Paolo Bocchi va in pensione: "Ho realizzato i sogni miei (e anche del nonno)"
Il futuro del negozio è comunque assicurato. «Guareschi Abbigliamento continuerà ed è in buone mani: proseguirà la mia commessa Samantha Simonazzi, che lavora qui da 20 anni. Le è stato trasmesso un metodo di lavoro e conosce perfettamente la filosofia del nostro negozio»
Leggi anche:
Paolo Bocchi allo scoccare della mezzanotte del 31 gennaio è andato in pensione. Guareschi Abbigliamento, storica attività di piazza Garibaldi, continuerà la propria attività, ma per Casalmaggiore si tratta comunque di una svolta dal forte valore simbolico.
«Ho ereditato questo negozio da mio nonno Ciro e fin da subito ho sentito tutta la responsabilità che questo comportava», racconta Bocchi. «Quando sono entrato ero molto giovane, ma ho potuto contare sulla collaborazione e sui consigli preziosi dei commessi che lavoravano qui da tanti anni».
Con il tempo, passo dopo passo, Bocchi ha imparato il mestiere fino a diventare un vero professionista. «Il mio obiettivo è sempre stato quello di mantenere il negozio aggiornato. In tanti anni sono cambiati i costumi, ed è cambiata anche la nostra proposta».
Un punto fermo, però, non è mai venuto meno: la qualità. «Il nostro pallino è sempre stato offrire prodotti di qualità a un prezzo giusto ed equilibrato». Un impegno che ha accompagnato l’attività fino a un traguardo importante: «L’obiettivo era arrivare a 100 anni e ci siamo riusciti nel 2025. Ora credo di potermi concedere la pensione».
Il futuro del negozio è comunque assicurato. «Guareschi Abbigliamento continuerà ed è in buone mani: proseguirà la mia commessa Samantha Simonazzi, che lavora qui da 20 anni. Le è stato trasmesso un metodo di lavoro e conosce perfettamente la filosofia del nostro negozio».
Nel corso degli anni Bocchi è stato anche in prima linea nel tentativo di ravvivare il centro cittadino, organizzando eventi, avanzando proposte per il mercato settimanale e schierandosi sempre a fianco dei negozi di vicinato. «Le amministrazioni comunali dovrebbero prendere atto che questo non è solo un problema del commercio, ma riguarda la vita stessa del paese: più negozi chiudono, più il paese si spegne. Servirebbero assessori al commercio preparati e competenti, capaci di dare una mano concreta ai commercianti».
Allo stesso tempo, però, anche gli esercenti devono fare la loro parte. «Un aspetto oggi fondamentale è la comunicazione: viviamo in un’epoca digitale e una presenza costante sui social è ormai indispensabile, dunque tutti devono sapersi dare una mano, per così dire. Noi da anni abbiamo portato avanti una parte di vendita “in presenza” e un’altra on line, sapendo che, rispetto ai centri commerciali, noi botteghe possiamo puntare su un rapporto diretto col cliente: tanti ragazzi negli anni hanno comprato, per esempio, l’abito da sposo qui da noi e sono rimasti affezionati, tornando da noi».