Ambiente

Si colora di rosso l'acqua
del bodrio di Motta Baluffi

Si colora di rosso l’acqua del leggendario (in tutti i sensi) Bodrio della Motta. In questi primi giorni del 2026, nel caratteristico ed antico specchio d’acqua che sorge a due passi dal paese del Casalasco non appena si supera l’argina maestro e ci si immerge nella golena, ecco che la superficie ha assunto questa particolare colorazione che, ai più, ha fatto sorgere curiosità, domande e interrogativi. Qualcosa di soprannaturale? Un presagio d’inizio anno? Un misterioso segno che vuole annunciare qualcosa di particolare? Oppure l’opera di incivili che hanno scaricato rifiuti o sostanze inquinanti? O la bravata di qualcuno che voleva fare una furbata? Niente di tutto questo, né l’azione dell’uomo né un presagio o altro. Ancora una volta la spiegazione la dà direttamente Madre Natura.

Infatti, come spiegato anche da diversi esperti e naturalisti che sono stati interpellati, si tratta dell’azione di microalghe che, con i loro pigmenti, colorano l’acqua in questo modo. In ogni caso, ancora una volta, un richiamo in più per scoprire le singolarità, le meraviglie, i segreti ed il fascino della terre del Grande fiume, dei suoi angoli e delle sue golene. Oltretutto, in questo caso, in un bodrio che è già, di suo, leggendario. Localmente si dice infatti che un tempo una carrozza trainata dai cavalli, proveniente dal porto sul Po, transitasse nei pressi del Bodrio e, per un motivo sconosciuto, l’intera carrozza, i cavalli e gli occupanti finirono nell’acqua che li inghiottì e di loro, nonostante le ricerche, non rimase alcuna traccia. Corrisponde invece al vero un fatto insolito accaduto nell’immediato dopoguerra durante una fredda giornata d’inverno (come quelle di questo periodo) quando alcuni bambini, come al solito, usarono il bodrio come pista di pattinaggio sul ghiaccio. Uno di loro si avvicinò al troppo al centro, dove il ghiaccio era più sottile, e vi finì dentro.

Fu subito ripescato e, per riscaldarlo, fu portato nel panificio del paese ed infilato nel forno utilizzato per cuocere il pane che, a quella ora, era spento ma era ancora tiepido. Attingendo direttamente alle fonti storiche, non si conosce l’anno esatto di formazione del bodrio della Motta, meglio conosciuto localmente come “al Boodri dla Mòta”, ma le mappe catastati permettono di stimare la sua origine tra il 1723 ed il 1869. Il meccanismo che origina i bodri è dato dall’erosione fluviale, di tipo meccanico, dovuta al moto turbolento dell’acqua e alla formazione dei vortici e può riguardare sia il fondo dell’alveo che le sponde. Si ritiene che la maggioranza dei bodri abbia avuto origine da una rotta fluviale che si verifica quando l’acqua supera l’argine in un punto di minor resistenza. La loro distribuzione individua l’area di influenza storica del Po ed è testimonianza chiara dei grandi mutamenti del suo corso.

Molti dei bodri che si incontrano lungo le golene dell’una e dell’altra sponda si sono formati in seguito a grandi piene del Po nel corso delle quali l’acqua ha sfondato o scavalcato gli argini e, col suo moto vorticoso, ha trapanato il piano di campagna originando queste fosse. Quando le acque poi si ritirano lasciano queste pozze di acqua stagnante (alimentate poi da falda), isolate dal fiume, che col tempo diventano sede di comunità biologiche. Sono luoghi del tutto preziosi e, per questa ragione, meritano di essere conosciuti e conservati nel tempo.

Eremita del Po, Paolo Panni

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