Cronaca

Desertificazione commerciale,
Badioni: "Serve un cambio di passo"

Il presidente di Confcommercio avverte: il commercio di prossimità è essenziale per la vita dei quartieri. Servono strategie integrate per combattere la desertificazione.

Piazza Garibaldi a Casalmaggiore

In Italia ci sono oltre 104 mila spazi commerciali sfitti da anni, ai quali si sommano 140 mila negozi chiusi negli ultimi 12 anni: una dinamica che sta svuotando i centri urbani e indebolendo il tessuto economico dei quartieri. È il quadro delineato dalla nuova indagine Confcommercio–SWG, dedicata alla desertificazione commerciale e presentata durante “in-Città – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono” il summit di Confcommercio tenutosi a Bologna nei giorni scorsi .

Lo studio evidenzia come il sistema distributivo italiano continui a pagare un prezzo elevato per la fragilità della spesa delle famiglie e conferma che i negozi di vicinato rappresentano molto più che un presidio economico: sono identità urbana, sicurezza, socialità, servizi, qualità della vita. Secondo gli italiani, la qualità della vita nelle città è determinata soprattutto dalla presenza di bar e ristoranti (78%), spazi verdi (66%) e attività commerciali (65%). Le attività di quartiere sono viste come veri presidi di comunità: per il 64% favoriscono la socialità, per il 62% migliorano la cura degli spazi pubblici, per il 60% aumentano la sicurezza.

La chiusura dei negozi produce un impatto immediato: l’80% degli italiani prova tristezza davanti alle vetrine vuote e il 73% associa le saracinesche abbassate a un peggioramento della qualità della vita. Negli ultimi dieci anni i cittadini hanno percepito soprattutto la scomparsa di librerie, negozi di articoli sportivi e giocattoli (55%), negozi non alimentari come abbigliamento e profumerie (49%), ferramenta e negozi di arredamento (46%) e alimentari (45%). Solo farmacie e pubblici esercizi mostrano una leggera crescita.

Il fenomeno incide anche sul mercato immobiliare: un appartamento situato in una zona ricca di negozi vale in media il 23% in più; dove il tessuto commerciale si svuota, il valore scende del 16%, con un divario che arriva al 39% rispetto alle aree più dinamiche.

Nonostante la crescita dell’e-commerce, due italiani su tre vogliono più negozi nel proprio quartiere e il 68% chiede un mix equilibrato tra piccole e medie attività. Nelle città medio-piccole e nel Mezzogiorno queste percentuali arrivano al 75%. Il commercio locale non è percepito come un residuo del passato, ma come una infrastruttura sociale tuttora essenziale.

Di fronte a questi numeri, il presidente di Confcommercio Provincia di Cremona, Andrea Badioni, avverte: “Il commercio di prossimità è parte dell’identità dei nostri territori: ogni negozio aperto porta servizi, sicurezza e relazione; ogni chiusura lascia un vuoto che toglie vita ai quartieri. La desertificazione urbana non è un problema che riguarda solo una categoria, ma una responsabilità condivisa: servono strategie coordinate tra istituzioni e imprese, politiche fiscali più eque, un accesso al credito sostenibile e interventi per riportare in vita i tanti negozi oggi sfitti”.

“Per contrastare davvero la desertificazione commerciale serve un cambio di passo. A livello nazionale occorre un coordinamento stabile delle politiche urbane e una strategia unitaria che integri programmi e fondi regionali ed europei. A livello regionale è fondamentale valorizzare e armonizzare ancora di più l’esperienza dei Distretti Urbani del Commercio. A livello comunale servono Programmi Pluriennali per l’Economia di Prossimità, strumenti capaci di rimettere in moto i negozi sfitti tramite canoni calmierati, incentivi coordinati tra pubblico e privato, percorsi di accompagnamento all’avvio d’impresa e interventi di logistica urbana sostenibile. Sono indispensabili nuove forme di partenariato con il mondo immobiliare per rigenerare gli spazi e restituirli ai servizi di quartiere. È un’agenda ambiziosa, ma ormai necessaria”.

Badioni ricorda inoltre il progetto Cities di Confcommercio, nato per promuovere un uso equilibrato dello spazio urbano e sostenere il commercio di vicinato attraverso l’analisi degli Urban Data: “Cities è lo strumento che ci permette di leggere il territorio, programmare e valorizzare il ruolo delle imprese del terziario nei processi di sviluppo e coesione. È da qui che dobbiamo ripartire”.

Tutti i numeri del commercio in provincia di Cremona nel nostro approfondimento “Cremona allo specchio”

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