Cronaca

La famiglia Riva racconta l'incubo
sul Nilo: "Salvi per 3 minuti"

Tre minuti: è il tempo che è trascorso tra lo sbarco degli ultimi passeggeri sulla nave arrivata in soccorso e il momento in cui la nave da crociera “Empress” prende fuoco e, dopo un po’ di tempo, si inabissa nel Nilo con lo scheletro che ne resta. In quel gruppo ci sono adulti e maschi, perché come sempre “prima le donne e i bambini, oltre agli anziani”. E’ stato così anche il 27 ottobre, e l’ultimo a salvarsi del nucleo famigliare di Casalmaggiore è Giordano Riva, residente a Vicoboneghisio, dove è l’anima della Cooperativa Storti Maria.

Lui, la moglie Bandna Kumari e il piccolo Arthur, di 10 anni, il figlio della coppia, hanno davvero rischiato grosso. Anche se ora Arthur può ricordare il tutto con il sorriso che si lega al sollievo. “Eravamo in piscina a fare il bagno – spiega il bambino – e dopo avere preso il thè e avere comprato alcuni indumenti da un’altra barca di un venditore che ci aveva avvicinato, abbiamo visto del fumo provenire dalla cucina. Siamo stati fatti evacuare velocemente. La mamma e io siamo saliti su una delle prime scialuppe. Poi siamo arrivati su un ponte, dove ricordo c’erano molte rocce. Il papà era all’ultimo piano, nel settore più alto della nave, in attesa di soccorsi, che per fortuna sono arrivati”.

Finita la disavventura, per Arthur è stato un toccasana poter visitare, dopo il trasferimento a Il Cairo, le Piramidi e la Sfinge. “Soltanto in hotel mi sono sentito davvero al sicuro. E ovviamente quando siamo rientrati tutti insieme: la console italiana Giulia De Nardis mi aveva fatto una promessa, ossia che anche la mamma sarebbe rientrata con noi”.

Già, qui sta la seconda parte della storia. Bandna, infatti, pur essendo residente in Italia dal 1999, essendo sposata con Giordano e avendo con lui un figlio e pure avendo presentato un paio di anni fa la richiesta per diventare cittadina italiana, è ancora incastrata negli ingranaggi della burocrazia.

“Dobbiamo partire da una premessa: noi – spiega Bandna – nell’incendio abbiamo perso tutto: documenti, indumenti, abbiamo raccattato qualche vestito che gentilmente ci è stato fornito dall’Ambasciata. E quindi non potevamo rientrare in Italia. Nel mio caso, ad un certo punto, il rischio concreto era di dover passare dall’India, dove però sarei rimasta sola, per avere un Visto dal mio paese d’origine e solo a quel punto rientrare in Italia. Fortunatamente siamo riusciti a evitare tutto questo: merito di Giulia De Nardis, che ha visto Arthur in lacrime e si è messa una mano sul cuore. E merito di Massimo Mori, che ci conosce e ci ha fatto avere in tempo record il certificato di residenza e di matrimonio. Magari non mi sarei dovuta recare in India, ma di sicuro avrei dovuto contattare l’Ambasciata Indiana a Il Cairo e lì aspettare giorni, spezzando così il rientro della mia famiglia in due tranche. Spiegarlo a un bambino non sarebbe stato facile”.

Teniamo Giordano Riva per ultimo. “La speranza è che la nostra storia aiuti altre persone e magari acceleri le pratiche per ottenere la cittadinanza. Vogliamo creare un precedente: se ci fossero altri cittadini con nazionalità diversa da qualche italiana, vogliamo aiutarli raccontando la nostra esperienza. Perché la prospettiva di dover tornare nel proprio paese e solo a quel punto in Italia, non ha proprio senso”.

Cosa ricordi di quel momento? “Due emozioni, una negativa e una positiva. L’angoscia, perché ero senza la mia famiglia a quel punto e col cellulare che peraltro si stava scaricando, dunque senza contatti. Ma anche lo spirito di solidarietà: ci siamo aiutati a vicenda, c’erano 80 italiani e 30 con la nostra agenzia. Io ho fatto qualche corso di primo soccorso e ho cercato di abbassare il livello di panico, perché qualcuno voleva lanciarsi nel Nilo o dalle scale. Ho detto anche qualche bugia: “Il fumo? Vuol dire che hanno già spento tutto” dicevo. Invece, non era vero e lo sapevo. Quando hanno chiamato un’altra nave spingendola verso di noi, ho capito che potevamo farcela. Mi sono messo un asciugamano bagnato attorno alla bocca per non respirare il fumo acre e siamo saliti sulla nuova imbarcazione. Dopo tre minuti abbiamo visto le fiamme inghiottire la nave. Sono orgoglioso di Arthur perché in una situazione del genere è stato bravissimo, ha tenuto una condotta esemplare. E’ stato il nostro piccolo eroe”.

Tornerete in crociera? “Per nostro figlio sì, prima o poi. Deve superare il trauma. Ecco, magari non domani o dopodomani”.

Giovanni Gardani (video Alessandro Osti)

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