Casalmaggiore, in arrivo nuovo parco fotovoltaico a terra: sarà il settimo
L’intervento riguarda solo pochi metri di territorio comunale: il cavidotto attraverserà infatti circa 2,5 metri di terreno nel territorio di Casalmaggiore per consentire l’allaccio a una cabina dell’elettrodotto
Il Consiglio comunale di Casalmaggiore ha approvato con i voti della maggioranza la concessione necessaria alla società Renantis Solutions Srl per il passaggio di un cavidotto destinato a collegare un nuovo parco fotovoltaico alla rete elettrica.
L’intervento riguarda solo pochi metri di territorio comunale: il cavidotto attraverserà infatti circa 2,5 metri di terreno nel territorio di Casalmaggiore per consentire l’allaccio a una cabina dell’elettrodotto. La decisione ha acceso il dibattito politico in aula, soprattutto per il tema più ampio dell’utilizzo di terreni agricoli per impianti fotovoltaici a terra.
L’intervento e l’iter autorizzativo
Il progetto del parco fotovoltaico ha già ottenuto il permesso dalla Regione, mentre la società ha successivamente richiesto a Provincia e Comune l’autorizzazione per il passaggio del cavidotto necessario al collegamento con la rete.
Secondo quanto spiegato dall’assessore Leoni, l’iter autorizzativo per l’impianto è iniziato nel marzo 2024 e riguarda un impianto fotovoltaico a terra con potenza superiore ai 4 megawatt, realizzato su un’area agricola.
Proprio durante l’iter, però, è entrata in vigore una nuova normativa regionale che limita la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli, favorendo invece soluzioni come l’agrivoltaico o gli impianti sopraelevati.
I dubbi dell’opposizione
Il consigliere Toscani ha espresso diverse perplessità sull’operazione.
Tra i punti sollevati se il progetto abbia richiesto una variante urbanistica dopo l’introduzione della nuova normativa; se l’occupazione del terreno sia permanente o limitata alla durata dell’impianto; come sia stato calcolato il canone di 800 euro annui previsto per il passaggio del cavidotto; perché l’intervento venga considerato di pubblica utilità.
Toscani ha inoltre criticato la scelta di utilizzare terreni agricoli per questo tipo di impianti: secondo lui, la nuova normativa che privilegia impianti sopraelevati va proprio nella direzione di tutelare il suolo agricolo.
Le compensazioni e le nuove regole
L’assessore Leoni ha chiarito che la normativa vigente al momento dell’avvio della pratica non prevedeva compensazioni economiche obbligatorie per impianti oltre il megawatt.
Nonostante ciò, ha spiegato, il Comune ha comunque avviato un confronto con l’azienda ottenendo 50 mila euro di compensazioni, che saranno investiti in progetti ambientali.
Leoni ha ricordato anche che a Casalmaggiore sono sette le pratiche per impianti fotovoltaici di questo tipo aperte dal 2022.
Inoltre la normativa del 2024 stabilisce le modalità di installazione ma non definiva ancora i parametri delle compensazioni; una norma successiva ha ridotto la distanza minima da 500 a 350 metri dalle aree produttive e ha introdotto un range minimo e massimo di contributi da versare ai comuni in base alla potenza degli impianti; è stato introdotto anche l’obbligo di fideiussione per garantire lo smaltimento dell’impianto e il ripristino dei terreni a fine vita.
La produzione di energia da fonti rinnovabili, ha ricordato l’assessore, viene inoltre considerata opera di interesse pubblico.
Il confronto in aula
Molto critica la consigliere Annamaria Piccinelli, che ha annunciato voto contrario.
Secondo lei, se l’opera è davvero di pubblica utilità «non si capisce perché il Consiglio debba votarla». Piccinelli ha sostenuto che sarebbe stato più opportuno chiedere alla società di destinare parte dell’energia prodotta alla Comunità energetica rinnovabile (CER) del territorio.
Il consigliere ha inoltre criticato l’impatto paesaggistico e agricolo dell’intervento: il campo fotovoltaico avrebbe infatti un fronte di circa 700 metri su terreno agricolo.
«La legge del 2025 non sarà retroattiva — ha affermato — ma stiamo comunque dando l’ok a qualcosa che presto non sarebbe più consentito».
Tra convinzione politica e vincoli amministrativi
Nel dibattito è intervenuto anche il presidente del consiglio Pierfrancesco Ruberti, che pur dichiarandosi personalmente contrario ai campi fotovoltaici su terreno agricolo ha votato a favore per ragioni amministrative.
Secondo Ruberti, senza l’autorizzazione al passaggio del cavidotto si sarebbe creato un fondo intercluso, con il rischio di un ricorso al Tar che il Comune avrebbe probabilmente perso.
Di posizione diversa il sindaco Filippo Bongiovanni, che ha sottolineato la necessità di sviluppare le energie rinnovabili. In assenza di altre fonti sfruttabili localmente, come l’eolico, il fotovoltaico rappresenta — a suo avviso — una delle strade principali per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.
Piccinelli ha ribadito però la sua contrarietà: «Non è una questione di fare o non fare le rinnovabili. Il punto è farle con buon senso. Ci sono ettari di tetti vuoti, ma invece andiamo a occupare terreni agricoli. Questa è follia».
Alla fine il provvedimento è stato comunque approvato dalla maggioranza, consentendo alla società di procedere con il passaggio del cavidotto necessario al collegamento dell’impianto fotovoltaico alla rete elettrica.