Battaglia per l'Irpef: "Colpite
i deboli". "No, soluzione equa"
Discussione accesa in Consiglio comunale a Casalmaggiore sul tema dell’addizionale Irpef 2026, dopo la proposta della Giunta di rimodulare le aliquote alla luce della riforma statale che ha ridotto gli scaglioni da quattro a tre. Il confronto si è concentrato soprattutto tra il consigliere Luciano Toscani e il sindaco Filippo Bongiovanni, con posizioni diametralmente opposte sulla distribuzione del carico fiscale.
Toscani ha criticato la scelta dell’amministrazione, ricordando che con la riforma nazionale lo Stato, nell’accorpare gli scaglioni, ha applicato sul nuovo maxi-scaglione l’aliquota più bassa tra le due precedenti (e possibili). A Casalmaggiore, invece, l’amministrazione avrebbe adottato quella più alta, con un aumento stimato di “circa il 15%” per le fasce di reddito più basse.
Il consigliere ha richiamato anche la decisione dell’anno precedente, quando la Giunta aveva ritoccato lo scaglione più elevato (scelto considerata condivisibile nell’ottica dell’equità sociale), mentre ora — a suo dire — la scelta rischia di colpire soprattutto i redditi più deboli: “Questa scelta ci piace meno. I redditi bassi vanno tutelati. Chiedo di riportare l’aliquota allo 0,35. Piuttosto alzate il secondo scaglione da 0,60 a 0,61 e con un minimo ritocco il gettito dovrebbe essere garantito, senza creare scompensi a bilancio”.
Il sindaco Bongiovanni ha respinto le accuse, definendo l’analisi di Toscani “parziale” e ricordando che la riforma statale non può essere letta in modo automatico: “Il Governo ha cambiato qualcosa. In dieci anni le tasse sono rimaste praticamente invariate; se proprio abbiamo ritoccato le tariffe dei servizi a domanda individuale, ma mai le tasse”.
Bongiovanni ha spiegato che la spesa corrente del Comune è cresciuta in modo consistente, passando da circa 9–10 milioni a quasi 11,5 milioni: “Un aumento di un milione e mezzo solo in questo anno”.
Secondo il sindaco, riportare allo 0,35 lo scaglione più basso comporterebbe una riduzione dello 0,15 su tutti i redditi superiori ai 15mila euro fino a questa quota: “La perdita di gettito sarebbe troppo elevata. La progressività impone equilibrio. Aumentare da 0,60 a 0,65 lo scaglione centrale, come proposto dal consigliere, inciderebbe invece pochissimo”.
Il primo cittadino ha comunque aperto alla possibilità di approfondire: “Sono disponibile a discuterne in Commissione Bilancio, anche a quattr’occhi. Le simulazioni effettuate portano però a ritenere questa scelta la più sostenibile ed equa”.
Il dibattito è divenuto poi tecnico: Toscani ha contestato l’interpretazione sul concetto di progressività, perché “l’addizionale Irpef si calcola sull’intero reddito imponibile, mentre è l’aliquota che si calcola, per ciascun reddito, di scaglione in scaglione”: “State aumentando l’Irpef a chi guadagna meno – ha accusato il consigliere –. In un periodo difficile come questo servono simulazioni accurate dell’Ufficio Tributi e un ripensamento complessivo”.
Il tema resta aperto e potrebbe richiedere ulteriori approfondimenti tecnici. Toscani ha insistito sulla necessità di tutelare i redditi più bassi, mentre il sindaco ha ribadito la necessità di mantenere stabile il gettito per sostenere i servizi comunali. La questione dell’Irpef 2026 tornerà con ogni probabilità in Commissione Bilancio, dove verranno analizzate nuove simulazioni e valutati eventuali correttivi.
Giovanni Gardani