Politica

Irpef, Toscani riconosce l'errore ma
dibattito va su soglia di esenzione

Discussione articolata nell’ultimo Consiglio comunale a Casalmaggiore sulla rimodulazione dell’addizionale Irpef. Un tema tecnico, ma dal forte impatto politico, che ha visto emergere posizioni diverse sia tra maggioranza e opposizione sia all’interno degli stessi gruppi consiliari. Un tema che è tornato “di moda” anche per l’ammissione di colpa, per così dire, da parte del consigliere Luciano Toscani.

Quest’ultimo con onestà ha riconosciuto un errore nel precedente calcolo dell’Irpef basato sulla progressività, ma ha ribadito la propria contrarietà all’impostazione scelta. Secondo Toscani, pur correggendo il meccanismo, l’amministrazione avrebbe potuto intervenire diversamente, innalzando la soglia di esenzione invece di agire sulle aliquote. Attualmente Casalmaggiore mantiene l’esenzione fino a 10.500 euro di reddito, per poi applicare aliquote crescenti dello 0,50%, 0,60% e 0,80%.

A difendere la scelta è stato il sindaco Filippo Bongiovanni, che ha sottolineato come l’impatto dell’aumento sia limitato: «Parliamo di circa 22,50 euro all’anno», ha spiegato, ricordando che la soglia di esenzione è stata oggetto di diverse simulazioni prima di arrivare alla decisione finale. Il primo cittadino ha inoltre chiarito che, guardando al futuro, non sarà possibile intervenire ulteriormente nel 2026 e 2027, anni che si preannunciano particolarmente complessi per i bilanci comunali. «Spero di poterlo fare nel 2028», ha aggiunto, lasciando aperta la porta a una revisione più favorevole ai contribuenti.

Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere di maggioranza Gianpietro Seghezzi, che ha invitato a guardare il quadro complessivo e il confronto con i Comuni limitrofi. «Casalmaggiore – ha ricordato – ha un’Irpef a buon mercato rispetto al territorio». Seghezzi ha citato alcuni esempi: Cremona e Sabbioneta prevedono una soglia di esenzione a 12 mila euro ma applicano un’aliquota unica dello 0,80%; Martignana adotta lo 0,80% senza distinzioni; Rivarolo del Re applicava lo 0,45% fino a 28 mila euro ma senza alcuna soglia di esenzione; Viadana ha 12 mila euro di esenzione ma lo 0,65% già dal primo scaglione; Gussola, infine, ferma l’esenzione a 7.500 euro con aliquota unica dello 0,65%. «Fino a 85 mila euro di reddito – ha concluso – conviene abitare a Casalmaggiore rispetto a Gussola».

Posizione più articolata quella della consigliera Annamaria Piccinelli del gruppo Movimento Vivace e Sostenibile, che ha scelto di non votare contro la delibera. Piccinelli ha riconosciuto come corretto l’aumento della prima fascia, ma ha evidenziato che, a suo avviso, si sarebbe potuto intervenire abbassando le aliquote degli scaglioni successivi. «Il segnale politico – ha spiegato – doveva essere l’innalzamento dello scaglione dei 60 mila euro», per rendere la manovra più equa e progressiva.

Il provvedimento passa dunque tra distinguo e perplessità, con la maggioranza che rivendica una scelta di equilibrio e l’opposizione che chiede maggiore attenzione alla leva della soglia di esenzione. Un tema destinato a tornare al centro del dibattito nei prossimi anni, quando le condizioni di bilancio lo permetteranno.

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