Giornata mondiale dell'Alzheimer,
Fondazione Germani in prima linea
Sensibilizzare la popolazione, prevenire la malattia riconoscendo tempestivamente i campanelli d’allarme, proseguire sulla strada della ricerca.
Il 21 settembre si celebra in tutto il mondo la 32esima giornata internazionale dell’Alzheimer e, in questo frangente, la “Fondazione Elisabetta Germani” di Cingia de’ Botti ha voluto organizzare durante tutta la settimana alcuni incontri dedicati, culminati con un open day in struttura nel pomeriggio di venerdì.
Tra questi, due conferenze nell’aula magna dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona e alla Cascina Colombarone, sempre a Cingia, con ospiti e relatori di caratura nazionale e internazionale.
“Partirei dal titolo di queste iniziative: ‘Oltre la diagnosi c’è la vita’ – commenta il Direttore Generale della Fondazione Ivan Scaratti -; in questi giorni ci siamo focalizzati su un paio di aspetti fondamentali. Tra questi, il bisogno di cultura, di conoscenza, di scoperta, di studi, quindi di sperimentazione ma anche di confronto: quando si parla di Alzheimer bisogna far fronte comune, connettere le varie realtà (le istituzioni, le fondazioni, le università) e per questo abbiamo organizzato un meeting e un convegno scientifico”.
“Lo scorso martedì – prosegue – invece ci siamo confrontati su percorsi, su migliori pratiche, su progetti e anche su scoperte nuove con partner italiani ed europei. A questi convegni, hanno partecipato anche le istituzioni, tra cui anche Regione Lombardia con due dirigenti degli assessorati Welfare e Sanità”.
“Il secondo aspetto – aggiunge Scaratti – è quello della prevenzione: la diagnosi precoce è fondamentale”.
Particolare attenzione è stata poi data al tema dei cosiddetti caregiver, i parenti e le persone vicine ai pazienti che ogni giorno combatto al loro fianco contro la malattia.
“Anche noi siamo al fianco dei caregiver – afferma in merito il direttore generale – lavoriamo nella comunità e per la comunità con un sopporto particolare, per accompagnarli nella loro esperienza. Toppo spesso, infatti, non riconoscono i primi segnali della malattia e in seguito devono devono portare un loro caro in struttura: è chiaro che talvolta si provino sensi di colpa e angoscia; proviamo ad essere al loro fianco”.
“Vorrei però sottolineare – conlclude Scaratti – che la malattia di Alzheimer non cancella la vita: il cuore delle persone pulsa ancora, le persone provano ancora sentimenti, emozioni, voglia di vivere; da parte nostra, cerchiamo di costruire sempre più luoghi di vita e di speranza, perché insieme molto è ancora possibile”.
Andrea Colla