Don Marco, "ora sulla cima più alta: è stato un novello don Bosco"
Un ultimo viaggio, un ultimo saluto, ma un arrivederci e non un addio. Perché, come don Marco aveva insegnato, come è stato riportato nel manifesto funebre e come qualcuno ha intonato a fine messa sul sagrato: «via la pioggia, viene il sereno».
Un comprensorio intero per don Marco Tizzi: il sacerdote di Sabbioneta, scomparso lunedì all’età di 78 anni, era stato vicario a Viadana e Casalmaggiore e poi parroco tra Belforte (per 30 anni, dunque una seconda casa), Gazzuolo e Commessaggio. Più comprensoriale di don Marco, insomma, non era possibile.
Ma c’è molto di più di un legame territoriale. C’è un legame temporale che, anzi, trascende il tempo: quello dei ragazzi della baita Don Bosco, dei camp estivi, dell’amore per la montagna e per l’oratorio, dell’ACR e dei Grest. Il prete dei giovani, il prete tra i giovani. Così lo ha ricordato il vescovo, monsignor Antonio Napolioni, durante le esequie nella chiesa di Belforte, sua ultima parrocchia.
«Ci ha salutati a pochi giorni dalla ricorrenza di San Giovanni Bosco – ha ricordato il vescovo di Cremona – proprio lui che della componente educativa dell’oratorio aveva fatto una linea guida della sua missione. Don Marco ha saputo cogliere in ogni giovane capacità e potenzialità: ha saputo ascoltare e guidare in libertà, coinvolgendoli. È una dote che da tutti oggi gli viene riconosciuta. La sua è stata anche una promessa, la stessa promessa che Dio fa a tutti noi: ci sarà una montagna più alta, dove tutti ci ritroveremo».
«Don Marco peraltro – ha spiegato sempre monsignor Napolioni – ha sperimentato l’esperienza della malattia, un’esperienza difficile che toglie la capacità di espressione anche ad una mente come la sua così brillante e improntata al dialogo: ma pure in questo è stato volto di Cristo».
Ha concelebrato anche il vescovo emerito di Cremona, monsignor Dante Lafranconi, colui che gli affidò anche le parrocchie di Gazzuolo e Commessaggio, così come sindaci e amministratori dei comuni toccati dalla predicazione di don Tizzi. Una messa animata anche dal Coro d’Incanto, che ha intonato soprattutto canti alpini. Già, la montagna, la grande passione mai nascosta di don Marco.
E non a caso a Belforte – parrocchia nella quale iniziò a esercitare il “mestiere” del parroco (nominato nel 1994 dall’allora vescovo Giulio Nicolini) e dalla quale don Marco non volle mai allontanarsi, nonostante un paio di proposte arrivate tra il 2003 e il 2012 – hanno partecipato alla messa anche le guide alpine Giampaolo e Davide Depaoli, dal Primiero, da sempre amici di don Marco e che lo avevano accompagnato in diverse scalate.
«Ci hai insegnato che da lassù si contempla meglio il Creato – è stato ricordato dopo l’omelia – e che quando si è in cordata bisogna aiutarsi, perché da soli non si arriva da nessuna parte. E ci hai insegnato il valore della fatica, col sorriso».
Un ultimo viaggio, un ultimo saluto, ma un arrivederci e non un addio. Perché, come don Marco aveva insegnato, come è stato riportato nel manifesto funebre e come qualcuno ha intonato a fine messa sul sagrato: «via la pioggia, viene il sereno».