"Scettico sull'accordo, ma serviva
fermare la mattanza a Gaza"
Accordo di pace, lo hanno chiamato. Ma forse è bene chiamarlo accordo di tregua, perché tale. Ma di certo si può tirare un sospiro di sollievo: anche il viadanese Paolo Bergamaschi, esperto di politica internazionale, accoglie con favore le notizie che giungono da Israele e Palestina.
“E’ una buona notizia perché, anzitutto, viene fermata una mattanza. Dopo di che sulla costruzione di una pace vera, mi permetto di essere scettico. Lo sono per vari motivi: anzitutto perché il tema dei due Stati è disperso tra i venti punti dell’accordo. E perché questo tema è fondante, centrale: Israele, anche in passato, anche quando l’accordo è stato vicino, ha sempre continuato a lavorare in Cisgiordania, prendendo nuovi possedimenti. E questo, ovviamente, pone Israele in una posizione di forza nelle trattative. Ma come è possibile pensare a due Stati, se uno di questi – mentre si negozia – cerca di allargarsi dopo averlo già fatto per anni?”.
Fidarsi o no adesso? E fidarsi delle trattative sempre e rigorosamente su base economica di Trump? “La base quando si parla di Trump è sempre economica: c’è un accordo mercantile, per così dire, su tutto. C’è stato anche con gli Emirati Arabi sui famosi chip elettronici dell’Intelligenza Artificiale e così sarà ancora. Per questo la fiducia non è ai massimi livelli su quello che verrà. Però, lo ribadisco, il fatto che sia finito il massacro di Gaza è un’ottima notizia e su questo punto non si può prescindere. Spiace che tra i prigionieri liberati nello scambio non ci sia Marwan Barghouti, il Mandela palestinese, che avrebbe forse avuto ancora presa sui suoi connazionali, anche se dopo tanti anni in carcere potrebbe anche avere perso un po’ il senso della realtà”.
Giovanni Gardani