Cronaca

Odessa, quarto anniversario: anche il viadanese Bergamaschi alla manifestazione

In tanti si sono ritrovati proprio a Odessa per ribadire la necessità di una soluzione che metta fine al conflitto

Un momento della manifestazione
Fill-1

Uno dei luoghi simbolo dell’Ucraina e della cinematografia mondiale è la celebre scalinata dove Sergej Ejzenštejn girò la scena cult del film La corazzata Potëmkin. Siamo a Odessa, la “perla del Mar Nero”: proprio sul mare, di fatto, si può dire che l’Ucraina abbia vinto la sua battaglia strategica, mentre altrove il conflitto incombe.

Eppure non c’è spazio per celebrazioni. Nel quarto anniversario della guerra, nella città ucraina si è levata soprattutto una richiesta di pace. In tanti si sono ritrovati proprio a Odessa per ribadire la necessità di una soluzione che metta fine al conflitto. Tra loro anche il viadanese Paolo Bergamaschi, esponente del Movimento Europeo Azione Non Violenza, che ha raccontato in diretta la sua esperienza.

«Molti Paesi vivono la questione ucraina come una questione esistenziale, vitale per il proprio futuro», spiega Bergamaschi. «Basta pensare alla Polonia, ai Paesi baltici, ai Paesi scandinavi: sono tutti in prima linea nel sostegno alla resistenza ucraina perché sanno bene che, se dovesse cadere l’Ucraina, verrebbero meno anche le difese di buona parte dell’Europa».

Alle sue spalle, durante il collegamento, si vede un monumento protetto da strutture di contenimento. «Hanno imbottito e ingabbiato i monumenti per metterli al riparo dai colpi dei droni russi», racconta. «C’è anche il tentativo di cancellare l’identità ucraina attraverso la distruzione dei simboli e dei monumenti».

Odessa è lontana dal fronte, ma non del tutto al sicuro. «Fin dall’inizio i russi hanno cercato di bloccare il porto di Odessa, che rappresenta la principale via di uscita dei prodotti agricoli ucraini, in particolare le granaglie e il frumento destinati all’Europa e a molti altri Paesi del mondo. L’obiettivo era strozzare l’economia ucraina. Non ci sono riusciti: il porto continua a funzionare, anche se non a pieno regime, opera attorno al 65 per cento».

La manifestazione si è aperta con la banda della Marina militare ucraina di Odessa, che ha eseguito l’inno nazionale, l’“Inno alla Gioia” – a sottolineare l’appartenenza europea dell’Ucraina – e anche “’O Sole Mio”. Un brano che, ricorda Bergamaschi, fu composto proprio a Odessa: un dettaglio che crea un ideale ponte culturale con l’Italia, nel segno della musica e della pace.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...