Innovation Center ieri, oggi, domani
Così i giovani ritrovano speranza
C’è un’Italia che funziona, eccome. Ed è a due passi da casa. La giornata di giovedì ha portato sì all’inaugurazione dell’Innovation Center di Casalasco Spa, a Fontanellato, ma ha anche lanciato un segnale e tracciato una rotta. Per provare a invertire la tendenza.
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Nelle orecchie e nella testa risuonano diverse parole chiave: innovazione e tradizione, due estremi che trovano una sintesi nel momento in cui si cerca il ponte tra nuove tecnologie e antica sapienza; investimenti; sostenibilità, con il recupero (senza sprechi) di un vecchio magazzino divenuto ora “un caso di successo da esportare in tutto il Paese” per dirla con il Ministro Adolfo Urso.
C’è però una parola che più di tutte ci ha colpito: controtendenza, riferita ai giovani. I giovani scappano all’estero, la fuga di cervelli è iniziata ma da giovedì sappiamo che probabilmente non è inesorabile (e irreversibile) come si temeva. L’ex rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta, che ha sancito il legame tra questo nuovo Innovation Center e l’Università degli studi di Cremona nel suo Campus, con particolare attenzione per le scienze agrarie, di giovani se ne intende.
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E ha dato una indicazione precisa: “I giovani devono restare qui, devono stare sul territorio ma noi dobbiamo dare loro gli strumenti per farlo”. Eccola, la svolta: non arrendersi all’evidenza di numeri che spaventano, controbattendo con altri numeri, che chiariscono quello che già Costantino Vaia, ad di Casalasco, ha detto: “Questo non è un punto di arrivo, ma di partenza”. Perché l’Innovation Center non muore con la sua inaugurazione, anzi lì inizia una nuova storia, tutta da scoprire. Lì si sperimenta l’agricoltura del futuro. Abbinato al nascituro parco agrivoltaico, siamo pienamente nel campo della sostenibilità, che non significa rinunciare a investire, anzi, significa investire senza sprechi e riciclando dove possibile.
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Tornando a Resta e ai numeri dati: il 70% delle esportazioni è in mano a meno del 2% delle aziende italiane. L’Italia è leader sui prodotti DOP ma li distribuisce in modo micro. E per questo, anche, i giovani non restano. Un tesoro per pochi, che deve espandersi. Se dunque la qualità c’è, ora bisogna continuare a produrla, migliorandola, e poi saperla vendere. Eccola, la lezione dell’Innovation Center. Ed ecco spiegata la presenza del Ministro del Made in Italy – puntualissimo e molto disponibile, va detto, e non è affatto scontato – Adolfo Urso, che ha ricordato come l’Italia sia risalita al 23esimo al 16esimo posto nella classifica dell’attrattività mondiale e come, al contempo, tanta strada sia ancora da fare.
Coi giovani, chiaramente, perché è con loro che – anche per un mero discorso anagrafico – parte il futuro. Insomma l’inaugurazione dell’Innovation Center è stato ieri, oggi ma soprattutto domani. E il video trasmesso in apertura dei lavori e subito dopo il taglio del nastro, è l’emblema del passaggio di consegne: il “vecchio” contadino, peraltro tra i primi soci del Consorzio e che dunque questa storia la conosce bene, non limitandosi a fare da attori per il breve filmato, che passa la palla al figlio. Sapendo di essere sempre rimasto nel suo campo, per tutta la vita, e per questo – grazie all’esportazione di quei prodotti della terra, dell’oro rosso di cui tanto andiamo orgogliosi – di avere sempre viaggiato ovunque nel mondo.
Giovanni Gardani (foto e video Gianpaolo Guarneri)










