Marcegaglia a Casalmaggiore:
"Occupazione in rosa: perché no?"
Non manca mai, sotto Natale, la visita dei fratelli Antonio ed Emma Marcegaglia allo stabilimento di Casalmaggiore, una delle realtà più importanti del gruppo fondato dal padre Steno. Quest’anno, mercoledì mattina, Emma Marcegaglia è stata trattenuta a Milano da un impegno improvviso, ma ha comunque voluto portare il suo saluto ai dipendenti con un video messaggio.
Antonio Marcegaglia, amministratore delegato di Marcegaglia Steel, dopo l’incontro con i lavoratori e lo scambio di auguri per le festività imminenti, ha colto l’occasione per tracciare un bilancio dell’anno che si avvia alla conclusione e per guardare alle prospettive future.
Un anno di tenuta in un contesto complesso
«Il 2025 per il nostro gruppo è stato un anno discreto – spiega Marcegaglia – nel senso che chiuderemo con risultati economici positivi. Abbiamo sostanzialmente mantenuto i volumi di spedizione del 2024, in linea con l’andamento del mercato: in Europa si registra un calo molto contenuto, intorno allo 0,2–0,5%, quindi una situazione sostanzialmente stabile».
Il budget prevedeva una crescita leggermente superiore, ma il gruppo conferma comunque i volumi dello scorso anno. «In termini di redditività siamo più o meno allineati al 2024. Considerando il contesto di una siderurgia in difficoltà – soprattutto per i cicli integrali e i prodotti lunghi – e una competizione sempre più aggressiva da parte dei Paesi asiatici ed emergenti, la tenuta dei risultati è un segnale positivo».
La chiusura parziale del mercato americano ha infatti accentuato la pressione sulle esportazioni verso l’Europa, comprimendo i margini. «Grazie alla nostra diversificazione – per prodotti, mercati e settori di utilizzo finale – siamo riusciti a confermare i risultati dell’anno precedente. Il fatturato è in leggero calo per effetto della diminuzione dei prezzi medi, ma volumi e redditività restano sostanzialmente in linea. Per questo definisco il 2025 un anno discreto, da voto 7 per capirci».
Sostenibilità e acciaio green: una strategia strutturale
Il tema della sostenibilità ambientale resta centrale, anche nei rapporti con il sistema bancario. «Noi siamo trasformatori di acciaio – precisa Marcegaglia – e il nostro livello emissivo è nettamente inferiore rispetto a quello delle acciaierie: parliamo di una quota tra il 5 e il 10%».
L’impegno del gruppo riguarda in particolare l’efficienza dei processi: risparmio energetico, elettrificazione di alcune lavorazioni oggi alimentate a gas, cattura della CO₂ nell’impianto di cogenerazione di Ravenna e nuovi investimenti nel fotovoltaico.
Prosegue inoltre il percorso sull’“acciaio green”. «Abbiamo circa 40 megawatt di nuovi impianti fotovoltaici previsti: una dozzina sono già in fase avanzata ed entreranno in funzione nei primi mesi del 2026, gli altri sono in avvio. Ma soprattutto stiamo lavorando con i nostri fornitori per acquistare sempre più acciaio a basse emissioni, sia da forni elettrici sia da produzioni a ridotto impatto ambientale».
Un contributo decisivo arriverà dal grande investimento di Fos-sur-Mer, in Francia. «Con l’autoproduzione di acciaio tramite forno elettrico, rottame ed energia nucleare decarbonizzata, copriremo una quota rilevante del nostro fabbisogno con acciaio green, incidendo in modo significativo sul cosiddetto Scope 3, quello legato alle emissioni dei fornitori».
I risultati di questa strategia si riflettono anche nei rating internazionali. «Il Carbon Disclosure Project ci ha confermato il rating A- sul climate change, mentre sulla water security siamo appena sotto il livello A, che puntiamo a raggiungere nel prossimo futuro».
Fos-sur-Mer: un investimento strategico da oltre un miliardo
È stato intanto firmato un memorandum che porterà a un contratto pluriennale – tra i 10 e i 15 anni – per la fornitura di energia elettrica nucleare decarbonizzata e competitiva destinata all’impianto di Fos-sur-Mer. L’investimento complessivo supera il miliardo di euro.
«Abbiamo avviato il progetto lo scorso anno – racconta Marcegaglia – selezionando Danieli come partner tecnologico e superando positivamente il débat public previsto dalla normativa francese. Ora attendiamo le ultime approvazioni formali, che richiederanno ancora qualche mese».
I primi lavori dovrebbero partire nella seconda metà del 2026, con l’obiettivo di avviare la produzione tra il terzo e il quarto trimestre del 2028. «Parliamo di due milioni di tonnellate di acciaio prodotto con forno elettrico, in un progetto che rappresenta un tassello fondamentale della nostra strategia di decarbonizzazione».
Lo scenario economico tra incertezze e possibili segnali di ripresa
Guardando al contesto macroeconomico, Marcegaglia sottolinea come l’incertezza resti un fattore frenante. «L’incertezza non è amica degli investimenti né dei consumi durevoli, che sono i principali driver della domanda di acciaio».
La politica commerciale americana ha creato timori, ma finora gli effetti sono stati contenuti. «C’è stato un rallentamento del commercio internazionale, per ora modesto. Le previsioni indicano una crescita dell’economia europea intorno all’1,2% e di quella italiana allo 0,8%».
Per il 2026, il gruppo intravede qualche segnale di miglioramento, grazie agli investimenti in infrastrutture, tecnologia e difesa, soprattutto in Paesi come Italia, Spagna e Germania. «Con le nuove misure di protezione europee e l’introduzione del meccanismo CBAM, ci aspettiamo una riduzione delle importazioni e più spazio per i produttori europei».
Marcegaglia Steel ha quindi budgettato una crescita sia dei volumi sia della redditività. «Pensiamo di aumentare l’utilizzo della capacità produttiva di un ulteriore 5–7%, un dato significativo».
Occupazione: servono nuove competenze
Infine, il tema del lavoro. «Lo stabilimento di Casalmaggiore è una risorsa importante per il territorio – conclude il direttore dello stabilimento Roberto Ferrari – ma oggi il personale rappresenta un collo di bottiglia. Abbiamo assunto oltre 40 persone dall’inizio dell’anno e ne cerchiamo ancora una trentina».
Una difficoltà condivisa anche dagli altri stabilimenti del gruppo nel mondo. «Servono competenze specifiche e persone che possano crescere e restare nel tempo. I nostri impianti sono altamente automatizzati: non è un lavoro fisico pesante, ma tecnologico».
Da qui anche l’apertura a una maggiore occupazione femminile. «Non è tradizionale nel nostro settore, ma perché no? L’ostacolo principale restano i turni, ma per alcune decine di figure qualificate crediamo sia una sfida possibile. L’obiettivo è valorizzare al massimo la capacità produttiva e continuare a investire sul futuro».
Giovanni Gardani (video Alessandro Osti)