La conoscenza rende liberi: l’Associazione ex Deportati incontra gli studenti
A Crema e Cremona un incontro sulla storia del KZ di Flossenbürg per preparare gli studenti al viaggio della Memoria 2026
La Sala Alessandrini di Crema e l’aula magna dell’IIS Torriani di Cremona con in collegamento streaming, Casalmaggiore, hanno ospitato un incontro dei rappresentanti di Aned di Milano, Associazione Nazionale ex Deportati, per una lezione che è stata insieme testimonianza e responsabilità civile.
A parlare è stata Carmen Meloni, vicepresidente di ANED Milano e familiare di un deportato nel lager di Flossenbürg morto nel sottocampo di Eschbrook uno dei 96 sottocampi, e Walter Gibillini, figlio di un deportato politico sopravvissuto. La mattinata è stata come sempre introdotta da Ilde Bottoli coordinatrice del Progetto Memoria che ha ringraziato le autorità presenti e Tiziano Zanisi, presidente A.N.D.A sezione di Cremona. In prima fila il presidente del Consiglio Comunale di Cremona, Luciano Pizzetti, l’Assessore Roberta Mozzi, Graziella Locci, consigliere provinciale.
L’incontro aveva l’obiettivo di contribuire alla preparazione dei ragazzi in vista del viaggio a Norimberga e Flossenbürg dedicato alla Memoria. “Flossenbürg è un campo di concentramento che non è conosciuto così come quelli di Auschwitz e Birkenau perché purtroppo la conoscenza, non solo dei ragazzi ma anche delle persone, è molto omogeneizzata sul discorso della deportazione ebraica della Shoah e del genocidio. Noi invece oggi siamo qui a rappresentare un’altra categoria di deportati, i triangoli rossi, coloro che si sono opposti a quella che poi dall’otto di settembre sarà conosciuta come la pagina più buia e più atroce che gli italiani andranno poi ad affrontare. Da lì poi sono cominciate le deportazioni dei civili”.
Al centro, la trasmissione della Memoria alle nuove generazioni. “La conoscenza per i ragazzi è molto importante perché loro sono lontani ottant’anni da questa realtà. Pochi hanno ancora i nonni che possono raccontare loro determinate situazioni e ogni decennio si porta via un pezzo di memoria”.
Poi una riflessione sul significato stesso della conoscenza. “Se su quasi tutti i campi di concentramento c’era questa scritta Arbeit macht frei che suonava in maniera beffarda io sostengo che invece Wissen macht frei è la conoscenza che rende liberi e questo è anche il motivo per cui oggi siamo qua”.
Accanto a lei Walter Gibillini, figlio di un deportato politico sopravvissuto. “Sono figlio di Venanzio che è stato un ex deportato politico, triangolo rosso nei campi di Bolzano Flossenbürg e Dachau. Il mio papà è tornato a casa, non ne ha parlato per vent’anni, dopo ha ricominciato a parlarne. E’ vissuto fino a 94 anni”.
Un impegno condiviso nelle scuole. “Con lui abbiamo girato un sacco di scuole abbiamo conosciuto e parlato con tanti studenti, anche stamattina a Crema erano molto interessati a quello che abbiamo raccontato. Mi sono accorto che i ragazzi sono molto interessati e in tutte le scuole che ho girato ho sempre avuto lo stesso risultato e un buon riscontro”.