Il nido di Quattrocase ora ricorderà per sempre Sara Monticelli
"Ventiquattro anni fa ha avuto un’idea, un sogno che è riuscita fortunatamente a mettere in pratica: quello di formare le nuove generazioni. Credeva molto nel dare un certo tipo di educazione" ha ricordato il marito di Sara.
Il Micronido di Quattrocase, gestito da AFM Casalmaggiore, porterà per sempre il segno – e il nome – di Sara Monticelli, che ha guidato la società Le Tate ed è scomparsa in seguito a una malattia alla fine del 2025. Sara, originaria di Colorno, era la coordinatrice pedagogica della struttura ed è stata ricordata con una breve ma commossa cerimonia.
«Oggi siamo qui – ha detto Fabiola Concari, consigliera di AFM, l’azienda che gestisce il nido – per apporre una targhetta commemorativa a nome di Sara Monticelli, perché è stata ovviamente un pilastro per il Nido delle Tate e da parte nostra voleva essere davvero un ringraziamento».
«È stato un onore lavorare con Sara – ha spiegato Ramona Balocchi delle Tate Srl – perché ci ha insegnato tanto. Lei amava questo lavoro e ha vissuto per questo lavoro: è stata la nostra coordinatrice, la nostra formatrice e penso che abbia dato un valore molto importante a questo territorio».
«Mia moglie – ha rivelato il marito Michele Balocchi, oggi amministratore delegato della Srl fondata da Sara – viveva per il suo lavoro, viveva per tutti i suoi bambini. Ventiquattro anni fa ha avuto un’idea, un sogno che è riuscita fortunatamente a mettere in pratica: quello di formare le nuove generazioni. Credeva molto nel dare un certo tipo di educazione».
Michele ha poi letto un pensiero che Sara aveva appeso nel suo ufficio, una frase del pedagogista Janusz Korczak che rappresentava la filosofia del suo lavoro: «È faticoso frequentare i bambini, avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più ci stanca, è piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti, tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi… per non ferirli». Questa era la filosofia che Sara aveva nel suo lavoro.