Il Tar di Brescia conferma la linea
del Comune su Palazzo Fabi
Palazzo Fabi: il Tar di Brescia, con la sentenza numero 54 del 2026, ha rigettato il ricorso principale e tutti i motivi aggiunti proposti dal privato, sulla base di un’articolata motivazione, ribadendo la correttezza e la legittimità dell’operato dell’Amministrazione comunale e la validità del vincolo apposto sull’immobile dal Ministero dei Beni Culturali.
Contestualmente, il Tar ha condannato la controparte dell’Ente al rimborso delle spese di lite, liquidate per un importo di 8mila euro, oltre al rimborso delle spese generali. Questo il contenuto del documento con cui il Tar di Brescia ha riconosciuto le argomentazioni addotte, nel contesto di un lungo contenzioso, dall’Ente. Il primo cittadino, Nicola Cavatorta, ha espresso il proprio ringraziamento nei confronti dell’avvocato Arrigo Gianoglio, il legale che ha rappresentato il Comune nella causa in oggetto.
Questo l’ultimo atto di una vicenda – quella relativa alla precarietà statica dell’immobile, posto di fronte al MuVi – oggetto di una controversia tra la proprietà dello stesso e l’Amministrazione, con il coinvolgimento, in seconda battuta, della Soprintendenza. Con la sentenza, come detto, è stato rigettato il ricorso principale e le motivazioni portate in dote dal privato. Nel pregresso della vicenda, il sopralluogo dei Vigili del Fuoco del 2024 aveva evidenziato le criticità, dal punto di vista strutturale, dell’immobile.
In seguito, l’Ente, tramite apposita ordinanza, impose alla proprietà opere per il mantenimento statico dell’edificio, opzione che non venne considerata, in quanto la controparte del Comune presentò invece una Scia per procedere alla demolizione, adducendo, tra le proprie motivazioni, le condizioni troppo compromesse dello stabile che, di fatto, avrebbero vanificato ogni intervento di consolidamento.
Da qui partì un braccio di ferro tra le parti che vide i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato della proprietà, per far valere le proprie argomentazioni rispetto a quelle del Comune e della Soprintendenza, contrari all’abbattimento, scenario che è stato sempre avallato dalla controparte dell’Ente. La proprietà ha sempre sostenuto, nel corso del contenzioso, che lo stato di degrado dell’edificio rendesse inevitabile la demolizione integrale.
L.C.