cimentarsi in una competizione che è comunque la riproposizione di una Parigi Dakar in formato più ridotto ma pur sempre su percorsi impervi anche per chi la moto la sceglie per professione. Ha salito un po’ di gradini sulle sue scale, che sono divente le nostre. E che il sogno da vivere e il presente (ed il futuro da scrivere) sia nella quotidianità, in sella ad in sella o in qualunque altra esperienza ci si trovi a vivere ha poca importanza. Bruno ci ha insegnato a sognare più forte. E continuerà a farlo: è questo è tutto ciò che importa.

SI RIPARTE! (6 GENNAIO 2024) – Il fanale della moto andato, l’impossibilità, nel buio del deserto, di andare avanti. E, per paga, la disavventura dei balai. Avrebbe potuto finire così – comunque con un sospiro di sollievo per chi la segue da casa e ancor di più per familiari, DS e soci del MotoClub Bergamonti, amici e sponsor l’avventura di Bruno Gabriel Arcuri. E invece… l’avventura prosegue. Hanno la testa durissima gli argentini, e gli italo argentini ancora di più. C’è un sogno da realizzare sino in fondo, un finale da scrivere in maniera diversa, un’ostinata volontà di chiudere un percorso “terribile” (e sono le sue parole) in un’Africa Eco Race affrontata per la prima volta.

Quanti si sarebbero ritirati, considerando anche la stanchezza, e considerando anche un paio di linee di febbre sopraggiunte? In tanti. Ma lui no. Lui è Bruno Gabriel Arcuri, un uomo che dietro al sorriso bonario nasconde la capacità di voler affrontare le asperità con coraggio. La sua Africa Eco Race ripartirà lunedì dalla sesta tappa. La quarta era quella di ieri ed è andata, la quinta è quella di oggi, e non ci si arriverà. Ma alla sesta, da Dakra, il viaggio riprenderà. Lo consente il regolamento, dovrà solo aggiustarsi (e da solo, anche questo prevede il regolamento) le luci della sua CRF 450 e poi si riparte.

Perché per un sogno ne val sempre la pena. “Giornata furiosa, inedita tappa ho faticato tantissimo non solo io. Comunque ho perso traccia e il fanale della moto non va quindi ho dovuto chiamare il camion balai prendendo penalità, ma non sono l’unico adesso stiamo attraversando una catena di dune da 4 ore forse arriviamo domattina. E tremenda questa Africa Eco race!“. Appena trovato campo le comunicazioni dirette sono riprese… I familiari sono riusciti a sentirlo, e da lì è arrivata la comunicazione. La lieta novella.

Qualche linea di febbre, dicevamo, dovuta più alla tensione e alla stanchezza che al resto e un po’ al fatto che, avendo il fanale rotto e in considerazione che lì la notte arriva prima, il pilota aveva dovuto chiamare l’assistenza per farsi venire a recuperare, perché non aveva più ne luce, ne niente e non sapeva neanche più dove andare. Sul luogo in cui Bruno si era fermato poi erano andati a prenderlo.

Le altre traversie sarebbero lunghe da raccontare, ma il finale è di quelli belli, di quelli da scrivere. Bruno Arcuri ripartirà lunedì dalla sesta tappa. La quarta era quella di ieri, la quinta è oggi ma non farà in tempo (anche perché come detto, oltre a cambiare olio e filtro, dovrà risistemare l’impianto elettrico). Domenica, domani, è giorno di riposo e giorno per recuperare il gruppo. E poi lunedì si ricomincia. Sì, si ricomincia!

Innegabile, dopo le preoccupazioni, la tensione ed il magone di ieri, la soddisfazione di Sante Granelli, direttore sportivo del Moto Club Bergamonti: “Sistemerà l’impianto elettrico ed il fanale, e poi si riparte. Con due tappe in meno certo, e nessuna possibilità per la cassifica nella quale comunque resta. Ma per lui non contava quella. L’importante era realizzare quel sogno di arrivare a Dakar. E può ancora farcela, anche se sarà ugualmente dura, perché le tappe che gli restano non saranno semplici. La moto, e lo avevo detto, è una garanzia, l’impianto elettrico Bruno è è in grado di ripararlo e così cambiare il fanale ed il filtro. Sa come si fa, e lo deve fare lui. Al Motoclub non abbiamo piloti, ma rulli compressori!

La classifica… a Bruno non interessava gran ché dall’inizio. Lui, centauro per sogno e per passione di fronte a gente che si cimenta in gare come questa da professionista. “Ha ancora la possibilità di alzare le braccia al cielo a Dakar – conclude Sante Granelli – e con le braccia sollevare la bandiera del motoclub Bergamonti“.

Bruno ha ancora la possibilità di scrivere presente e futuro, ed andrà come andrà, il centauro italoargentino del Motoclub ha già scritto una storia bella. Una storia di sport che sembra scritta ai tempi delle epiche imprese. Di quelle che ci piacciono, quelle in cui i giganti avevano magari meno muscoli, e meno possibilità e mezzi, ma una grande anima. E la sua è come quella di Angelo, e di Sante, come quella di chi ci crede fortissimamente: quella di un bambino che non ha ancora smesso di sognare.

AFRICA, DEVO ARRIVARE A DAKAR! (7 GENNAIO 2024) – Ha raggiunto ieri Dakhla, in Marocco, sulle rive dell’oceano Atlantico Bruno Gabriel Arcuri, dopo due giorni pesanti per cercare di ricongiungersi al gruppo che lunedì ripartirà per la sesta tappa dell’Africa Eco Race. E’ la tappa di confine, quella che taglia il percorso marocchino ed entra in Mauritania. L’arrivo è previsto a Chami. Non sarà per il pilota italo argentino un giorno di riposo quello di oggi: deve riparare la sua moto, la sua Honda CRF 450, per poter poi ripartire. E deve farlo con le sue mani. Lo dice il regolamento, non potrà aiutarlo nessuno.

Aveva rotto il fanale, deve sistemare un problema elettrico e poi cambiare i filtri. Ma quello che più preoccupa è la perdita d’olio dal sistema di raffreddamento. “… devo sistemare la faccenda, sistemare una guarnizione e il tappo – ha raccontato ieri lo stesso Bruno – ma continuiamo a guardare avanti. L’obbiettivo resta quello di arrivare a Dakar. Quest’Africa Eco Race è tutta un’avventura, a prescindere dalla gara, perché la gara c’è, ma c’è pure un casino. Ne è successa di ogni…“.

Ieri notte ha cercato di riposare, seppur tra mille pensieri. La voce è – per chi lo conosce bene – stanca ma due notti nel deserto, e per di più a cercare di raggiungere il gruppo su un camion non devono essere state semplici. Lo sbalzo termico dal giorno alla notte è notevole “… e non deve aver dormito molto – aggiunge il Direttore sportivo Sante Granellil’ho sentito stanco, molto stanco. Se è in grado di riparare la moto? Se riesce a recuperare quello che gli serve sì. Non può farselo fare da altri e se vuole ripartire deve procedere da solo. Certo, cercheremo di dargli una mano anche da qui, quello che possiamo fare lo faremo. A lui ho detto che ci sono e ci sarò, di mandare pure tutti i messaggio che può, e che spero riesca a ripartire, di tenere duro che è in grado di farcela. Spero che chi gli ha fatto l’impianto gli abbia dato anche le guarnizioni adeguate di ricambio, altrimenti dovrà studiare un altro modo, ma è una riparazione che si può fare, la moto tiene, nulla di impossibile, e questo è importante…“.

Il pasto, il sonno (seppur con pensieri) e poi da stamattina si riprende con la meccanica. E domattina, si spera, in sella. Saranno due tappe e mezzo (e un giorno di riposo) in meno, ma con la moto che va e sistemata potrà riprendere il viaggio. Soprattutto se il fisico regge. Non molla, non ne ha alcuna intenzione: avrebbe potuto farlo ma “… ci devo arrivare a Dakar, è troppo importante…” ha ripetuto al DS Granelli più volte.

Ha una seconda possibilità Bruno Gabriel Arcuri, e non capita spesso, neppure (e soprattutto) nella vita. Questa seconda opportunità se la giocherà tutta. E’ il destino di chi ci crede e di chi lotta. Il destino di un testardo sognatore: non arrendersi mai…

MOTO SISTEMATA, DESTINAZIONE SENEGAL! – (8 GENNAIO 2024) – Riparazioni fatte, è tutto pronto a Dakhla: Bruno Gabriel Arcuri domattina risalirà in moto per affrontare la sesta tappa. Naturalmente, per la sua categoria (Motul) è tutto un po’ più complesso perché – a differenza degli altri – la loro è una categoria autonoma, devono in poche parole, arrangiarsi il pià possibile. Questa mattina partenza dal bivacco a 6.45, e sveglia a 5.15. I professionisti della due ruote partiranno direttamente dalla partenza della prova speciale dove avranno i loro mezzi già pronti e in assetto, mentre gli autonomi si dovranno fare anche il trasferimento.

Dicevamo delle riparazioni. Ne ha dovute fare un po’. Più di quelle preventivate ma alla fine, con il cambio gomme a metà del pomeriggio, il pilota italo argentino con bandiera del Motoclub Bergamonti ha rimesso in sesto la sua Honda CFR 450. Oltre al faro e all’impianto elettrico, come ha spiegato lui stesso… “Ho cambiato le gomme, i filtri, la guarnizione, perde ancora un pelino e vabbé, la lascio così, poi ho rimesso a posto tutti i paramani e poi ho chiuso tutti i bulloni, il fusibile è a posto, ho controllato i freni, dietro è buono, davanti posso ancora fare qualcosa, e dovrò cambiarlo tra un paio di giorni probabilmente. Penso che ora sia tutto a posto…“.

C’è stato spazio anche per un po’ di meritato riposo. Lo doveva a se stesso perché la stanchezza si fa sentire forte. Non lo fermerà, ma Dakar è ancora lontana e l’energia fisica servirà tutta, se non di più. Dove non arriverà quella servirà quella mentale. E’ importante recuperare per come si può, e in ogni momento sia possibile farlo. Dicevamo della differenza tra professionisti e categorie come quella del nostro pilota – eroe – lo ha definito SoloEnduro, e un po’ i piloti della Malmoto lo sono tutti. Nessuna agevolazione, nessun aiuto diretto da meccanisi sul luogo, nessuna possibilità di essere assistiti da un team specifico sino in fondo. Si devono arrangiare, fa parte del gioco.

Per me è un’avventura questa, la mia prima avventura di questo tipo. Questa non è una gara, ma un’avventura e la nota positiva è che è andato tutto bene…

Ieri c’è stato modo anche di spiegare nel dettaglio lo stop, e le due tappe e mezza saltate. Di spiegare quella stanchezza e qualche linea di febbre dovuta al trasferimento su camion “… se vuoi male a qualcuno – ha detto sorridendo e con ironia – fagli fare due giorni sul camion balai che è una vera punizione educativa…” e di spiegare anche a Sante Granelli, che non lo ha lasciato solo un attimo, il problema alla batteria che non gli ha consentito di ripartire dalla tappa 5.

E’ lo stesso Sante, Direttore Sportivo del Motoclub Bergamonti nonché meccanico a spiegarcelo: “… quando ha scaricato la moto aveva la batteria scarica. Il GPS ha continuato a mangiare energia anche nei due giorni di trasferimento, perché pur se spento mantiene viva la batteria“.

Arcuri ha ribadito che la decisione di fermarsi per chiedere l’assistenza del balai per essere recuperato è stata solo sua. Senza il faro, e con la traccia GPS persa dopo 100 km, si è ritrovato a dover decidere se provare ugualmente o fermarsi, per non andare incontro al buio. Ha preso la scelta più saggia, e l’unica possibile. Ieri è stato intervistato dal cronista di Enduro, è apparso un po’ stanco, ma determinato.

Come sempre, da Gussola, Sante lo ha incitato: “Ieri sera, dopo averlo sentito molto stanco qualche ora prima mi è sembrato più riposato. Dai Bruno! E ora vai sino a Dakar!

Questa mattina il nostro pilota è ripartito, destinazione Chami (Mauritania). “L’Africa Eco Race è comunque una bella esperienza. Se la fanno tipi come me che hanno fatto viaggi, Patagonia, Bolivia, fa enduro, è una esperienza comunque importante: si conosce gente, ci si dà una mano. Bravissimi anche questi della Malmoto anche se parlano altre lingue, ci si capisce al volo. E’ un’esperienza che va fatta...”.

UNA TAPPA DA RACCONTARE (9 GENNAIO 2024) – La tappa più bella, nonostante tutto, nonostante un po’ di – sana – sfortuna. Può essere sana la sfortuna? Certo, bisognerebbe non averla, bisognerebbe forse essere un po’ più legati alla buona sorte. Ma la vita – e l’Enduro soprattutto quando fai parte di quel gruppo che deve fare tutto o quasi contando su se stessi – è pure questa. Bruno Gabriel Arcuri strappa un 40imo posto nella tappa di ieri, con arrivo a Chami. Una tappa gradita al pilota italo argentino tesserato con il MotoClub Bergamonti di Gussola.

Sabbia, sabbia e poi ancora sabbia. Una sabbia leggera, a volte a coprire uno strato di roccia che ha consentito a Bruno di accelerare. Ed arrivare alla fine, con una bella performance. Con una prova che ha mostrato – a lui in primo luogo e a noi che lo stiamo seguendo – come anche nell’Enduro e nel Motul ci sia spazio per la testa, e il cuore. Ieri è stato il momento del cuore e della solidarietà.

Parlavamo di sana sfortuna (e non siamo pazzi, quantomeno non ancora sino a questo punto). A 8 chilometri dalla fine della speciale Bruno si ferma. Dopo un primo momento di sconforto, un po’ di luce. Il racconto è il suo, e lasciamo volentieri alle sue parole la narrazione… “Duecento chilometri di speciale, sabbia mollissima, molle, molle, molle, e a tratti sabbia e sassi assieme, veloce da una parte ma anche impegnativa, perché ti svirgolava di brutto. Per fortuna io ieri mi sono cambiato le gomme dietro e davanti, mi sono messo le Michelin davanti e dietro ho messo le Capra e la moto ha tenuto, viaggiava tranquilla. Poi sono rimasto senza benzina a 8 chilometri dalla fine della speciale, e non capivo il perché. Quando sono arrivato ho capito il perché…

Il serbatoio 3 ha una crepa. Abbastanza importante da avergli tolto il carburante. “… Ho fatto il pieno al campo e perde. Il serbatoio ha perso tutta la benzina intanto che andavo, perché il giorno prima a vevo fatto il pieno. Cosa succede? Mi sono fermato, subito se ne è accorto l’elicottero, chiedendomi quale era il problema, e chiedndomi se fosse necessario chiamare il camion balai. Ho detto loro di no. Ho pensato di fermare una moto, sono arrivate due moto perché ne avevo fatti di chilometri, ce ne era uno che grazie a Dio aveva il turbo e aveva un vuoto di latte da litro, mi ha dato 2 litri di carburante e così sono arrivato alla fine della speciale, ed ho finito. Adesso sono qui…

Oggi la tappa 7 dell’Africa Eco Race 2024 sarà un anello intorno a Chami (Mauritania): 473 km in totali, di cui ben 453 di prova cronometrata caratterizzati da sabbia, sabbia e ancora sabbia. Una tappa annullata nell’Africa Eco Race 2023 per il maltempo. Tanti chilometri, ma poche difficoltà, a patto di saper gestire la navigazione e adattare la propria guida al terreno. Sarà sabbia, tutta sabbia. Ieri dopo l’arrivo Arcuri ha cercato di capire bene cosa potesse fare perché doveva cercare di sistemare la questione serbatoio. “… saranno almeno 350 chilometri di sola sabbia e capisci bene che sulla sabbia una moto come la mia consuma. Ti farà gli 8, i 10 chilometri con un litro, adesso guarderò, devo vedere bene. Per il resto tutto a posto…“.

A posto, con un serbatoio inutilizzabile. Il motociclista dell’Enduro, e della categoria autonoma, non si perde d’animo mai. In Malmoto bisogna essere in grado di affrontare ogni difficoltà. Non a caso l’altro ieri il giornalista di Solo Enduro definiva i piloti come Bruno eroi. Senza scomodare Achille o altri guerrieri e eroi della mitologia però, sicuramente i piloti della MalMoto sono come quei naviganti in acque distanti che affrontano ogni volta la tempesta sapendo di poter contare solo – o quasi su se stessi quando sono in mare.

Ieri, nel pomeriggio e in serata il colloquio telefonico con il Direttore Sportivo del Motoclub Bergamonti Sante Granelli e la soluzione trovata nello stesso regolamento. Nulla di non fattibile dunque. A spiegarci il (quasi) tutto lo stesso Sante: “… Ieri Bruno è arrivato 40imo. Una bella prova la sua. Per il serbatoio abbiamo trovato una soluzione e ne parleremo più approfonditamente magari stasera. Il guasto? Questo tipo di Moto (Honda CFR 450) ha 3 serbatoi. Le scariche elettrolitiche che si registrano hanno formato una piccola crepa. La prima cosa da fare è certamente, se non si riesce a riparare al volo essendo sicuri che lo si è riparato, di annullare il serbatoio. Abbiamo studiato un escamotage, verificata che la cosa fosse fattibile e, per regolamento lo è. Abbiamo lavorato in assoluta coscienza, pensando in primo luogo al pilota. A Bruno interessa arrivare a Dakar, e questo è l’obiettivo finale. I pilotoni, quelli professionisti e da classifica, che fanno solo le speciali non hanno problemi di trasferimenti e neppure di guasti, hanno team che mettono in sesto le moto prima di ogni partenza. Se li possono permettere. E viaggiano con medie molto più elevate dei nostri. Un dato su tutti: Bruno ieri ha viaggiato su una media alta, toccando punte di 115kmh. I piloti di testa hanno toccato i 160kmh. Ho rispetto ed ammirazione per loro, ci mancherebbe, ma sono daccordo con Solo Enduro. E’ molto più difficile organizzarsi così…

All’inizio parlavamo di sana sfortuna e di cuore. Torniamo, anche con il direttore sportivo a parlare di quello. “… Quelli della Malmoto, anche quando sono nella merda sorridono. Quattro chiacchiere tra loro, quattro chiacchiere con chi li segue magari come me a distanza, e poi si cerca di trovare una soluzione soddisfacente. Sono un po’ matti. Ieri pensavo alle caratteristiche di Bruno Arcuri e lui è, anche se non lo ammetterà mai, un vero pilota. Io ad esempio, in percorsi come quello che sta affrontando preferirei la sabbia, e solo quella. Cercherei di aprire l’accelleratore lì, e magari rallentare dove c’è sabbia e sassi, anche se sono sotto. Lui invece è l’esatto contrario: accellerazione quando sotto hai uno strato di sassi dove si scivola di più. Dovrò cercare di convincere anche lui che è davvero un pilota. Sono un pessimista per natura ma anche grazie a Bruno e alla tantissima gente che lo sta seguendo sono convinto che arriverà a Dakar e poi, una volta a casa, ci racconterà di persona che tipo di esperienza è stata. Pure con le gomme quadrate, o soluzioni di emergenza, Bruno arriverà a Dakar…“.

Solidarietà, capacità di problem solving, aiuto, carovane. E poi sabbia, e poi in genere, per quanto possibile, sorrisi. Elasticità mentale e vento. Un obbiettivo importante da raggiungere, magari al limite di se stessi, o magari no. Un obiettivo che è solo dentro, in attesa di potersi fare concreto, ma che è fuori, perché concreti lo bisogna essere, e nonostante tutto, sempre. Bruno fisicamente arriverà a Dakar, non possiamo che sperare e sognare insieme a lui. Ma una cosa con lui la possiamo fare. Tra tante esperienze diverse, e nonostante tutto, nella vita c’è anche bisogno dello spirito dell’endurista della Malmoto. Lo spirito di chi sa guardare più in là di un impedimento, cercando una soluzione, sino a quando c’è. Cercando tutte quelle piccole – grandissime – vittorie dentro…

TRA MCGYVER, MACHIAVELLI E MARCO POLO: DAKAR E’ PIU’ VICINA (10 GENNAIO 2024) – Due ore in più non cambiano il mondo. Forse due ore in meno lo avrebbero un pochino fatto, ma solo per chi vede la competizione come chiodo fisso e non pensa al resto. Pensa ad altro invece Bruno Gabriel Arcuri, che si avvicina a Dakar pur restando pressoché fermo a Chami. La tappa glielo consentiva, il regolamento pure. Così è stato. Non sarebbe stato giusto star fermi, anche se vi era l’opportunità di aggiustarsi la moto rinunciando a partire. C’era da onorare il giro. La moto, però dopo poco gli si è fermata. Tappa a ramengo ma la possibilità – e non è cosa da poco – di rimettere in assetto il mezzo, la sua Honda 450 CFR, bisognosa di cure.

C’è da arrivare in Senegal, poche altre considerazioni vanno fatte: il pilota italo argentino di casa nostra lo ha bene in mente, così come lo ha bene in mente chi lo segue da casa. Bruno ha avuto tutto il tempo di lavorare alla moto, perché fondamentalmente adesso per le ultime tappe, dovrà mettercela tutta, e ancor di più. E’ vero che rispetto al profesionismo l’assistenza è minima, ma la possibilità di costruirsi un sogno su misura resta elevato.

Bisognava metterci anche un po’ di astuzia, come il Machiavellico Principe, e l’astuzia può servire nella vita. Come la conoscenza dei regolamenti. Lo stratega è – tra gli altri che hanno dato buoni consigli – Sante Granelli. Una sorta di diavolo con i motori, un elaboratore elettronico su gambe che si commuove tra la possibilità di realizzare un sogno di qualcun altro (e un poco anche il suo) seppur a distanza e l’opportunità di trovare una soluzione anche quando le soluzioni scarseggiano. Ieri Bruno era rilassato, poche chiacchiere, tanti sorrisi al paddok e qualche messaggio ai familiari e a Sante. Il direttore sportivo del Motoclub rilassato lo era un poco meno, ma fa parte del gioco. Il pilota italo argentino sa che quella di oggi sarà una tappa dura, così come lo sa Granelli. I piloti si confronteranno sui 395 km di speciale nel tragitto che li porterà da Chami ad Amodjar. Sabbia, ma anche sassi sotto sabbia e qualche sprazzo di vegetazione.

Sarà dura oggi. Ma tutto sembrebbe pronto, questa volta. Il resto della giornata di ieri ce la faremo raccontare in Italia, se la salute ci assiste un poco non mancheremo. A noi – e a Bruno – in fondo basta sapere che il sogno prosegue, che Dakar è già dentro, che esserci è importante ma ancora più importante è l’esperienza, è l’aver vissuto. Che quella moto, quella categoria che conserva poco spirito di competizione con gli altri, molta solidarietà, tantissimo sacrificio, una buona conoscenza di meccanica, una capacità di essere un po’ Marco Polo, un po’ il Principe e un po’ Macgyver, la voglia ancora di scherzare, di sorriderci, di rimettersi in sella come fosse un poco anche il viaggio alla scoperta di una parte di se stessi è un po’ quello che vorremmo fare – e forse facciamo – tutti i giorni pure noi. Un viaggio che sa di carburante, sa di notti nel deserto, di accampamenti, di materassi di fortuna poggiati a terra, e sa molto di vita.

Siamo tutti un po’ Bruno. Da casa certo, ma è anche grazie a lui, e grazie a un motoclub (il Bergamonti) che è capace di regalare emozioni anche a chi su una sella non ci è salito mai, che, su quella sella viaggiamo. C’è da arrivare a Dakar in fondo. E’ lì, al calar del sole, distante solo le ultime dune…

ARRIVO IN SCIOLTEZZA, IL SERBATOIO TIENE (11 GENNAIO 2024) – Africa Eco Race 2024: andare in moto è bello pure così. Quando poi, nonostante la lunga tappa, hai modo di conoscere, di fare nuove amicizie, di aiutare qualcuno. Lo puoi fare – e ancor di più – quando non hai vincoli di classifica, quando vai e sai che ogni giorno in più è un giorno che ti avvicina alla meta ed arrivarci veloce o piano non ha poi una grande importanza.

Siamo (quasi) in dirittura d’arrivo. Nella tarda serata ai familiari è giunta una telefonata in cui Bruno Gabriel Arcuri ha raccontato di una tappa in cui – a parte il ginocchio che gli si è un po’ gonfiato – ha avuto modo di fare nuove conoscenze. Altri motociclisti come lui (o motocicicliste), altri viaggiatori del deserto in viaggio verso Dakar. Va così, i velocissimi scattano (hanno altri pensieri) e poi nelle retrovie si resta a viversi la vita, la moto, le persone, i momenti buoni e quelli meno.

Pochissime notizie ieri, qualche accenno (ci racconterà quando tornerà a casa) se non quelle che in realtà ci attendevamo. Bruno Gabriel Arcuri taglia il traguardo dello speciale fa gli ultimi km di trasferimento in scioltezza e si porta alla partenza di questa mattina.

Il serbatoio regge. Ci siamo fatti spiegare il lavoro fatto per rimetterlo in sesto da Sante Granelli che ieri ha esultato. Il pilota italo argentino ha lavato e grattato bene (con carta 800 e 1000 per gli appassionati) l’area della crepa, ha usato bicomponente per alluminio, neoprene, stucco. Ha praticamente sigillato e rimesso a posto il serbatoio 3 che gli servirà. Deve tenere ancora per poco. E’ l’ultimo sforzo.

Con il serbatoio rimesso in sesto, (la tenuta della moto è lì a dimostrarlo) il traguardo di Dakar è meno duro. La tappa di oggi è un altro anello, partenza da Amodijar e arrivo ad Amodijar. Una tappa di 466 km, con 363 km di prova speciale. Dune e sabbia in prevalenza, dura, con la parte più bella forse dell’intero percorso. Quasi tutta sabbia dicevamo, si consuma di più, ma si riesce anche a godersi un po’ più di tranquillità. Ci sarà da prestare attenzione a non incappare in qualche errore di sottovalutazione, ma non è il caso del nostro Bruno.

Ha ben chiaro quel che fa. Ed ha ben chiaro perché lo fa. Da registrare di nuovo, sempre ieri, un paio di foto. Ve le mettiamo perché – come raccontavamo qualche giorno fa, dal punto di vista della solidarietà tra piloti autonomi, è forse uno dei momenti più intensi che vi abbiamo narrato. Il pilota col numero 135, tesserato con il Motoclub Bergamonti, fermo nel deserto. Serbatoio 3 andato e nessuna possibilità di arrivo se non facendosi venire a prndere dai mezzi del soccorso. Si fermano in due, gli danno una mano con il carburante. Bruno riparte, e arriva al traguardo.

Domani vi racconteremo qualcosa in più. Intanto ci godiamo ancora un altro caldo giorno (in Mauritania, qui in pianura molto meno), e un’altra intensa emozione.

BRUNO VA: 818 KM LO SEPARANO DA DAKAR – (12 GENNAIO 2024) – Arriverà tre ore dopo (con penalità), ma erano altri ieri i pensieri che gli frullavano in mente. Un tarlo, al di là del ginocchio che un poco lo preoccupa (e tra le dune del deserto ne ha ben donde). Un tarlo vista la tappa di oggi, che dovrà affrontare con la testa sulle spalle, col massimo di concentrazione possibile. La fine e il traguardo sono vicini, la decima tappa va da Amodjar a Akjojut, 413 chilometri, con poco meno di 290 km di speciale cronometrato. Una quarantina di km su erba e poi dune. Piste battute più battute (Akjojut è considerata in Mauritania un po’ il punto centrale dell’Endurance) ma lo stesso non semplici.

Ieri Bruno Gabriel Arcuri alla fine non è partito. Sapeva della penalità, sapeva di tutto ma a volte i pensieri vanno ascoltati. Quello più forte, e non è riuscito a lasciarselo indietro, il ricordo di Fabrizio Meoni. Era proprio su questo tratto di deserto che il pilota di Castiglion Fiorentino perse la vita in una drammatica Parigi Dakar nel 2005, dopo aver vinto due Parigi Dakar nel 2001 e nel 2002. E’ proprio qui che il figlio Gioele Meucci – in questa Africa Eco Race – sta viaggiando sulle orme del padre. In moto, ma non per competere, principalmente per consegnare, proprio oggi nella località di arrivo, giocattoli e materiale scolastico ai ragazzini di Mauritania. E siccome la moto – e per gente come Bruno, è anche un mezzo di condivisione e di conoscenza, di sorrisi e di speranza oltre che di solidarietà, così ha deciso di onorarne la memoria ed esserci.

Non era pronto psicologicamente. Neppure noi lo siamo sempre: non siamo macchine, a volte camminiamo ed altre decidiamo di fermarci per i nostri motivi per poi magari riprendere con un poco di energia in più. A volte abbiamo pensieri leggeri ed altre volte più pesanti: siamo umani, Bruno è umano a noi piace anche (e soprattutto) così… La giuria lo ha stangato (come ha stangato altri piloti anche professionisti per altre questioni) ma la stanga in questo caso e a differenza di chi si gioca un posto in classifica vale ben poco, o nulla. Qui – dove il motore è un mezzo e non lo scopo finale – la la posizione su una carta è una mera proposizione di dati. Basta rimanere dentro nei tempi del regolamento.

Una giornata dunque di relativo relax prima della partenza di oggi. E prima dell’ultima tappa di domani (Akjoujt – Saint Louis, 477 km di cui 248 di speciale cronometrata) e della passerella di domenica 14 (15 km da Saint Louis a Dakar). Tutto è pronto: Erba, deserto, dune, lacrime, ricordi, carburante e serbatoi, visi conosciuti ed altri ancora da guardare. Un’anima in viaggio su una Honda CFR 450 è pur sempre un’anima bella.

818 km a Dakar. Insieme al resto che vi abbiamo detto e all’esperienza accumulata, insieme al viaggio, insieme a chi ha aperto le braccia e il serbatoio è tutto ciò che conta ormai: è quel che regge un sogno. Talmente vicino che scotta: anche più del sole di un mezzodì in Mauritania…

CE L’ABBIAMO FATTA! (14 GENNAIO 2024) – Pietra dopo pietra, granello di sabbia dopo granello di sabbia, vento, sudore, dolore, fatica. Chilometri su chilometri. Capacità, amici speciali e altre persone straordinarie, altri motociclisti, incontrati per caso. Famiglia, tifosi conosciuti e altri raggiunti a distanza. Piccoli gesti solidali, i suoi e quelli degli altri, la capacità di non perdere quasi mai il sorriso. Coraggio, e poi ancora cuore, tantissimo cuore.

Bruno Gabriel Arcuri, centauro italo/argentino tesserato con il Motoclub Angelo Bergamonti di Gussola ha raggiunto Saint Louis, in Senegal. Undicesima tappa di quell’Africa Eco Race che più della Parigi Dakar vera rappresenta la corsa e il sogno a due ruote di questo millennio. Il sogno, anche fisicamente, si è compiuto. Manca poco a Dakar. Oggi la passerella finale, l’arrivo nella città del Senegal e le foto di rito.

E’ commosso Sante Granelli, professione meccanico (e direttore Sportivo del Motoclub) in quel di Gussola, ed altro uomo dalla grande anima. Commosso sino alle lacrime. “Ce l’abbiamo fatta” sono le uniche parole che, in un primo momento e nel pomeriggio di ieri riesce a dire. Non è la prima volta che lo sentiamo piangere Sante dai giorni della partenza. Non solo per Bruno sono stati giorni difficili in alcuni frangenti. Anche a Gussola, lontano, la tensione è stata tanta. Ci sono stati giorni difficili per tutti. Ora sono alle spalle.

Dopo il tempo dell’attesa, della sabbia e del vento, dopo il tempo del carburante, della solidarietà e delle dune, dei silenzi e delle parole, ora è il tempo della festa. Abbiamo lasciato in pace Bruno: era giusto che se la godesse da solo, con i suoi compagni di viaggio, i suoi pensieri. Era giusto così… Ci sarà modo nei prossimi giorni, e quando tornerà in Italia, di sentirlo direttamente. Ha realizzato un sogno che aveva da tanti anni: un bellissimo sogno.

Già. Ce l’abbiamo fatta. Un plurale che raccoglie tanti, tutti quelli che nell’appassionato centauro alla sua prima esperienza in un evento del genere, ci hanno creduto. Se tra Francia, Marocco, Mauritania e Senegal sono stati giorni intensi lo sono stati anche qui. Ad attendere – famiglia e amici – parole rassicuranti da aree nelle quali anche la comunicazione non era semplice, a cercare di capire dove Bruno fosse a bordo della sua Honda 450 CFR. Ad aspettare di capire che ne sarebbe stato dei giorni e del giorno successivo, per i simpatizzanti del Bergamonti, i lettori, gli enduristi, i giornalisti, carburati e scarburati.

Siamo orgogliosissimi – dice Claudio Bonaldo, presidente del Motoclub Angelo Bergamonti – per Bruno. Ci stiamo preparando al suo rientro e ci saranno iniziative che al momento non possiamo dire. Il Motoclub Angelo Bergamonti è fatto da tanti, dagli appassionati a chi vive le cose in silenzio. E questo 2024 sarà un anno importante, ricco di iniziative anche nuove per il Motoclub. Bruno ha fatto una cosa importante, forse unica a memoria per questo territorio in un evento come questo che poi è la Parigi Dakar di un tempo, e se lo è meritato, fortemente meritato“. Due parole anche sul suo braccio destro, Sante Granelli: “Un generoso, fa parte del suo carattere. E un appassionato. Uno che vive questa sua passione così. Sante ha passato ore anche in sede, ha dato e sta dando tanto. Lui si butta sempre, in tutto quello che fa…“.

Ma torniamo in Senegal. Oggi, come dicevamo, e per Bruno Gabriel Arcuri, trasferimento da Saint Louis a Dakar, passerella e gran festa, anche con e per i colori del motoclub. Poi, nei prossimi giorni il rientro in Italia e nel casalasco, con tutto ciò che ne conseguirà. Non è finita per lui: e a parte il raccontare, l’enduro è lì che lo attende a braccia aperte.

Le braccia aperte saranno le sue: Bruno Gabriel Arcuri sventolerà la bandiera del motoclub di Gussola a Dakar. Una bandiera al cielo, per Angelo Bergamonti – altro generoso nel suo viaggio terreno – e per tutti. E vivrà la sensazione che si prova quando poi domani non hai più serbatoi da rimettere in sesto, dune da vivere e istanti da raccontare. Il tempo in cui sedimenta tutto dentro. In cui i ricordi si fanno intensi e devi decidere che farne. Bruno continuerà a sognare: non fosse stato un sognatore senza tregua tutto questo non lo avrebbe messo in piedi. Gli è costato. Ma oggi, guardandosi dietro, ne siamo certi, molto meno di quel che poi ha vissuto.

Sante verserà qualche altra lacrima, ne siamo certi. Ce l’abbiamo fatta – le sue prime parole di ieri pomeriggio – e non saranno le ultime. In fondo ha ragione lui. In quei torridi tracciati, nell’ultimo sorriso stanco, nel tentativo di sistemare quel che non va e nella voglia di continuare a sognare – e un poco grazie a Bruno – ci siamo anche tutti noi…

IERI BANDIERA DEL BERGAMONTI AL CIELO, OGGI SI TORNA A CASA (15 GENNAIO 2024) – Le foto sono quelle che sono. Ma i miracoli non li facciamo ancora, seppur dotati di un nome pesante e del verbo da scrivere sino a quando lo troviamo. E poi il miracolo – se di miracolo si può realmente parlare – lo ha già fatto lui. Bruno Gabriel Arcuri, imprenditore in quel di Casalmaggiore, inguaribile centauro sognatore in tutte le lande e, negli ultimi 10 giorni in Africa. Ieri sera la partenza da Dakar in aereo, in tarda mattinata sarà in Italia, a riprendere in mano la vita di tutti i giorni, il quotidiano vivere. Sarà difficile? Glielo chiederemo direttamente ma intanto una risposta potremmo pure azzardarla, avendo fatto scorrere, andando a ritroso, mille immagini di questi giorni, millemila pensieri, mille emozioni, millemila parole spese, ed altre tenute per noi. Sarà difficile tenere dentro tutto. Perché realizzare un’impresa come quella di Bruno Gabriel Arcuri non è cosa da tutti i giorni, e neppure da tutti gli anni…

Aveva promesso Bruno di levare al cielo e al vento, nella passerella di Dakar, la bandiera del Motoclub Bergamonti e così è stato: una bandiera pesante – sino a che è stata una promessa – che ieri è divenuta leggerissima, sospinta dal vento del Senegal, dalla commozione dei soci del Motoclub che ci hanno realmente creduto, da amici, familiari, sponsor. Leggerissima nella forza e nella testa durissima di Bruno. Leggerissima nel soffio di Angelo Bergamonti. Lo aveva promesso il centauro tesserato per il Motoclub di Gussola che a Dakar lo avrebbe fatto, e così è stato…

Di immagini avete quelle che vedete, sono quelle di Lac Rose, quelle della fine di un viaggio. In genere alla fine di un viaggio ci si saluta, ed è un arrivederci o un addio. L’impressione è che chi sogna una volta poi non smette di farlo. E che l’Africa Eco Race sarà solo parte di un cammino, parte di un viaggio che, in qualche altra partenza, in qualche altra landa, in qualche altro sorriso, con qualche altra impresa riprenderà.

Bruno è tornato a casa, a Casalmaggiore. E’ stato un miracolo il suo? Di sicuro è stata una storia che con immenso piacere vi abbiamo raccontato giorno dopo giorno, seguendolo nei tracciamenti del GPS, nei racconti di Sante e dei suoi familiari, ascoltando i suoi vocali di quando poi, dopo l’arrivo, riusciva a riconnettersi col mondo oltre alle dune e parlare. Non abbiamo mai temuto che tornasse indietro. E se la risposta – se l’impresa di Bruno sia stata un miracolo o meno – la cercate da noi, un miracolo per noi non lo è stato. C’è voluta buona sorte, c’è voluto coraggio, ci sono volute persone vicine capaci di dare e di dire qualcosa. C’è voluta preparazione e programmazione, capacità. Ci sono volute mani tese e neoprene, carburante e testa sulle spalle, una discreta conoscenza di meccanica e una ancor più discreta capacità di arrivare con la testa dove i muscoli a volte non arrivavano. Non è stato un miracolo: è stato Bruno Gabriel Arcuri a scrivere il suo nome a 6000 km di distanza da casa. Con la sua testa, la sua moto, un’Honda 450 CFR, le sue braccia e il suo cuore.

Poco meno di 53 anni fa (era il 7 aprile del 1971), nei pressi di un altro mare, si spegneva il sorriso e il cuore del pilota gussolese Angelo Bergamonti sul circuito cittadino di Riccione. La sua anima volava, nella pioggia, dalla terra all’eternità. Oggi a Dakar anche quell’anima in volo è tornata a sorridere. E a brillare ancora più forte.

UN MESE DOPO – Qualche flash, su tutte le persone incontrate e sul Mal d’Africa, lo stesso sorriso. La stessa energia. Bruno Arcuri è a casa da un po’. Almeno col corpo. La testa a volte va, e viaggia altrove. Oltre alle vicissitudini dell’Africa Eco Race con lui è alcuni soci del Bergamonti si è parlato di futuro. Perché uno come Bruno non dovreste ascoltarlo mai, soprattutto quando dice e ci dice che è tempo di rallentare. Un sognatore è un sognatore. Lo è l’innamorato di San Pietroburgo non ricambiato di Dostoevkji che non si pente un istante. Lo è il violinista Jones di Lee Master, che non ha alcun rimpianto avendo seguito i sogni, il vento e il grano, e avendo suonato il suo violino.

Bruno Gabriel Arcuri ha vissuto un’esperienza unica, straordinaria. L’ha vissuta alla sua maniera, mettendosi in viaggio per quelle immagini che da ragazzo lo avevano segnato. Lo ha fatto grazie agli sponsor ma grazie soprattutto ad un Motoclub, il Bergamnti, che lo ha appoggiato in tutto e per tutto. Lo ha fatto perché in lui c’è una forza e un animo che già si percepisce dagli occhi. E’ per questo che – se lo incontrerete per strada, non dovete dargli credito se vi dice che si fermerà. Sta già pensando ad altro, sta già sognando altri cieli obliqui, altre esperienze, altre vicissitudini ed altri sogni.

Sul prossimo (che è in fase embrionale ma già c’è) non possiamo poi dirvi un gran che se non che non sarà l’Africa Eco Race e non sarà una gara. Vedrà coinvolto in maniera più stretta il Motoclub Bergamonti. Poi, nei prossimi mesi lo racconteremo, e lo seguiremo per come sta nascendo.

Un mese dopo dunque, ci chiediamo ancora una volta dove alberga la felicità. In un hombre come Bruno alberga dentro, e fuori: dentro, nello spirito che lo anima e fuori, in tutto ciò che continua a colpirlo. Perché lui, in fondo (ed anche meno in fondo di quel che si creda) resta quel ragazzo sognante che guardava le moto sulla rivista e intanto sognava di cavalcarne una. Resta quel ragazzo e quel sogno quei sogni. A volte è una scelta, altre ancora un destino: un uomo è tutto quel che cerca, e che sogna. E’ il rombo di un motore nel deserto, la sabbia che si posa e il vento che la rialza. E’ tutti i colori che ha incontrato, e le ombre.

Non finirà mai di sorprenderci: a volte è una scelta, qualche altra il destino. In lui è l’anima. Un’anima in perpetuo movimento…

Nazzareno Condina

 

 

 

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...