San Giovanni resta in Dedalo
(per 2 anni): ha deciso la Provincia
Almeno per il momento, anzi per l’anno scolastico in corso (ma su questo non c’erano dubbi) e per l’anno scolastico 2026-2027, San Giovanni in Croce non entrerà nell’Istituto Comprensivo Sacchi uscendo da Dedalo, ma resterà dove si trova oggi.
Lo ha deciso, in un incontro organizzato a Cremona, la Provincia stessa, che come noto ha potere decisionale per quanto concerne il settore scolastico, parlando anche col Provveditore agli Studi. Attenzione però, perché parlare di partita chiusa sarebbe sbagliato o comunque troppo semplicistico, per così dire: non è infatti possibile ignorare, a fronte dello schieramento dei comuni afferenti a Dedalo (ad eccezione di Voltido) che ha chiesto di respingere la richiesta di San Giovanni, che i comuni legati all’Istituto Sacchi erano invece tutti favorevoli alla richiesta di ingresso del comune che ha come simbolo Villa Medici del Vascello.
Dinnanzi a questa spaccatura (peraltro abbastanza ovvia ma che doveva necessariamente passare dalle carte e dunque dalle delibere consiliari), è stata la Provincia a dover decidere con il presidente Roberto Mariani che ha stoppato la migrazione, lasciando intatto lo status quo attuale.
Come si diceva, non è finita, perché ora l’impegno è a organizzare molti più incontri per approfondire la questione della popolazione scolastica, in vista di domino futuri, che a questo punto però non partiranno prima dell’anno scolastico 2027-2028. Come a dire: ad oggi tutto resta immutato, ma tra due anni, chissà.
E’ chiaro che questi incontri non coinvolgono solo il territorio casalasco, dove il tema è caldo proprio per la mossa scoperta di San Giovanni in Croce, ma prenderanno in esame anche le esigenze, ed eventuali spostamenti su Cremona e Crema. Il tema del numero di studenti non va rispettato soltanto per seguire la legge, che impone determinati numeri senza i quali decade la possibilità di realizzare (o tenere in piedi) un Istituto Comprensivo, ma lascia un’impronta forte anche sulle cattedre e sugli eventuali spostamenti degli insegnanti. Insomma, l’agenda è aperta: nei prossimi mesi qualcosa potrebbe mutare.
Giovanni Gardani