Calvatone, ponte ko e tempi incerti. La rabbia di Bardella: "Così fanno morire il paese"
Alla sua domanda specifica sui tempi di realizzazione del nuovo ponte Bailey tra Calvatone e Acquanegra sul Chiese, nessuno ha saputo rispondere. Una certezza, infatti, sui tempi non c’è
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Ha abbandonato la seduta di lunedì, visibilmente arrabbiato, dicendo di sentirsi preso in giro. Questo perché, alla sua domanda specifica sui tempi di realizzazione del nuovo ponte Bailey tra Calvatone e Acquanegra sul Chiese, nessuno ha saputo rispondere. Una certezza, infatti, sui tempi non c’è. E secondo Maurizio Bardella, titolare della pasticceria “Dolce Follia” di Calvatone, il paese sta morendo.
«Non sono solo cinque attività che hanno chiuso», afferma Bardella. «C’è anche il problema sanitario: le ambulanze arrivano con tempi più lunghi a causa della chiusura dell’infrastruttura, che va avanti ormai dal giugno 2023».
Il commerciante non nasconde l’amarezza: «Per carità, ringrazio la Provincia per la volontà di prevedere dei ristori. Ma solitamente i ristori sono statali e si basano sui bilanci. Se si conosce il funzionamento dei bilanci, con gli studi di settore Isa e controlli ben precisi, è chiaro che chi non si adegua va incontro a verifiche».
Poi l’affondo nei confronti delle istituzioni: «Regione Lombardia ha stanziato 63 milioni di euro per i negozi di vicinato. Ma per cosa? Per poi chiudere i ponti? Si danno riconoscimenti ai locali storici, ma poi non li si sostiene con ristori adeguati. Si chiudono i ponti e non si aiuta chi lavora».
Bardella punta il dito anche contro la politica nazionale: «Quello che non capisco è perché persone così importanti a livello politico non abbiano la capacità, o la volontà, di andare davvero a Roma a battere i pugni sul tavolo».
Infine, l’attenzione si sposta altrove: «Il problema non riguarda solo i negozi, ma anche le famiglie. Allungare la strada significa aumentare costi e tempi, e il tempo viene sottratto alla vita quotidiana. È inutile che i sindaci si impegnino, ad esempio, sulle scuole montessoriane – e tanto di cappello, visto che arriva gente perfino da Asola – se poi, a un certo punto, le persone si stancheranno di dover fare tutto il giro ogni giorno e non verranno più».