Iran, Onda Queer: “No alla guerra e all’imperialismo, solidarietà al popolo iraniano"
Il Collettivo Onda Queer di Casalmaggiore esprime solidarietà al popolo iraniano, "vittima del regime teocratico e dall’imperialismo occidentale"
Il Collettivo Onda Queer esprime solidarietà al popolo iraniano e ferma condanna per l’attacco militare a Teheran da parte degli Stati Uniti e Israele. La guerra non è mai la soluzione ma l’inizio di una nuova forma di dominio, la democrazia non si esporta con le armi, come ci insegna la storia, anche quella recente di Afghanistan, Iraq e Siria.
A pochi giorni dalla nascita del “Board of peace”, la prima azione concreta è stata bombardare uno Stato sovrano, quello che i media mainstream hanno chiamato intervento “preventivo”. Per noi è inaccettabile considerare prevenzione un’azione unilaterale che ancora una volta viola il diritto internazionale, diventato ormai carta straccia per la maggior parte dei governi, ad eccezione, in Europa, di quello spagnolo guidato dal socialista Sanchez.
In questa situazione drammatica l’inadeguatezza del governo italiano e della commissione europea è sempre più palese, aggravata dalla scelta di investire in spesa militare e sedersi ad un “tavolo di pace” che somiglia molto più a un banchetto dove si spartiscono interessi economici e aree di influenza politica.
Durante i primi bombardamenti in Iran è stata colpita una scuola dell’infanzia e sono morte decine di bambine, come stanno morendo altre centinaia di civili innocenti. I media mainstream ci raccontano che gli attacchi sono mirati a colpire obiettivi militari, e in questo caso di abbattere i leader della Repubblica islamica dell’Iran, per liberarne il popolo. Una narrazione falsa che si fa complice, smentita dai fatti riportati da coraggiosi giornalisti indipendenti testimoni di uno scenario differente, in cui la popolazione civile ora è doppiamente colpita.
La Repubblica islamica dell’Iran era ed è un regime sanguinario, che condanniamo da sempre senza se e senza ma perché miete vittime tra oppositori politici, donne, persone lgbti+ e altre minoranze. Per questa ragione siamo state e continuiamo ad essere a fianco del movimento Donna Vita Libertà e di tutta la popolazione civile che resiste, ha il diritto di autodeterminarsi, non di essere colonizzata.
Da qui non possiamo fermare certamente una guerra ma abbiamo il dovere di continuare a denunciare, chiedendo al governo di non finanziarla, non accettarla come inevitabile e opporci ad ogni forma di imperialismo, in spregio al primato del diritto internazionale, manifestando il nostro dissenso. Il nostro Paese, in base all’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra, eppure, ancora una volta, sceglie di stare dalla parte sbagliata della storia, in posizione di sudditanza rispetto ai governi guerrafondai guidati da Trump e Netanyahu.
L’escalation è reale e riguarda tutte e tutti, in un mondo globalizzato dove a pagarne le spese saranno, come sempre, i civili e le classi subalterne impoverite dal perpetuarsi dell’economia di guerra che non siamo più disposti a subire.