Cultura e spettacoli

"Ma noi no", storico inno dei Nomadi, scambiato per invito al voto: gli haters si scatenano

“C’è poca volontà di capire e di confrontarsi, e prevale invece una reazione aggressiva. Basterebbero due minuti in più per rendersi conto che le differenze possono essere colmate o, comunque, rispettate”

Un concerto della band "Ma noi no"
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Un concerto a Brescello, vicino a Viadana, per una band reggiana il cui frontman, Paolo Montanari, è molto conosciuto anche nel comprensorio Oglio Po. Nel corso degli anni ha infatti tenuto diversi concerti ed eventi anche a Sabbioneta ed è una delle voci di Radio RC29, con sede a Viadana.

Tutto nasce da una locandina che riporta il nome della band e che viene scambiata, da alcuni, per un messaggio elettorale. Da lì, il passo verso le critiche sui social è breve, lasciando spazio agli “odiatori” e a una reazione che oscilla tra il grottesco e il preoccupante.

“Il nostro nome, Ma noi no – spiega Montanari – compare sui manifesti dei concerti da 23 anni. È ancora più datata la canzone da cui deriva: abbiamo mutuato il titolo da un brano dei Nomadi del 1991. Insomma, è qualcosa che ci appartiene da sempre e che identifica chiaramente la band. Tuttavia, essendo a ridosso del referendum, alcuni utenti – e non pochi – ci hanno insultati e attaccati sui social, accusandoci di utilizzare la musica per fare politica”.

Montanari chiarisce: “Al di là del fatto che la musica possa anche veicolare messaggi o trattare temi di attualità, in questo caso non c’è alcuna volontà, da parte nostra, di fare propaganda o pubblicità referendaria rispetto ai quesiti di questi giorni”.

Un episodio che va oltre il caso specifico della band Ma noi no e che riflette un fenomeno più ampio. “Gli insulti sui social sono ormai quasi all’ordine del giorno – prosegue – e situazioni simili capitano spesso. Non è solo una questione personale: preoccupa il fatto che molte persone non contestualizzino. Scatta un livore immediato, che viene sfogato online come se fosse una terra di nessuno”.

Secondo Montanari, servirebbero maggiore attenzione ed educazione al dialogo: “C’è poca volontà di capire e di confrontarsi, e prevale invece una reazione aggressiva. Basterebbero due minuti in più per rendersi conto che le differenze possono essere colmate o, comunque, rispettate”.

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