Cronaca

Ponte Calvatone, ritardo di (almeno) 4 mesi. Ristori? Li darà la Provincia

La causa è legata alla presentazione delle linee guida da parte del Ministero, finalmente depositate, che riguardano nello specifico i ponti Bailey, soluzione tecnica individuata per il ripristino del collegamento

Nella foto un momento dell'assemblea (foto Osti)
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A un anno di distanza dal precedente incontro pubblico, la Provincia di Cremona è tornata a confrontarsi con la cittadinanza di Calvatone per fare il punto sulla situazione del ponte che collega il paese ad Acquanegra sul Chiese, in territorio mantovano. Un’infrastruttura strategica non solo per la viabilità locale, ma anche per i collegamenti economici e sociali tra le due province.

All’incontro erano presenti i tecnici dell’ente cremonese, oltre ovviamente ai sindaci dei due comuni Valeria Patelli e Monica De Pieri e a diversi esponenti politici provinciali delle due province a vari livelli. Un tavolo congiunto necessario per affrontare una situazione che, rispetto a dodici mesi fa, presenta luci e ombre.

Ad aprire l’assemblea è stato il presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, che ha annunciato un aggiornamento importante: il cronoprogramma dei lavori dovrebbe registrare un ritardo di quattro mesi. Si tratta di una stima, in realtà, dunque senza una certezza assoluta. La causa è legata alla presentazione delle linee guida da parte del Ministero, finalmente depositate a inizio 2026 (ma si aspettavano prima), che riguardano nello specifico i ponti Bailey, soluzione tecnica individuata per il ripristino del collegamento. Il cantiere, che avrebbe dovuto prendere avvio a febbraio, subirà quindi uno slittamento. Se il ritardo resterà contenuto nei quattro mesi previsti, la conclusione dell’intervento è ora stimata per la fine del 2026. Il calcolo dei quattro mesi è dovuto appunto al ritardo accumulato nel depositare le linee guida a Roma.

Non solo criticità, però. Tra le notizie positive, l’impegno diretto della Provincia di Cremona sul fronte dei ristori alle attività economiche penalizzate dalla chiusura del ponte. «Dove non arriva la Regione, arriva la Provincia», è stato in sostanza il messaggio lanciato dall’amministrazione Mariani, che ha stanziato risorse proprie per sostenere le imprese che hanno registrato perdite significative. Resta da capire se anche Mantova seguirà lo stesso percorso, intervenendo a sostegno delle realtà del proprio territorio.

Per ridurre al minimo i tempi e recuperare il terreno perduto, la Provincia si è inoltre detta disponibile ad assumersi alcune competenze che spetterebbero all’Esercito, chiamato a realizzare materialmente il ponte Bailey. In particolare, l’ente cremonese si è offerto di occuparsi dell’analisi dei materiali, con l’obiettivo di snellire le procedure e comprimere le tempistiche burocratiche.

Non sono mancate le schermaglie, alla presenza anche di esponenti di diverse correnti politiche e in chiosa Marco Carra, consigliere mantovano regionale in quota PD, ha sottolineato la differenza tra maggioranza e opposizione. «Non possiamo mettere tutto insieme nello stesso calderone, perché le responsabilità sono ben diverse: il bilancio lo fa chi governa, non ci fa opposizione. E noi abbiamo richiesto quei ristori ogni volta che abbiamo potuto. A dire di no è stata la maggioranza, che come tale decide».

L’incontro si è concluso con l’impegno a mantenere un dialogo costante con la popolazione. Un confronto necessario, in un territorio che da mesi attende una soluzione definitiva per un’infrastruttura considerata vitale per la quotidianità di cittadini e imprese.

 

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